Profili colore for dummies

2 mesi fa  •  Di  •  0 Commenti

Scopriamo come ottenere risultati affidabili in stampa chiarendo una volta per tutte questo termine esoterico: "profilo colore". Vi sarà sicuramente apparso in qualche avviso se mai avete creato qualche pdf da mandare in stampa con uno dei tanti servizi on line disponibili.


Eccoci pronti per mandare il nostro lavoro in stampa, magari usando una risorsa on line come Pixartprinting o Flyeralarm. Questi servizi hanno effettivamente portato al grande pubblico il mondo della stampa. Offrono un buon risparmio ma costringono a un minimo di istruzione e a qualche patema d’animo. 

Superiamo però gli ostacoli e proseguiamo eroicamente nel nostro ordine nonostante da lì in avanti iniziamo a muoverci con un leggero senso di smarrimento… Avrò fatto tutto giusto o mi verrà recapitato un qualche mostro al posto della mia elegantissima presentazione aziendale?

Quando andiamo in stampa vorremmo infatti che i risultati rispecchiassero quanto stiamo vedendo sullo schermo. Questo non sempre è facile da ottenere specie se non abbiamo un tipografo o un grafico esperto che ci dà dei consigli. Vediamo perciò come porvi rimedio.

Uno dei termini tecnici che senza ritegno ci vengono sbattuti in faccia come fossimo tutti degli esperti è: “profilo colore” e quando lo incontriamo inizia a serpeggiare in noi un leggero smarrimento. “I tuoi file devono essere convertiti nel profilo colore Coated Fogra 39”. Eh?!

Proviamo a chiarire almeno questa fetta di tecnologia. Così, tanto per avere qualche incubo in meno mentre aspettiamo il materiale stampato dal corriere.

Il primo problema

Si può stampare solo un limitato insieme di colori

Pur nelle infinite gradazioni, le macchine da stampa hanno dei limiti oltre i quali non possono spingersi. Per esempio certi tipi di rosso o di blu, i più intensi, che vediamo in natura o riprodotti su un monitor non possono essere stampati.

Non tutti i colori che vediamo nella realtà o sul nostro schermo possono essere stampati. Questo è un fatto inevitabile.

Non solo, ma questo insieme limitato di colori varia a seconda del dispositivo, della carta usata, della tecnica di stampa usata, del tipo di inchiostro. Ne consegue che, ci piaccia o meno, i colori devono forzatamente essere fatti rientrare nella gamma disponibile da quella stampante. Tecnicamente questo insieme si chiama “gamut”.

È possibile che ti sia scontrato con questo problema quando hai tentato di stampare un blu vivace, il cosiddetto “blu elettrico” o un verde molto vivace. Sono colori impossibili per una stampante che usa i quattro colori principali, ciano, magenta, giallo e nero (stampa in quadricromia).

Avrete notato come puntualmente il blu elettrico si trasformi in un blu più spento e tendente al viola e il verde, anche, “si spenga” e arrivi ad assomigliare all’erbetta dei campi o quasi. Non c’è verso di renderli più brillanti e puri.

Il secondo problema

Ogni stampante riproduce in modo diverso i medesimi valori numerici dei colori

Ed è normale visto che possono cambiare hardware, carta, inchiostri e  visto che si passa dallo schermo alla carta.

Così, se a due stampanti arrivano le stesse sequenze di colori, supponiamo in cmyk: 5/10/96/6 esse stamperanno due colori (giallo in questo caso) probabilmente diversi tra loro.

Così, un colore con le stesse percentuali di ciano, magenta, giallo e nero, potrebbe essere riprodotto in modi diversi al variare della stampante, della carta e degli inchiostri usati.

Accade quindi che un file in stampa può dare risultati imprevisti. I rossi potrebbero risultare “meno rossi”, i blu… “meno elettrici”. Gli azzurri potrebbero invece risultare “più azzurri” perché, almeno per l’azzurro (ciano) la stampa batte lo schermo. Oppure accade semplicemente che i colori siano diversi.

