Profili Colore e gestione del colore nella stampa

6 Febbraio 2020

In questo articolo:

I profili colore sono un aspetto tecnico cruciale nella preparazione del file per la stampa e sono il cardine della gestione colore. Tra poco li conoscerai bene!

Il profilo colore

Immagina di lavorare su una foto al computer e di voler stampare quella stessa immagine mantenendo le medesime caratteristiche cromatiche che vedi sullo schermo.

È qui che entrano in gioco i profili colore! In questo articolo, esploreremo come funzionano e perché sono fondamentali per ottenere risultati coerenti e accurati su diversi dispositivi.

Definizione accurata di profilo colore

Prima di offrire la definizione ufficiale, ho provato a crearne una io, semplice ma completa: un insieme di dati inglobati al file (in un’immagine, per esempio) che verrà utilizzato da un Sistema di Gestione del Colore per modificare i valori numerici dei colori usati dal file nei valori numerici necessari a mantenere inalterati i colori nel flusso di produzione.

La definizione ufficiale del Consorzio ICC (l’associazione che stabilisce gli standard sulla gestione del colore e produce i profili colore principali) è un po’ più complessa:

Un profilo colore è un insieme di dati che caratterizzano uno spazio colore in termini di un modello di riferimento assoluto (come CIE XYZ o CIE LAB). I profili colore descrivono le proprietà di un dispositivo di input o output, o lo spazio colore di una grafica, e sono utilizzati da un sistema di gestione del colore per assicurare la fedeltà cromatica tra dispositivi diversi e per mantenere la consistenza dei colori nei diversi passaggi della produzione. www.color.org

In altre parole, dallo scatto fotografico (o scansione, o creazione pittorica) alla stampa, il profilo colore accompagna l’immagine permettendo al dispositivo che la utilizzerà (monitor o stampante ad esempio) di convertire i valori numerici dei colori (Cmyk o Rgb) nei numeri più adatti alla corretta visualizzazione.

Così, quando salvo un’immagine col suo profilo incorporato, il mio file porta con sé una sorta di “carta di identità” che renderà possibile un’interpretazione corretta dei colori.

Il profilo colore nella stampa on line

Il significato di profilo colore va afferrato, specie oggi che esistono servizi di stampa che chiedono un certo “fai da te”.

Questi servizi offrono risparmio e rapidità ma vogliono un controllo più diretto della stampa rendendo necessario un minimo di istruzione per superare i patemi d’animo quando incontriamo termini “esoterici” come profilo colore.

Nonostante tutto, l’utente, in genere, supera eroicamente l’ostacolo e prosegue nell’ordine di stampa anche se da lì in avanti inizia a muoversi con un leggero senso di smarrimento…

Avrò fatto tutto giusto o mi verrà recapitato un qualche “mostro” al posto della mia elegantissima brochure?

La preoccupazione fondamentale, quando si stampa, è avere dei risultati che rispecchiano il più possibile quanto si vede sullo schermo (meglio sarebbe dire rispetto al soggetto reale).

Questo non sempre è facile da ottenere specie se non abbiamo i consigli di uno stampatore o di un grafico esperto.

Uno dei termini tecnici che senza ritegno ci vengono sbattuti in faccia come fossimo tutti degli esperti del settore è: profilo colore. Le istruzioni citano: “I tuoi file devono essere convertiti nel profilo colore Coated Fogra* 39“. Eh?!

Proviamo a chiarire bene questa fetta di tecnologia. Così, giusto per avere qualche incubo in meno mentre aspettiamo il materiale stampato dal corriere.

Dopo la buona definizione citata inizialmente, sviluppiamo l’argomento con approfondimenti ed esempi.

Profili colore: la risposta al primo problema

Il primo problema che cerca di risolvere il profilo colore è: si possono stampare solo un limitato insieme di colori rispetto a quelli percepibili dall’occhio umano.

Perciò, come farò a stampare quelle esatte tonalità di, ad esempio, blu se quel dispositivo non è in grado, per qualsiasi motivo, di riprodurle esattamente?

Pur nelle infinite gradazioni, le macchine da stampa hanno dei limiti oltre i quali non possono spingersi. Per esempio, certi tipi di rosso o i blu più intensi che vediamo in natura o riprodotti su un monitor non possono essere stampati in modo identico.

Ne consegue, ci piaccia o meno, che il dispositivo di stampa modificherà i colori che vediamo sullo schermo per farli rientrare nella sua personale gamma.

Meglio sarebbe quindi intervenire in qualche modo e istruire noi stessi sul come modificare quei colori in modo da evitare o limitare i danni.

Tecnicamente, l’insieme di colori che il dispositivo può stampare (o catturare nel caso di uno scanner o fotocamera) si chiama gamut (vedi illustrazione in basso).

È possibile che ti sia scontrato con questo problema quando hai tentato di stampare un blu vivace, il cosiddetto “blu elettrico” o un verde molto vivace. Sono colori –impossibili– da stampare senza ricorrere a soluzioni particolari.

