Formati immagine Psd, Tiff e Jpg nel flusso di stampa. Considerazioni, confronti e qualcosa sul formato Raw

È tempo di fare un confronto tra i formati file JPG, PSD, TIFF in vista della preparazione del Pdf per la stampa. Quale formato usare durante la lavorazione di un documento? Quali impostazioni di esportazione Pdf scegliere? Meglio lasciare decidere a Indesin o meglio lavorare sulla singola immagine con Photoshop? Qui troverai risposte a questi ed altri quesiti

Sommario

Formati Psd, Jpg, Tiff e… Raw

Nel flusso tipico di produzione di grafica per la stampa, ci si trova ad aver a che fare, bene o male ed essenzialmente, con tre formati di file immagine: Jpg, Psd, Tiff (o Tif – con una sola “f”).

A volte giungono immagini in formato Png o Svg. È più difficile perché sono maggiormente legate al lavoro per il web perciò non li andremo a scomodare.

Sono tutti formati perfettamente legittimi nel flusso per la stampa, nel senso che sono ben gestiti da Indesign nell’esportazione in formato Pdf a patto che si sia consapevoli delle loro caratteristiche e di come le immagini vengano trattate in questa fase.

L’esportazione in Pdf, secondo le specifiche scelte, traduce queste immagini nel formato corretto, ed essenzialmente: Rgb o Cmyk, con o senza profili colore, con o senza compressione, con compressione con perdita o senza perdita di dati.

In generale, per lavori o per immagini di non eccelsa qualità possiamo lasciare tutto l’onere all’esportazione in Pdf a Indesign o altro programma di impaginazione.

Il formato Raw è invece un caso particolare perché è un file ancora “non lavorato”. Va aperto con un software specifico, regolato e salvato in Rgb o Cmyk. Solo così può essere usato da un software di impaginazione e poi esportato in Pdf.

Il formato Pdf?

Il Pdf è un formato-documento che può essere ottimizzato sia per la stampa che per la pubblicazione a video.

Oramai è –il– formato per consegnare alla stampa il nostro lavoro e può apparire molto strano che un tempo non fosse così.

Io stesso preparavo il file di Xpress e creavo una cartella con le immagini collegate da passare allo stampatore, poi col tempo abbiamo cominciato a passere dei file Postcript (precursore del Pdf, anch’esso un file che inglobava l’intera pagina, testo + immagini ma con molte limitazioni) e poi, infine, il Pdf.

Un Pdf può contenere al suo interno, e qui sta la sua potenza: immagini vettoriali, raster (i formati qui descritti) compresse o no, nonché testi, i famosi profili colore, font, funzioni interattive e molti meta-dati per l’accessibilità. Così è diventato lo standard.

Le immagini che nel nostro programma di impaginazione sono collegate, diventano parte integrante del file Pdf secondo le impostazioni scelte in fase di esportazione, in modo diverso a seconda, essenzialmente ma non solo, se destinate a video o stampa.

Così i nostri Psd, Tif ecc… finiscono integrati in questo contenitore unico, “tradotte” e ottimizzate secondo le nostre preferenze.

Immagine: Bank Phrom / Unsplash

Il formato Jpg e la stampa

Il Jpg è di solito il formato-immagine dei lavori più “commerciali” e più economici: piccoli depliant, cataloghi e manuali tecnici, giornali, riviste di non elevatissimo pregio grafico, sono alcuni esempi.

Probabilmente saprai già che è un formato compresso. Il termine Jpg si usa per identificare sia il formato, sia un metodo di compressione.

La compressione produce delle alterazioni più o meno visibili. Quasi nulle ai valori minimi e in certe circostanze, molto evidenti a compressioni più alte e in casi particolari.

È un file che è perfettamente legittimo usare nel flusso di stampa quando la qualità richiesta del prodotto finale non è eccelsa o quando le immagini stesse non lo sono.

Naturalmente tale formato va riservato all’esportazione finale nel formato Pdf del file esecutivo per la stampa, mentre nelle fasi di lavorazione è molto raccomandabile tenersi sui formati Tiff e Psd perché non degradano l’immagine.

immagine jpg minima compressione – sfumatura viola
le immagine con sfumature continue sono quelle che soffrono maggiormente la massima compressione jpg
Nelle sfumature uniformi, gli artefatti Jpg sono normalmente più visibili, soprattutto in stampa. Ecco un confronto a video. Sopra, formato Png, nessuna compressione (paragonabile come qualità visiva al formato Psd o Tiff che non potevo includere nella pagina web come tali). Subito sotto, Jpg alla massima qualità – minima compressione. Cominciano ad apparire delle leggerissime bande. In basso, Jpg alla minima qualità – massima compressione. Le “bande” sono più evidenti. Quando si comprime un’immagine JPEG, il computer divide l’immagine in piccole sezioni (blocchi da 8×8 pixel), analizza i colori e i dettagli di ogni blocco e riduce i dettagli meno importanti in modo che il file occupi meno spazio. Con l’aumentare del coefficiente di compressione Jpeg, vengono eliminati più dettagli, riducendo la qualità complessiva dell’immagine. Ad ogni salvataggio nel formato Jpg, l’algoritmo si ripete. (Nb: è possibile che le immagini qui rappresentate vengano convertite automaticamente da questo sito web nel formato WebP ma il paragone visivo rimane perfettamente valido poiché tale formato riprenderà i difetti presenti nei file originali) — Per approfondire: jpg.org

Il formato Psd e la stampa

Il Psd è il formato di lavoro del programma di elaborazioni immagini professionale più usato, Photoshop. Il formato Psd effettua una compressione senza alcuna perdita di dati.