Accade, a meno che…

La soluzione: il profilo colore

Per controllare al meglio questo passaggio si utilizza, indovinate un po’? Il “profilo colore”. Esso non è altro che un file che confronta i colori riproducibili dal dispositivo in determinate condizioni con una tabella di valori assoluti. Mi dice, in pratica, cosa è capace di fare quel dispositivo coi colori che madre natura mette a disposizione.

Semplificando ancora mi dirà: “il massimo del giallo ottenibile da questa stampante è questo, il massimo blu che riesce a riprodurre è quest’altro” ecc. fornendo le informazioni necessarie per ricondurre “i gialli, i blu ecc.” ai valori più simili corrispondenti del dispositivo.

Questo file viene letto da un software di gestione del colore che trasformerà i colori usati nel file su cui stiamo lavorando (fotografia, catalogo, rivista…) in colori riproducibili dalla stampante di destinazione. Avviene cioè una conversione che modifica i valori numerici dei colori perché rientrino nella gamma del dispositivo e si mantengano il più possibile fedeli all’originale.

Il sistema di gestione del colore utilizza i profili colore per  far rientrare i colori fuori gamma tra quelli riproducibili da quel dispositivo mantenendo la massima fedeltà possibile.

Quando convertite il vostro file per la stampa su carta patinata, Pixartprinting, per esempio, vi dice di convertirlo in cmyk usando il profilo colore Coated FOGRA 39. In questo modo state trasformando i valori numerici dei colori del vostro file per farli rientrare tra quelli disponibili nella stampa cmyk con quelle determinate caratteristiche.

Glie lo dovete dare in pasto preparato in quel modo perché quelli sono i colori che sarà capace di riprodurre senza sorprese. Nell’immagine subito sotto vede quanto sia più piccolo l’insieme dei colori stampabili (CMYK) rispetto a quelli di tutto il Creato (Lab).

Noi non ci facciamo tanto caso perché la nostra mente è capacissima di aggiungere, in un certo senso, il colore che manca e non farci sentire la mancanza. Fino a un certo punto.

Da questa immagine si può capire come i verdi più vivi siano i colori più penalizzati dalla stampa che usa la tecnologia cmyk. L’area principale più grande rappresenta tutti i colori visibili all’occhio umano matematicamente rappresentata nel sistema di valori Lab (sì, ogni colore che vedi ha un terna di tre numeri che lo identifica in un sistema assoluto). L’area CMYK è molto più piccola e rappresenta i colori stampabili dai quattro colori cmyk (Ciano, Magenta, Giallo e Nero). Abbiamo poi altri due spazi colore: Adobe RGB che rappresenta tutti i colori visualizzabili idealmente sugli schermi di maggiore qualità (usati di solito da fotografi e grafici) e sRGB che sono l’insieme di colori visualizzabili idealmente da schermi di pc di media e bassa qualità qualità (largamente più diffusi).
Ad alti livelli, si usano strumenti di calibrazione del colore per creare profili personalizzati e per avere dei colori a monitor assolutamente affidabili. Qui entrano in ballo monitor di alta qualità e molto costosi.
Per aumentare la gamma dei colori stampabili si usano macchine offset con colori aggiuntivi oltre i 4 “standard”. Tipica l’esacromia CMYK + Orange +Green. Naturalmente questa macchina ha un suo profilo colore. Aumenta fino al 30% circa la gamma dei colori riproducibili. Un bel salto!
Altro stratagemma per uscire dalla gamma cmyk: utilizzo di tinte piatte, colori premescolati secondo vari cataloghi (nell’immagine quello pantone). Utilizzabile per aree uniformi.
La gestione del colore non sostituisce le prove colore ma di sicuro allevia il lavoro e permette di partire da una base più affidabile. Il file può essere perfettamente realizzato ma anche la macchina da stampa deve essere calibrata.

Come avviene la trasformazione numerica

Se volete farvi del male leggete anche questo paragrafo perché vi sto per spiegare come avviene la trasformazione numerica dei colori del nostro file nel passaggio verso il profilo di destinazione. Un tentativo mai compiuto dall’uomo (in maniera comprensibile) prima d’ora.

Spero non ci siano molti tecnici a leggere quanto segue perché so che a volte le semplificazioni possono apparire sacrileghe ma io trovo molto più sacrilego che le persone restino ignoranti. Ok, allora, prendiamo un singolo colore tra tutti i milioni di colori che compongono la nostra immagine (il nostro file) e seguiamone il viaggio.