Avrete notato come puntualmente il blu elettrico si trasformi in un blu più spento e tendente al viola e il verde, si “spenga” e arrivi ad assomigliare all’erbetta ingiallita dei campi o quasi? Non c’è verso di renderli più brillanti e puri.

In parte il problema si può aggirare aggiungendo pellicole e inchiostri speciali ma risulta molto costoso e comunque applicabile solo in certe circostanze.

E i problemi non finiscono qui…

La risposta al secondo problema

Ogni dispositivo e condizione di stampa riproduce in modo diverso i medesimi valori numerici dei colori

Ed è normale visto che possono cambiare hardware, carta, inchiostri… Così, se a due stampanti arrivano le stesse sequenze numeriche di colore, supponiamo in Cmyk: 5/10/96/6 (un giallo intenso) esse stamperanno due colori probabilmente diversi tra loro. A volte poco, a volte tanto.

Per dirla in altri termini: un colore con le stesse percentuali di ciano, magenta, giallo e nero, potrebbe essere riprodotto in modi diversi al variare della stampante, della carta, degli inchiostri usati o altre condizioni.

Accade quindi che un file in stampa possa dare risultati imprevisti. I rossi potrebbero risultare “meno rossi”, i blu… “meno elettrici”. Gli azzurri potrebbero invece risultare “più azzurri” perché, almeno per l’azzurro (ciano) la stampa, a volte, batte lo schermo.

Accade, a meno che…

Profili colore: la soluzione (quasi) perfetta

Per limitare gli effetti indesiderati in fase di stampa dovuti ai citati problemi si utilizza, indovinate un po’, il profilo colore.

Esso non è altro che insieme di tabelle di confronto tra i colori riproducibili dal dispositivo e i valori dell’insieme CieLab, uno spazio colore che include tutti i colori che l’occhio umano può percepire, indipendente, quindi, dalla periferica.

I valori dell’insieme Lab sono univoci, dipendono cioè dalla misurazione diretta di un determinato colore e da calcoli con complicate formule matematiche. Per qualsiasi dispositivo i valori Lab significano la stessa cosa.

Il profilo colore mi dice, in pratica, cosa è capace di fare quel dispositivo (o quella categoria di dispositivi) rispetto all’insieme CieLab.

Oltre alle tabelle che aiutano a mappare il colore, il profilo contiene informazioni sulla mappatura dei valori di luminosità e variabili sul tipo di carta e altre condizioni.

Il profilo colore rende quindi possibile una conversione che modifica i valori numerici dei colori perché rientrino nella gamma del dispositivo e, allo stesso tempo, si mantengano il più possibile fedeli all’originale.

Un caso tipico è quando voi o lo stampatore convertite il vostro file per la stampa su carta patinata, per esempio quando create un file Pdf da Indesign, di solito usate il metodo Cmyk usando il profilo colore Coated FOGRA 39.

Tornando al tema, così facendo, state trasformando i valori numerici dei colori del vostro file per farli rientrare tra quelli disponibili nella stampa Cmyk con determinate caratteristiche al fine di ottenere la corrispondenza migliore tra quello che vedete e quello che verrà stampato. Si cambiano i numeri per mantenere inalterati i colori.

Dovete dare in pasto il file preparato in quel modo perché quelli sono i colori che sarà capace di riprodurre senza sorprese. Nell’immagine subito sotto vedete quanto sia più piccolo l’insieme dei colori stampabili (Cmyk) rispetto a quelli visibili all’occhio umano (Lab). Molto più piccolo, eppure è con questi limiti che dobbiamo fare i conti!

Nel diagramma vediamo anche che le tonalità del verde sono le più penalizzate mentre vanno abbastanza bene i rossi e i blu intensi tendenti al viola.

profili colore - gestione colore - gamut
Da questa immagine si può capire come i verdi più vivi siano i colori più penalizzati dalla stampa che usa la tecnologia cmyk. L’area principale più grande rappresenta tutti i colori visibili all’occhio umano, matematicamente rappresentata nel sistema di valori Lab (sì, ogni colore che vedi in natura ha un terna di tre numeri che lo identifica in un sistema assoluto). L’area CMYK è molto più piccola e rappresenta i colori stampabili dai quattro colori cmyk (Ciano, Magenta, Giallo e Nero). Abbiamo poi altri due spazi colore: Adobe Rgb che rappresenta tutti i colori visualizzabili idealmente sugli schermi di maggiore qualità (usati di solito da fotografi e grafici) e sRgb che sono l’insieme di colori visualizzabili idealmente da schermi di pc di media e bassa qualità qualità (largamente più diffusi).
strumento per realizzare profili colore e calibrare monitor

Ad alti livelli, si usano strumenti di calibrazione del colore per creare profili personalizzati e per avere dei colori a monitor assolutamente affidabili. Qui entrano in ballo monitor di alta qualità e molto costosi.
macchina per stampa in esacromia

Per aumentare la gamma dei colori stampabili si usano macchine offset con colori aggiuntivi oltre i 4 “standard”. Tipica l’esacromia CMYK + Orange +Green. Naturalmente questa macchina ha un suo profilo colore. Aumenta fino al 30% circa la gamma dei colori riproducibili. Un bel salto!
campionario colori Pantone

Altro stratagemma per uscire dalla gamma Cmyk e poter riprodurre colori oltre il suo gamut: utilizzo di tinte piatte, colori premescolati secondo vari cataloghi (nell’immagine quello pantone). Utilizzabile per aree uniformi.

