Armonia dei colori analoghi. Il senso del colore che c’è e di quello che manca

L'armonia analoga o dei colori analoghi è facile da comprendere ma affatto banale e semplice da utilizzare. L'uso dell'armonia analoga in un dipinto o nella grafica in generale rappresenta una piccola avventura capace come poche esperienze di offrire scorci e scoperte inaspettate sulla realtà che ci circonda

Sommario

(Per comprendere appieno questo articolo potresti aver bisogno di un ripasso sui fondamenti della Teoria del colore. In questo ne trovi un’efficace sintesi: Teoria del Colore e sue applicazioni pratiche.)

Le armonie sono strumenti

Se dopo un po’ che studi le armonie dei colori ti viene da pensare, come è successo a me, che i colori si possano combinare in realtà un po’ come si vuole, beh, sappi che non è un sintomo di confusione ma che stai capendo il soggetto.

Le parole, i sostantivi, i verbi… possono essere combinati in modo opportuno e a nostra discrezione, seguendo regole grammaticali e di sintassi, affinché ne risulti una scrittura in grado di trasmettere in modo intelligibile il nostro pensiero. Man mano che si diventa più capaci, si aprono nuove prospettive espressive e perfino, ogni tanto, possiamo creare le “nostre regole”. Così è per il colore. Così si scopre che non ci sono armonie giuste e armonie sbagliate, tantomeno colori giusti o sbagliati.

Si scopre anche che non esiste nemmeno un numero finito di armonie ma solo una definizione delle principali che ci aiuta a comprenderne il carattere e ci aiuta ad usarle. E non esiste nemmeno l’obbligo di usare un’unica armonia in un’opera pittorica o di design. Le armonie coesistono e si integrano, contribuendo al senso d’insieme.

Il messaggio e la creatività fanno da padrone e potremmo definire insiemi di colori in modo completamente arbitrario purché essi dimostrino il nostro pensiero.

Le armonie cromatiche sono strumenti come il set di scalpelli lo è per il falegname. Non a caso i più grandi teorici del colore del Novecento — Johannes Itten (1888–1967), pittore e pedagogo svizzero che insegnò al Bauhaus, e Josef Albers (1888–1976), artista e teorico tedesco noto soprattutto per le sue ricerche sulla percezione e l’interazione dei colori — dedicarono gran parte del loro lavoro non a stabilire regole fisse, ma a esplorare come il colore agisca sulla percezione e come l’occhio educated possa usarlo con libertà e consapevolezza.

L’armonia dei colori analoghi

L’armonia analoga può sembrare la più banale delle armonie e in un certo senso lo è. Quello che non è banale è essere consapevoli del suo uso, cosa riservata agli studiosi di arte e design e a chi… avrà letto questo articolo!

Colori analoghi sulla ruota dei colori.

L’armonia analoga è semplicemente un insieme di colori vicini sulla ruota dei colori. Non è più complicato di così. Ma l’armonia analoga è tanto semplice quanto potente.

Molte definizioni, online e non, descrivono l’armonia analoga come “equilibrata”. Non è sbagliato: i colori analoghi sono così simili tra loro da risultare coerenti e armoniosi alla vista, in un senso estetico del termine. Ma c’è equilibrio ed equilibrio.

Nel senso cromatico-tecnico, l’armonia analoga è tutt’altro che bilanciata: i colori si concentrano in una fascia ristretta della ruota — non più di 30-60 gradi — senza un complementare che li neutralizzi o li ancori. Manca il contrappeso. Ed è proprio questa mancanza a generare movimento, slancio, una tensione percettiva che spinge lo sguardo in una direzione senza mai fermarlo del tutto.

In questo senso l’armonia analoga è l’opposto di quella complementare: quest’ultima bilancia forze opposte e crea una stasi cromatica; la prima accumula energie simili e le lascia libere di muoversi.

Il senso vero dell’armonia dei colori analoghi

In un certo senso, se forniamo al pubblico colori simili, esso si chiederà: “dove sono gli altri?”, oppure: “manca qualcosa?”.

Sembra manchi il “finale della storia”, sembra che tale armonia sia ottimale come preludio, come anticipazione di un racconto là a venire o, all’opposto, per mostrare qualcosa di tristemente incompiuto o al tramonto.

Il senso dell’armonia dei colori analoghi è proprio la “mancanza”, qualcosa che non c’è ancora o che non c’è più. È l’armonia ideale per esprimere malinconia.

Van Gogh (1853–1890), Ulivi. È più potente il colore che vediamo o quello che immaginiamo?

Nel quadro di Van Gogh qui sopra manca probabilmente il giorno che con la sua luce aggiungerà i “colori mancanti” che per ora sono lasciati all’immaginazione dell’osservatore.

Oppure mostra semplicemente l’incombere della sera, di una fine generale, che inizia a far scomparire i colori e il senso della vita che ad essi si associa.

Nel quadro iniziale di Wilmer manca, forse, la “gioia” o forse tutto il resto del mondo al di là delle due protagoniste.

Nel quadro di Monet Ninfee, l’armonia analoga (blu, verdi, azzurri) è solo spezzata dall’intrusione di complementari (gialli, rossi), che più che rappresentare una realtà, sono un’ultima ancora di salvezza o una promessa.

Si potrebbe dire che l’armonia analoga utilizza uno dei trucchi che rende le opere artistiche, soprattutto dall’impressionismo in poi, più potenti: aggiungere il contributo dell’osservatore.

Il pubblico è il complemento finale delle migliori opere d’arte, non è semplice spettatore ma contribuisce al loro significato. Grazie all’armonia analoga, il pubblico è partecipe all’opera d’arte stessa.

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