Abbiamo il nostro bel giallo, ci piace, è il giallo giusto dei nostri… pansé, nel nostro monitor high tech è perfetto e vogliamo che lo sia altrettanto nella stampa offset che stiamo per fare. L’abbiamo misurato, stiamo lavorando in RGB e precisamente col profilo Adobe RGB e perciò è definito con tre numeri: 233, 227, 31.

Sappiamo già che lo spazio di destinazione, essendo una stampa commerciale, sarà in quadricromia, cmyk e sappiamo che questa tecnologia di stampa ci offre molto meno colori dello spazio Adobe RGB che invece il nostro monitor ci mostra alla grande.

Quali sono i valori di quadricromia giusti che vanno a sostituire i valori RGB sopra citati col minor danno possibile? Ci pensa naturalmente il nostro sistema di gestione del colore confrontando con alcuni passsaggi il profilo di origine (Adobe RGB) con quello di destinazione, nello specifico Coated FOGRA 39, un profilo per la stampa in quadricromia su carta patinata.

Primo passaggio: da Adobe RGB a valori assoluti. Grazie al profilo i colori vengono trasformati nei valori corrispondenti Lab, una terna di numeri che rappresentano il valore assoluto del colore, i valori del colore nello spettro visibile umano. Il Consorzio Cie Lab si è dato molto da fare per trovare un modo con quale assegnare a ogni colore visibile all’occhio umano dei valori numerici. Un lavorone, garantisco!

Secondo passaggio: da Lab a Coated FOGRA 39. Ora che conosco i valori assoluti, il sistema di gestione li confronta con la tabella dei valori del profilo di destinazione e trova i più simili. Se sono uguali li lascia inalterati, se sono diversi (non rientrano nella gamma) li trasforma nel più vicino della gamma. Il gioco è fatto. Il viaggio è stato in verità abbastanza breve.

Ogni profilo, Adobe RGB e FOGRA 39 in questo esempio, è una sorta di algoritmo che produce un raffronto con i valori del sistema assoluto Lab che fa da ponte tra i vari profili. Lab è un “traduttore” che conosce tutte le lingue poiché un profilo è fondamentalmente un raffronto di un insieme di colori con il totale dei colori visibili.

Cercando di semplificare ancora, si tratta di tradurre da una lingua all’altra (da Adobe RGB a FOGRA CMYK in questo caso). Nè RGB, nè CMYK si capiscono tra loro ma subentra un interprete, Lab, che conosce sia la lingua dell’uno che quella dell’altro. Complicato ancora? Spero meno.

Conclusioni

Se vi approcciate alla stampa on line, nelle istruzioni troverete spesso che i vostri file dovranno essere convertiti nel profilo FOGRA 39. È un profilo generico che descrive le caratteristiche del colore dei principali strumenti per la stampa professionale (offset).

Altri stampatori potrebbero avere bisogno di altri profili, più specifici o adatti a tecnologie di stampa diverse come per esempio la stampa per i quotidiani. I service di stampa che, invece di usare la stampa offset, usano macchine digitali con inchiostro a polveri, spesso non sanno nemmeno cosa sono e vi dicono semplicemente “ho bisogno di un file in cmyk”.

A dire il vero, probabilmente, otterrebbero risultati migliori con un file in RGB, magari lasciando lo stesso profilo di partenza, Adobe RGB nel nostro esempio, e lasciando alla stampante il compito di convertire i colori. Ma spesso non lo sanno.

Ad ogni modo è lo stampatore, non siete voi, a decidere su quale profilo preparare il vostro file per la stampa.

Esistono molti corsi, molto approfonditi sul soggetto della gestione del colore, specie su come impostare tali regolazioni sui programmi di grafica professionali ma non sono il soggetto di questo articolo.

Tuttavia la sensazione “nebbiosa” che si prova quando si cerca di far da sé nella stampa dei nostri cataloghi, brochure ecc. dovrebbe ora essersi un po’ affievolita.

Per questo ho pensato che un minimo di chiarezza potesse servire a tutti. Spero di non aver esagerato, al diavolo le complicazioni inutili!

 

 

 

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