La gestione del colore non sostituisce le prove colore ma di sicuro allevia il lavoro e permette di partire da una base più affidabile. Il file può essere perfettamente realizzato ma anche la macchina da stampa deve essere costantemente calibrata.

In “attesa” di Fogra 51 e 52

Tra parentesi, è un peccato che questo profilo sia ancora quello di gran lunga più diffuso perché sono stati sviluppati profili più efficienti, sempre dall’istituto FOGRA, il 51 e 52 ad esempio.

Consentirebbero di ottenere una stampa tipografica e tipografica digitale con maggior profondità di colore, con toni migliori dell’incarnato, con transizioni di colore migliori ecc.

Ci sono comunque centri stampa che li usano, i migliori e questo è sicuramente un buon parametro di competenza.

Come avviene la trasformazione numerica?

Se volete farvi del male, leggete anche questo paragrafo perché vi sto per spiegare come avviene la trasformazione numerica dei colori del nostro file nel passaggio verso il profilo di destinazione. Un tentativo mai compiuto dall’uomo (in maniera comprensibile) prima d’ora.

Spero non ci siano molti tecnici a leggere quanto segue perché so che a volte le semplificazioni possono apparire sacrileghe ma io trovo molto più sacrilego che le persone restino ignoranti.

Per loro e per i nerd più scatenati, rimando comunque a questo documento del Consorzio ICC che mostra filo per segno come funziona il profilo colore.

Ok, allora prendiamo un singolo colore tra tutti i milioni di colori che compongono la nostra immagine (il nostro file) e seguiamone il viaggio.

Abbiamo il nostro bel giallo, ci piace, è il giallo giusto dei nostri… pansé, nel nostro monitor high tech è perfetto, corrisponde al colore del fiore nella realtà e vogliamo che lo sia altrettanto nella stampa offset che stiamo per fare.

L’abbiamo misurato, stiamo lavorando in Rgb e precisamente col profilo Adobe Rgb e perciò è definito con tre numeri: 233, 227, 31.

Sappiamo già che lo spazio di destinazione, essendo una stampa commerciale, sarà in quadricromia, Cmyk e sappiamo che questa tecnologia di stampa ci offre meno colori dello spazio Adobe Rgb che invece il nostro monitor ci mostra alla grande.

Quali sono i valori di quadricromia giusti che vanno a sostituire i valori Rgb sopra citati col minor danno possibile? Ci pensa naturalmente il nostro sistema di gestione del colore confrontando con alcuni passsaggi il profilo di origine (Adobe Rgb) con quello di destinazione, nello specifico Coated FOGRA 39, un profilo per la stampa in quadricromia su carta patinata.

Primo passaggio: da Adobe Rgb a valori CieLab. Grazie al profilo Adobe Rgb i colori vengono letti nei valori corrispondenti Lab, una terna di numeri che rappresentano il valore ‘assoluto’ del colore, i valori del colore nello spettro visibile umano.

Il consorzio ICC si è dato molto da fare per trovare un modo con quale assegnare a ogni colore visibile all’occhio umano dei valori numerici. Un lavorone, garantisco!

Secondo passaggio: da Lab al profilo colore Coated FOGRA 39. Ora che conosco i valori assoluti, il sistema di gestione li confronta con la tabella dei valori del profilo di destinazione e trova i più simili.

Se sono uguali li lascia inalterati, se sono diversi (non rientrano nella gamma) li trasforma nel più vicino della gamma. Il gioco, qui descritto nella sua sostanza, è fatto. Il viaggio è stato in verità abbastanza breve.

Ogni profilo, Adobe Rgb e FOGRA 39 in questo esempio, è una sorta di tabella (un insieme a dire il vero e non solo delle matrici ma non sono così sadico da approfondire ancora) che produce un raffronto con i valori del sistema Lab.

Cercando di semplificare ancora, si tratta di tradurre il tutto da una lingua all’altra (da Adobe Rgb a FOGRA Cmyk in questo caso). Né Rgb, né Cmyk si capiscono tra loro ma subentra un interprete, Lab, che conosce sia la lingua dell’uno sia quella dell’altro.

Complicato ancora?

Spero meno. Ma vi vengo ancora incontro con una metafora: i Profili sono la carta di identità del colore (o, se preferite, il passaporto), il Sistema Lab è l’interprete. Il Sistema di Gestione Colore (Cms)… organizza.