Il formato Psd è perfettamente compatibile con un flusso di lavorazione per la stampa professionale perciò non va convertito in Tif tantomeno in Jpg.

Si occuperà l’esportazione da Indesign a trasformare (meglio dire rasterizzare) questo formato per includerlo nel Pdf.

Nei lavori di maggiore qualità potremmo dover regolare la luminosità, i colori, il contrasto prima di usarlo nel nostro impaginato e meglio sarebbe anche controllarne l’algoritmo di downsampling (riduzione dimensioni) e solo poi importarlo in Indesign.

Per tirare le somme, in questa tabella sono riassunti pro e contro del dimensionamento di una immagine in Photoshop o nell’esportazione da Indesign:

CaratteristicaInDesignPhotoshop
Controllo sull’algoritmoLimitato: opzioni generali (sottocampionamento, bicubico).Elevato: selezione precisa dell’algoritmo di ricampionamento.
CompressioneJPEG o ZIP, con scelta automatica o manuale.Controllo dettagliato su formato, livello e qualità.
OttimizzazioneRapida, automatica e integrata nel flusso PDF.Focalizzata su ogni immagine singolarmente.
Qualità del risultatoBuona per flussi standard, meno adatta per immagini critiche.Massima qualità grazie al controllo manuale.

Il formato Tiff e la stampa

Il tiff è invece un formato di solito proveniente da un flusso professionale, ad esempio scansioni ad elevata qualità o fotografia professionale.

È un formato proprietario di Adobe Systems che così lo definisce:

Un TIFF, che sta per Tag Image File Format, è un file utilizzato per memorizzare grafica raster e informazioni sulle immagini … i file TIFF offrono una soluzione pratica per archiviare immagini di alta qualità prima dell’editing se vuoi evitare i formati con perdita di dati.

I file TIFF:
– Hanno un’estensione .tiff o .tif.
– Sono un formato compresso senza perdita di dati, il che significa che sono più grandi di molti altri file, ma non perdono la qualità dell’immagine.
–Sono compatibili con Windows, Linux e macOS.

I TIFF non sono i file più piccoli in circolazione, ma possono essere aggiornati con ulteriori informazioni e dati di immagine, ad esempio livelli aggiuntivi. Sono anche compatibili con software di fotoritocco come Adobe Photoshop — Adobe Systems

Il formato Tif può usare una compressione tipo zip (senza perdita di dati). È quindi un formato che garantisce la completa integrità dell’immagine stessa.

Onde evitare fraintendimenti, è importante rilevare che lavorare con un formato Tiff non significa necessariamente trovarsi davanti a un’immagine professionale.

Il formato di file non è mai sinonimo di qualità. MAI. L’unica prova di qualità di un’immagine fotografica è data dall’osservazione competente delle caratteristiche dell’immagine stessa.

Quando devo cambiare il formato?

Considerando un flusso di lavoro che prevede l’esportazione del documento finale in Pdf, si può lasciare inalterato il formato file delle immagini salvo quando servano modifiche o ritocchi.

Cambiare formato file a un’immagine non produce mai miglioramenti, casomai peggioramenti. Tanto vale non intervenire in tal senso se non nel caso in cui l’immagine vada lavorata o regolata in qualche modo.

Infatti, nel caso del formato Jpg, ogni volta che si salva il file, ne consegue un degrado dell’immagine magari molto lieve ma cumulativo. Questo non accade con Tif e Psd.

La conversione di tale immagine in formato Psd o Tif bloccherebbe il degrado dell’immagine consentendo di fare tutti i salvataggi necessari senza pericoli.

Come esempio finale, se stiamo realizzando un catalogo e il committente fornisce una serie di immagini in formato Jpg, lasciamole tali se non hanno bisogno di lavorazione.

Un’operazione che invece bisognerebbe sempre fare per preservare la massima corrispondenza cromatica e di luminosità dell’immagine, è usare il profilo colore, assegnandone uno quando manca.

Preparazione del Pdf per la stampa

Di solito l’immagine è parte di un documento che verrà esportato in Pdf. Come abbiamo visto, tale formato gestisce benissimo qualsiasi genere di immagine e preparerà un file pronto per la stampa.

Molti service di stampa, oltre al Pdf, accettano direttamente anche Tiff e Jpg ma tali formati fanno perdere tutte le informazioni vettoriali (prima di tutto quelle dei testi) a detrimento della qualità.