Indesign e i profili colore

Il programma di impaginazione grafica più diffuso, Indesign, utilizza (quando lo chiediamo) i profili inclusi nelle immagini collegate per creare un Pdf per la stampa.

Quando si collega un’immagine in Indesign, per esempio quando si crea un catalogo prodotti, ci si dovrebbe accertare che quell’immagine abbia un profilo, altrimenti dovrebbe essergli assegnato.

Nell’assegnare il profilo all’immagine dovremmo valutarne la correttezza cromatica tramite il nostro monitor che perciò dovrebbe essere di alta gamma.

Se non sapete quale profilo assegnargli, potete affidarvi senza correre grandissimi rischi allo sRgb o all’Adobe Rgb, se non causa sconvolgimenti nei colori che vedete, andrà bene. Ora potete lavorare con quel profilo e raffinare la cromia.

Quando esportiamo il Pdf per la stampa, rilevando il profilo, Indesign convertirà nel modo migliore le immagini contenute nel catalogo. Non dovesse disporre di un profilo, la conversione non avverrà o, probabilmente, altererà i colori (dipende dalle impostazioni di Indesign).

In mancanza di un profilo assegnato, Indesign non avrà modo di interpretare correttamente i valori numerici dei colori usati. Non conosce la “lingua in cui è scritta quell’immagine”. Non dispone della “carta di identità” di quell’immagine.

Potremmo anche non effettuare alcuna conversione in fase di esportazione e a dire il vero questa sarebbe la cosa migliore se offrissimo il nostro file di stampa a un fornitore che sappia gestire molto bene i profili colore assicurandoci solo che le immagini abbiano un profilo colore incorporato.

Sarà lo stampatore stesso ad effettuare la conversione nel modo migliore possibile. Potrà essere più precisa perché adattata alle precise macchine e condizioni di stampa in suo possesso.

In genere però, per evitare complicazioni e responsabilità, lo stampatore pretende un file Pdf impostato secondo un determinato profilo, di solito quello generico Fogra 39.

Il modo corretto e dettagliato di esportare un file da Indesign esula dagli argomenti trattati in questo articolo, ma se comprendi i principi sopra descritti non avrai difficoltà a prenderne dimestichezza.

In definitiva, è sempre lo stampatore a dare indicazioni riguardo il formato di esportazione e il profilo da usare.

La stampa è un argomento vasto, molto tecnico e solo gli specialisti la conoscono a fondo perciò dovreste lavorate in sintonia con lo stampatore per ottenere i migliori risultati.

Conclusioni

Se vi approcciate alla stampa on line, nelle istruzioni troverete spesso che i vostri file dovranno essere convertiti nel profilo FOGRA 39. È un profilo generico che descrive le caratteristiche del colore dei principali strumenti per la stampa professionale, di solito la stampa offset o indiretta.

Altri stampatori potrebbero richiedere una conversione in altri profili, più specifici o adatti a tecnologie di stampa diverse come per esempio la stampa per i quotidiani.

Come accennavo, da diversi anni esistono dei profili più efficienti: il Fogra 51 e il 52 per esempio, per la stampa offset e offset digitale su carte patinate e uso mano ma sono tuttora scarsamente implementati.

Non ho individuato servizi on line che li usano ma sono usati dai centri stampa di buon livello.

I service di stampa che, invece di usare la stampa offset o offset-digitale, usano macchine digitali con inchiostro a polveri (stampa laser), spesso non sanno nemmeno cosa sono i profili colore e vi chiedono semplicemente “un file Cmyk”.

I service “popolari” tagliano quindi corto chiedendovi di convertire i vostri file nel profilo succitato. Non vogliono sporcarsi le mani e fare loro la conversione dei file.

Per sfruttare al meglio il “potenziale cromatico” del vostro file meglio sarebbe inviare allo stampatore il file col più ampio spettro di colori possibile, per esempio Adobe Rgb o ProPhotoRgb, includendo tale profilo e lasciare al loro processo di stampa il compito di convertire i colori.

Tra l’altro è così che ci si può avvalere della stampa in esacromia o in eptacromia, con 6 o 7 colori (non esiste solo la stampa in quadricromia).

Questo flusso appartiene agli stampatori migliori, quelli che hanno veramente capito la gestione del colore e hanno gli strumenti per gestirla.

Sono quelli ai quali ci si dovrebbe rivolge per stampe di alta qualità, per moda e design ad esempio. I service on line non arrivano a tal punto di accuratezza come ho potuto accertare più e più volte.

È importante ribadire che non siete voi, è lo stampatore a decidere con quale profilo preparare il vostro file per la stampa. Chiedeteglielo, se non è ben espresso nel suo sito web e anche se alla fine quello che spetta a voi è una esportazione corretta nel formato Pdf, comprendere i principi della gestione del colore rende il compito più fluido.

Bene, è stato uno degli articoli più lunghi che abbia mai scritto… Sei sei arrivato fin qui devo farti i miei complimenti.

Mi auguro che l’atmosfera nebulosa che circondava l’argomento stia finalmente svanendo, lasciando spazio a una prospettiva più gradevole.

Profili Colore e gestione del colore nella stampa

I profili colore sono un aspetto tecnico cruciale nella preparazione del file per la stampa e sono il cardine della gestione colore. Tra poco li conoscerai bene!

Il profilo colore

Immagina di lavorare su una foto al computer e di voler stampare quella stessa immagine mantenendo le medesime caratteristiche cromatiche che vedi sullo schermo.

È qui che entrano in gioco i profili colore! In questo articolo, esploreremo come funzionano e perché sono fondamentali per ottenere risultati coerenti e accurati su diversi dispositivi.

Definizione accurata di profilo colore

Prima di offrire la definizione ufficiale, ho provato a crearne una io, semplice ma completa: un insieme di dati inglobati al file (in un’immagine, per esempio) che verrà utilizzato da un Sistema di Gestione del Colore per modificare i valori numerici dei colori usati dal file nei valori numerici necessari a mantenere inalterati i colori nel flusso di produzione.

La definizione ufficiale del Consorzio ICC (l’associazione che stabilisce gli standard sulla gestione del colore e produce i profili colore principali) è un po’ più complessa:

Un profilo colore è un insieme di dati che caratterizzano uno spazio colore in termini di un modello di riferimento assoluto (come CIE XYZ o CIE LAB). I profili colore descrivono le proprietà di un dispositivo di input o output, o lo spazio colore di una grafica, e sono utilizzati da un sistema di gestione del colore per assicurare la fedeltà cromatica tra dispositivi diversi e per mantenere la consistenza dei colori nei diversi passaggi della produzione. www.color.org

In altre parole, dallo scatto fotografico (o scansione, o creazione pittorica) alla stampa, il profilo colore accompagna l’immagine permettendo al dispositivo che la utilizzerà (monitor o stampante ad esempio) di convertire i valori numerici dei colori (Cmyk o Rgb) nei numeri più adatti alla corretta visualizzazione.

Così, quando salvo un’immagine col suo profilo incorporato, il mio file porta con sé una sorta di “carta di identità” che renderà possibile un’interpretazione corretta dei colori.

Il profilo colore nella stampa on line

Il significato di profilo colore va afferrato, specie oggi che esistono servizi di stampa che chiedono un certo “fai da te”.

Questi servizi offrono risparmio e rapidità ma vogliono un controllo più diretto della stampa rendendo necessario un minimo di istruzione per superare i patemi d’animo quando incontriamo termini “esoterici” come profilo colore.

Nonostante tutto, l’utente, in genere, supera eroicamente l’ostacolo e prosegue nell’ordine di stampa anche se da lì in avanti inizia a muoversi con un leggero senso di smarrimento…

Avrò fatto tutto giusto o mi verrà recapitato un qualche “mostro” al posto della mia elegantissima brochure?

La preoccupazione fondamentale, quando si stampa, è avere dei risultati che rispecchiano il più possibile quanto si vede sullo schermo (meglio sarebbe dire rispetto al soggetto reale).

Questo non sempre è facile da ottenere specie se non abbiamo i consigli di uno stampatore o di un grafico esperto.

Uno dei termini tecnici che senza ritegno ci vengono sbattuti in faccia come fossimo tutti degli esperti del settore è: profilo colore. Le istruzioni citano: “I tuoi file devono essere convertiti nel profilo colore Coated Fogra* 39“. Eh?!

Proviamo a chiarire bene questa fetta di tecnologia. Così, giusto per avere qualche incubo in meno mentre aspettiamo il materiale stampato dal corriere.

Dopo la buona definizione citata inizialmente, sviluppiamo l’argomento con approfondimenti ed esempi.

Profili colore: la risposta al primo problema

Il primo problema che cerca di risolvere il profilo colore è: si possono stampare solo un limitato insieme di colori rispetto a quelli percepibili dall’occhio umano.

Perciò, come farò a stampare quelle esatte tonalità di, ad esempio, blu se quel dispositivo non è in grado, per qualsiasi motivo, di riprodurle esattamente?

Pur nelle infinite gradazioni, le macchine da stampa hanno dei limiti oltre i quali non possono spingersi. Per esempio, certi tipi di rosso o i blu più intensi che vediamo in natura o riprodotti su un monitor non possono essere stampati in modo identico.

Ne consegue, ci piaccia o meno, che il dispositivo di stampa modificherà i colori che vediamo sullo schermo per farli rientrare nella sua personale gamma.

Meglio sarebbe quindi intervenire in qualche modo e istruire noi stessi sul come modificare quei colori in modo da evitare o limitare i danni.

Tecnicamente, l’insieme di colori che il dispositivo può stampare (o catturare nel caso di uno scanner o fotocamera) si chiama gamut (vedi illustrazione in basso).

È possibile che ti sia scontrato con questo problema quando hai tentato di stampare un blu vivace, il cosiddetto “blu elettrico” o un verde molto vivace. Sono colori –impossibili– da stampare senza ricorrere a soluzioni particolari.