Nella fase di creazione/esportazione del Pdf possiamo, fondamentalmente, percorrere due strade diverse in relazione alla compressione/qualità delle immagini:

  1. Se il lavoro richiede un’assoluta certezza di qualità, dovremmo esportare senza compressione o usando solo la compressione zip (che circa arriva a dimezzare le dimensioni ma molto dipende dalle caratteristiche dell’immagine stessa). Ad ogni modo: no-Jpg.
  2. Se stiamo lavorando un piccolo depliant, ma anche una rivista costituita da immagini già in partenza di non eccelsa qualità (o appunto dei Jpg come spesso accade), potremmo esportare tranquillamente in formato Jpg alla massima qualità.

In effetti, se confrontassimo visivamente un Jpg alla minima compressione (massima qualità) con un Tiff o un Psd, su un monitor, anche ottimo, non noteremo alcuna differenza senza un esame, molto, molto accurato.

Sulla carta e in certe circostanze queste differenze risaltano maggiormente. Un lavoro che impiega foto molto costose o foto e immagini sui cui si è speso un sacco di tempo (e denaro), anche solo a titolo di prudenza, richiede di esportare evitando la compressione Jpg.

In tal caso meglio optare per “compressione zip” o “nessuna compressione” (meglio compressione zip, almeno salviamo un po’ di spazio in memoria).

Giusto per tranquillizzare, in generale è molto difficile succedano disastri usando dei Jpg alla massima qualità. Il suo uso per la stampa è certamente da considerare perché consente un risparmio di spazio enorme e un flusso di lavoro decisamente più rapido.

schermata di esportazione in pdf da indesign, pannello compressione immagini
Una esportazione Pdf da Indesign che mantiene i formati delle immagini e applica una compressione zip a quelle a colori che non produrrà nessun artefatto nelle immagini del documento

Parentesi sul formato Raw

Raw è un termine generico che indica tutti i formati non-compressi e non-elaborati provenienti da fotocamere e scanner.

Non esiste un unico file formato Raw, ogni proprietario ne ha sviluppato la sua versione. Adobe ha cercato di imporre uno standard, senza grande successo, col suo formato raw Dng, che la stessa definisce così:

Il formato Negativo digitale (DNG) è un formato di archiviazione pubblico per i file raw generati da varie fotocamere digitali. In tal modo si ovvia alla mancanza di uno standard aperto per i file raw creati da singoli modelli di fotocamera e si consente ai fotografi di accedere facilmente ai loro file — Adobe

Altri esempi di formati Raw

  • Epson: Esf
  • Canon: CRW o CR2
  • Nikon: NEF

Il vantaggio di questi formati è che, come si intuisce, conservano qualsiasi informazione rilevata dal dispositivo, informazione che andrebbe persa se il dispositivo effettuasse da sé delle regolazioni, ad es. nella luminosità o nei colori.

Lo svantaggio è che tali formati richiedono competenza, tempi di elaborazione, spazio in memoria, dispostivi performanti.

I formati Raw vengono trattati con Photoshop e salvati successivamente in formato Psd e tali restano nel flusso di produzione. Non possono essere usati come tali in un lavoro di impaginazione o grafica in genere.

Conclusioni

Penso di aver fatto la chiarezza necessaria per comprendere l’uso ottimale di questi formati nel flusso di stampa.

Sono tutti perfettamente attuali e ognuno ha la sua ragione d’essere e l’avrà in futuro. Però noto come in ambito grafico, a seconda della cultura di provenienza del professionista, si sia “bloccati” su uno di essi.

“Le immagini devono sempre essere salvate in Tiff, il Jpg va evitato come la peste nella stampa”, sono le due considerazioni più ottuse e comuni sulla questione.

Spero quindi che l’articolo sia servito anche per liberarti da qualche pregiudizio o incertezza. Non ci sono formati buoni e formati cattivi.

A titolo di riepilogo, ho pensato di seguire con una tabella rapidamente consultabile, un riassunto di tutto l’articolo.

Tabella Formati file e Stampa

Nella tabella seguente propongo un raffronto tra i vari formati utile, se usata con buon senso e competenza, per comprenderne lo scopo e l’uso in diverse circostanze.

ImpiegoTIFFJPEGRAW
Immagini con dettagli fini (es. fotografie artistiche)Ottimo per preservare qualità e dettagli senza compressioneBuona qualità a massima qualità JPEG, perdita dettagli e volte visibileMassima qualità e flessibilità per la post-produzione
Immagini con colori uniformi e ampie sfumatureMantiene colori uniformi senza artefatti.Possibilità di banding nei colori uniformiNon applicabile, in quanto il RAW è per fotografie
Stampe di alta qualità (es. riviste, cataloghi)Ideale per la massima qualità in stampaBuono per stampe di qualità media; artefatti JPEG possono essere visibili in stampe di alta qualitàConvertire in TIFF o PSD per la stampa finale
Immagini per il web (es. siti web, social media)Qualità eccellente ma file molto grandiBuona qualità e file di dimensioni ridotte, ideale per il webConvertire in JPEG per il web
Archiviazione a lungo termineOttimo per archiviazione senza perdita di qualità.Non ideale per archiviazione a causa della perdita di qualità.Ideale per archiviazione con massima flessibilità per future modifiche.

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