Avrete notato come puntualmente il blu elettrico si trasformi in un blu più spento e tendente al viola e il verde, si “spenga” e arrivi ad assomigliare all’erbetta ingiallita dei campi o quasi? Non c’è verso di renderli più brillanti e puri.

In parte il problema si può aggirare aggiungendo pellicole e inchiostri speciali ma risulta molto costoso e comunque applicabile solo in certe circostanze.

E i problemi non finiscono qui…

La risposta al secondo problema

Ogni dispositivo e condizione di stampa riproduce in modo diverso i medesimi valori numerici dei colori

Ed è normale visto che possono cambiare hardware, carta, inchiostri… Così, se a due stampanti arrivano le stesse sequenze numeriche di colore, supponiamo in Cmyk: 5/10/96/6 (un giallo intenso) esse stamperanno due colori probabilmente diversi tra loro. A volte poco, a volte tanto.

Per dirla in altri termini: un colore con le stesse percentuali di ciano, magenta, giallo e nero, potrebbe essere riprodotto in modi diversi al variare della stampante, della carta, degli inchiostri usati o altre condizioni.

Accade quindi che un file in stampa possa dare risultati imprevisti. I rossi potrebbero risultare “meno rossi”, i blu… “meno elettrici”. Gli azzurri potrebbero invece risultare “più azzurri” perché, almeno per l’azzurro (ciano) la stampa, a volte, batte lo schermo.

Accade, a meno che…

Profili colore: la soluzione (quasi) perfetta

Per limitare gli effetti indesiderati in fase di stampa dovuti ai citati problemi si utilizza, indovinate un po’, il profilo colore.

Esso non è altro che insieme di tabelle di confronto tra i colori riproducibili dal dispositivo e i valori dell’insieme CieLab, uno spazio colore che include tutti i colori che l’occhio umano può percepire, indipendente, quindi, dalla periferica.

I valori dell’insieme Lab sono univoci, dipendono cioè dalla misurazione diretta di un determinato colore e da calcoli con complicate formule matematiche. Per qualsiasi dispositivo i valori Lab significano la stessa cosa.

Il profilo colore mi dice, in pratica, cosa è capace di fare quel dispositivo (o quella categoria di dispositivi) rispetto all’insieme CieLab.

Oltre alle tabelle che aiutano a mappare il colore, il profilo contiene informazioni sulla mappatura dei valori di luminosità e variabili sul tipo di carta e altre condizioni.

Il profilo colore rende quindi possibile una conversione che modifica i valori numerici dei colori perché rientrino nella gamma del dispositivo e, allo stesso tempo, si mantengano il più possibile fedeli all’originale.

Un caso tipico è quando voi o lo stampatore convertite il vostro file per la stampa su carta patinata, per esempio quando create un file Pdf da Indesign, di solito usate il metodo Cmyk usando il profilo colore Coated FOGRA 39.

Tornando al tema, così facendo, state trasformando i valori numerici dei colori del vostro file per farli rientrare tra quelli disponibili nella stampa Cmyk con determinate caratteristiche al fine di ottenere la corrispondenza migliore tra quello che vedete e quello che verrà stampato. Si cambiano i numeri per mantenere inalterati i colori.

Dovete dare in pasto il file preparato in quel modo perché quelli sono i colori che sarà capace di riprodurre senza sorprese. Nell’immagine subito sotto vedete quanto sia più piccolo l’insieme dei colori stampabili (Cmyk) rispetto a quelli visibili all’occhio umano (Lab). Molto più piccolo, eppure è con questi limiti che dobbiamo fare i conti!

Nel diagramma vediamo anche che le tonalità del verde sono le più penalizzate mentre vanno abbastanza bene i rossi e i blu intensi tendenti al viola.

profili colore - gestione colore - gamut
Da questa immagine si può capire come i verdi più vivi siano i colori più penalizzati dalla stampa che usa la tecnologia cmyk. L’area principale più grande rappresenta tutti i colori visibili all’occhio umano, matematicamente rappresentata nel sistema di valori Lab (sì, ogni colore che vedi in natura ha un terna di tre numeri che lo identifica in un sistema assoluto). L’area CMYK è molto più piccola e rappresenta i colori stampabili dai quattro colori cmyk (Ciano, Magenta, Giallo e Nero). Abbiamo poi altri due spazi colore: Adobe Rgb che rappresenta tutti i colori visualizzabili idealmente sugli schermi di maggiore qualità (usati di solito da fotografi e grafici) e sRgb che sono l’insieme di colori visualizzabili idealmente da schermi di pc di media e bassa qualità qualità (largamente più diffusi).
strumento per realizzare profili colore e calibrare monitor

Ad alti livelli, si usano strumenti di calibrazione del colore per creare profili personalizzati e per avere dei colori a monitor assolutamente affidabili. Qui entrano in ballo monitor di alta qualità e molto costosi.
macchina per stampa in esacromia

Per aumentare la gamma dei colori stampabili si usano macchine offset con colori aggiuntivi oltre i 4 “standard”. Tipica l’esacromia CMYK + Orange +Green. Naturalmente questa macchina ha un suo profilo colore. Aumenta fino al 30% circa la gamma dei colori riproducibili. Un bel salto!
campionario colori Pantone

Altro stratagemma per uscire dalla gamma Cmyk e poter riprodurre colori oltre il suo gamut: utilizzo di tinte piatte, colori premescolati secondo vari cataloghi (nell’immagine quello pantone). Utilizzabile per aree uniformi.

La gestione del colore non sostituisce le prove colore ma di sicuro allevia il lavoro e permette di partire da una base più affidabile. Il file può essere perfettamente realizzato ma anche la macchina da stampa deve essere costantemente calibrata.

In “attesa” di Fogra 51 e 52

Tra parentesi, è un peccato che questo profilo sia ancora quello di gran lunga più diffuso perché sono stati sviluppati profili più efficienti, sempre dall’istituto FOGRA, il 51 e 52 ad esempio.

Consentirebbero di ottenere una stampa tipografica e tipografica digitale con maggior profondità di colore, con toni migliori dell’incarnato, con transizioni di colore migliori ecc.

Ci sono comunque centri stampa che li usano, i migliori e questo è sicuramente un buon parametro di competenza.

Come avviene la trasformazione numerica?

Se volete farvi del male, leggete anche questo paragrafo perché vi sto per spiegare come avviene la trasformazione numerica dei colori del nostro file nel passaggio verso il profilo di destinazione. Un tentativo mai compiuto dall’uomo (in maniera comprensibile) prima d’ora.

Spero non ci siano molti tecnici a leggere quanto segue perché so che a volte le semplificazioni possono apparire sacrileghe ma io trovo molto più sacrilego che le persone restino ignoranti.

Per loro e per i nerd più scatenati, rimando comunque a questo documento del Consorzio ICC che mostra filo per segno come funziona il profilo colore.

Ok, allora prendiamo un singolo colore tra tutti i milioni di colori che compongono la nostra immagine (il nostro file) e seguiamone il viaggio.

Abbiamo il nostro bel giallo, ci piace, è il giallo giusto dei nostri… pansé, nel nostro monitor high tech è perfetto, corrisponde al colore del fiore nella realtà e vogliamo che lo sia altrettanto nella stampa offset che stiamo per fare.

L’abbiamo misurato, stiamo lavorando in Rgb e precisamente col profilo Adobe Rgb e perciò è definito con tre numeri: 233, 227, 31.

Sappiamo già che lo spazio di destinazione, essendo una stampa commerciale, sarà in quadricromia, Cmyk e sappiamo che questa tecnologia di stampa ci offre meno colori dello spazio Adobe Rgb che invece il nostro monitor ci mostra alla grande.

Quali sono i valori di quadricromia giusti che vanno a sostituire i valori Rgb sopra citati col minor danno possibile? Ci pensa naturalmente il nostro sistema di gestione del colore confrontando con alcuni passsaggi il profilo di origine (Adobe Rgb) con quello di destinazione, nello specifico Coated FOGRA 39, un profilo per la stampa in quadricromia su carta patinata.

Primo passaggio: da Adobe Rgb a valori CieLab. Grazie al profilo Adobe Rgb i colori vengono letti nei valori corrispondenti Lab, una terna di numeri che rappresentano il valore ‘assoluto’ del colore, i valori del colore nello spettro visibile umano.

Il consorzio ICC si è dato molto da fare per trovare un modo con quale assegnare a ogni colore visibile all’occhio umano dei valori numerici. Un lavorone, garantisco!

Secondo passaggio: da Lab al profilo colore Coated FOGRA 39. Ora che conosco i valori assoluti, il sistema di gestione li confronta con la tabella dei valori del profilo di destinazione e trova i più simili.

Se sono uguali li lascia inalterati, se sono diversi (non rientrano nella gamma) li trasforma nel più vicino della gamma. Il gioco, qui descritto nella sua sostanza, è fatto. Il viaggio è stato in verità abbastanza breve.

Ogni profilo, Adobe Rgb e FOGRA 39 in questo esempio, è una sorta di tabella (un insieme a dire il vero e non solo delle matrici ma non sono così sadico da approfondire ancora) che produce un raffronto con i valori del sistema Lab.

Cercando di semplificare ancora, si tratta di tradurre il tutto da una lingua all’altra (da Adobe Rgb a FOGRA Cmyk in questo caso). Né Rgb, né Cmyk si capiscono tra loro ma subentra un interprete, Lab, che conosce sia la lingua dell’uno sia quella dell’altro.

Complicato ancora?

Spero meno. Ma vi vengo ancora incontro con una metafora: i Profili sono la carta di identità del colore (o, se preferite, il passaporto), il Sistema Lab è l’interprete. Il Sistema di Gestione Colore (Cms)… organizza.

Indesign e i profili colore

Il programma di impaginazione grafica più diffuso, Indesign, utilizza (quando lo chiediamo) i profili inclusi nelle immagini collegate per creare un Pdf per la stampa.

Quando si collega un’immagine in Indesign, per esempio quando si crea un catalogo prodotti, ci si dovrebbe accertare che quell’immagine abbia un profilo, altrimenti dovrebbe essergli assegnato.

Nell’assegnare il profilo all’immagine dovremmo valutarne la correttezza cromatica tramite il nostro monitor che perciò dovrebbe essere di alta gamma.

Se non sapete quale profilo assegnargli, potete affidarvi senza correre grandissimi rischi allo sRgb o all’Adobe Rgb, se non causa sconvolgimenti nei colori che vedete, andrà bene. Ora potete lavorare con quel profilo e raffinare la cromia.

Quando esportiamo il Pdf per la stampa, rilevando il profilo, Indesign convertirà nel modo migliore le immagini contenute nel catalogo. Non dovesse disporre di un profilo, la conversione non avverrà o, probabilmente, altererà i colori (dipende dalle impostazioni di Indesign).

In mancanza di un profilo assegnato, Indesign non avrà modo di interpretare correttamente i valori numerici dei colori usati. Non conosce la “lingua in cui è scritta quell’immagine”. Non dispone della “carta di identità” di quell’immagine.

Potremmo anche non effettuare alcuna conversione in fase di esportazione e a dire il vero questa sarebbe la cosa migliore se offrissimo il nostro file di stampa a un fornitore che sappia gestire molto bene i profili colore assicurandoci solo che le immagini abbiano un profilo colore incorporato.

Sarà lo stampatore stesso ad effettuare la conversione nel modo migliore possibile. Potrà essere più precisa perché adattata alle precise macchine e condizioni di stampa in suo possesso.

In genere però, per evitare complicazioni e responsabilità, lo stampatore pretende un file Pdf impostato secondo un determinato profilo, di solito quello generico Fogra 39.

Il modo corretto e dettagliato di esportare un file da Indesign esula dagli argomenti trattati in questo articolo, ma se comprendi i principi sopra descritti non avrai difficoltà a prenderne dimestichezza.

In definitiva, è sempre lo stampatore a dare indicazioni riguardo il formato di esportazione e il profilo da usare.

La stampa è un argomento vasto, molto tecnico e solo gli specialisti la conoscono a fondo perciò dovreste lavorate in sintonia con lo stampatore per ottenere i migliori risultati.

Conclusioni

Se vi approcciate alla stampa on line, nelle istruzioni troverete spesso che i vostri file dovranno essere convertiti nel profilo FOGRA 39. È un profilo generico che descrive le caratteristiche del colore dei principali strumenti per la stampa professionale, di solito la stampa offset o indiretta.

Altri stampatori potrebbero richiedere una conversione in altri profili, più specifici o adatti a tecnologie di stampa diverse come per esempio la stampa per i quotidiani.

Come accennavo, da diversi anni esistono dei profili più efficienti: il Fogra 51 e il 52 per esempio, per la stampa offset e offset digitale su carte patinate e uso mano ma sono tuttora scarsamente implementati.

Non ho individuato servizi on line che li usano ma sono usati dai centri stampa di buon livello.

I service di stampa che, invece di usare la stampa offset o offset-digitale, usano macchine digitali con inchiostro a polveri (stampa laser), spesso non sanno nemmeno cosa sono i profili colore e vi chiedono semplicemente “un file Cmyk”.

I service “popolari” tagliano quindi corto chiedendovi di convertire i vostri file nel profilo succitato. Non vogliono sporcarsi le mani e fare loro la conversione dei file.

Per sfruttare al meglio il “potenziale cromatico” del vostro file meglio sarebbe inviare allo stampatore il file col più ampio spettro di colori possibile, per esempio Adobe Rgb o ProPhotoRgb, includendo tale profilo e lasciare al loro processo di stampa il compito di convertire i colori.

Tra l’altro è così che ci si può avvalere della stampa in esacromia o in eptacromia, con 6 o 7 colori (non esiste solo la stampa in quadricromia).

Questo flusso appartiene agli stampatori migliori, quelli che hanno veramente capito la gestione del colore e hanno gli strumenti per gestirla.

Sono quelli ai quali ci si dovrebbe rivolge per stampe di alta qualità, per moda e design ad esempio. I service on line non arrivano a tal punto di accuratezza come ho potuto accertare più e più volte.

È importante ribadire che non siete voi, è lo stampatore a decidere con quale profilo preparare il vostro file per la stampa. Chiedeteglielo, se non è ben espresso nel suo sito web e anche se alla fine quello che spetta a voi è una esportazione corretta nel formato Pdf, comprendere i principi della gestione del colore rende il compito più fluido.

Bene, è stato uno degli articoli più lunghi che abbia mai scritto… Sei sei arrivato fin qui devo farti i miei complimenti.

Mi auguro che l’atmosfera nebulosa che circondava l’argomento stia finalmente svanendo, lasciando spazio a una prospettiva più gradevole.

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