Consigli pratici e immediati per scegliere un giusto abbinamento di caratteri
Questa è una guida molto pratica per scegliere un abbinamento di caratteri. Penso sia un articolo per principianti della grafica, per chi ha bisogno di andare subito al sodo o per chi si è perso qualcosa di importante per strada...

Sommario
In copertina, foto di Brett Jordan
Introduzione
Quali font scelgo per il mio impaginato e come li abbino? È un cruccio costante in qualsiasi lavorazione grafica. Questo articolo ti suggerisce alcuni degli abbinamenti più di successo.
Gli scritti sul soggetto abbondano. Partono spesso da lunghe descrizioni sulle caratteristiche dei caratteri tipografici, sulla loro storia ecc. Tutte cose interessanti e corrette che possono diventare importanti ma qui andiamo proprio sul pratico.
Niente lunghe teorie, niente, o quasi, “principi”. Ogni tanto serve una soluzione rapida come questa mentre si lascia alle “teste d’uovo” gli approfondimenti “filosofici”.
Di solito usiamo almeno due caratteri: uno per i titoli e uno per il testo. Spesso sono sufficienti per dare chiarezze e stile a un testo.
Come li scelgo? Puoi fornirmi degli esempi? Calma, ecco quello che ti serve.

Sebbene non sia un amante dei “tecnologismi”, sono tuttavia convinto che esiste un livello minimo e necessario di conoscenza per affrontare lo studio di un soggetto come questo.
Il paragrafo che segue rappresenta la mia unica pretesa teorica.
Carattere e Font. Facciamo chiarezza
In questo articolo il termine “carattere” e il termine “font” sono usati in modo intercambiabile anche se, a essere corretti, il primo termine si riferirebbe alle caratteristiche grafiche o visive mentre il secondo al file del carattere.
Così Times è un carattere, mentre Times.ttf è il font corrispondente. Poiché nell’uso comune li troveremo usati in modo intercambiabile, così farò anch’io in questo articolo.
Un font o carattere è un appellativo univoco, ad esempio: Times Bold. Una Famiglia di font è invece l’insieme dei font e dei caratteri simili, ad esempio Times Bold + Times Regular + Times Bold italic + Times italic è la famiglia Times.
Se il vostro testo usa Times Bold e Times regular, sta usando due font appartenenti alla stessa famiglia di caratteri.
Le moderne famiglie di caratteri possono disporre di decine di font diversi: thin, regular, medium, heavy, black e poi thin italic, medium italic, bold italic… e ognuna disporre a sua volta di larghezze diverse… I font variabili hanno introdotto un numero quasi infinito di varianti per ogni carattere.
Google Font e Adobe Font sono le fonti principali di caratteri di liber (o quasi) utilizzo, sia per la stampa che per il web. Per Adobe Font è necessario una abbonamento ad Adobe Creative Suite (che ogni grafico professionista ha).
Nel leggere l’articolo fai riferimento a questa immagine e alla nomenclatura indicata. Capirai poco altrimenti. In particolare devi comprendere il termine corpo, che è l’altezza complessiva del carattere (dalle estremità dell’ascendente al discendente) e occhiello.
Scegliere il font giusto: considerazioni iniziali
Io direi, innanzitutto, che non esistono caratteri “migliori o peggiori” ma di sicuro esistono caratteri con personalità diverse.
Sicuramente esistono caratteri coi quali abbiamo più confidenza ma questo è un altro discorso e tenete presente che dovreste uscire dalla vostra “comfort zone” se volete produrre un impaginato raffinato e magari divertirvi un po’.
Quelli con l’occhiello grande, per esempio, (vedi l’immagine per la definizione di occhiello) sono più leggibili a parità di dimensioni e sono in genere considerati più moderni e più adatti al web. Quelli con l’occhiello piccolo sono considerati più eleganti e “retrò”.
In generale, testi tecnici o che vogliono dare un tono moderno al messaggio prediligono un carattere dritto senza grazie (sans-serif). I caratteri fantasiosi sono, invece, di solito riservati a messaggi più “frivoli” o di intrattenimento oppure sono usati per creare dei contrappunti isolati.
Sarebbe tuttavia un grande errore diventare troppo logici e schematici poiché la creatività è ricerca di nuove logiche e schemi. Restiamo pronti perciò ad uscire dagli schemi tenendo i piedi per terra.
Come scegliere il font e abbinarlo. 5 passi fondamentali
1. Prendete confidenza coi contenuti
Se non l’avete scritto voi, assicuratevi di sapere almeno di cosa tratta lo scritto sui cui lavorate. Il font scelto fa parte del messaggio, è in sé comunicazione.
2. Cominciate scegliendo solo il font del corpo principale
Questo è veramente un consiglio di enorme utilità pratica: all’inizio riportate tutto il testo con lo stesso tipo di carattere, della stessa dimensione. Titoli e contenuto. Resettate tutto insomma e concentratevi solo su un unico carattere.
Impostate la misura – corpo – e applicate il font principale a TUTTO il testo. Questo vi schiarirà le idee e vi porrà sulla giusta strada.
Ora disponete di un carattere “dominante” attorno al quale, creare il giusto contrappunto.
3. Lavorate sulla gerarchia
la scelta del font giusto è in relazione alla gerarchia dei contenuti, con la quale si intende l’ordine o schema di lettura. Se questa non è chiara e definita è impossibile assegnare in modo corretto i caratteri.
A volte il testo sui cui si lavora è stato scritto di getto, i titoli ci sono ma non sono evidenziati. Alcuni potrebbero mancare.
Individuate il titolo principale e poi i titoli per i paragrafi. Negli impaginati complessi, come le riviste, avrete anche altri elementi oltre al testo principale quali box, recensioni, rubriche o altro.
Anch’essi vanno individuati.

4. Scegliete il carattere dei titoli
Ora che avete individuato la gerarchia dei contenuti è possibile scegliere il font per i titoli. Il carattere dei titoli deve essere diverso da quello del corpo principale. Di solito si aumenta di almeno due punti e si sceglie un carattere che crei contrasto.
Quanto contrasto? Visto che va creato, che sia netto. Per esempio, un carattere dritto, un Helvetica o un Arial per i titoli assieme a uno con grazie, come un Times o un Garamond per i testi principali.
Bisogna evitare l’usare caratteri di famiglie diverse entrambi dritti o aggraziati, come un Garamond per i titoli abbinato a un Times per il testo principale.
Questo è l’errore peggiore che si possa fare nell’abbinare caratteri a meno che non si sia dei “geni creativi” e si sappia esattamente cosa si sta facendo.
Se vogliamo usare due caratteri dritti o due con grazie, sia per i titoli che per il testo principale, devono quindi essere della stessa famiglia ad esempio un Garamond Regular per il testo corpo 12 e un Garamond Bold corpo 14 per i titoli di paragrafo.
Un contrasto scarso apparirebbe come errore e, piuttosto che “dare ordine”, darebbe… fastidio. È una sorta di “indecisione” del linguaggio.
È una questione di armonia
Si potrebbe fare un paragone con le armonie cromatiche. Immaginate i titoli e il testo principale come due colori e immaginate di dover creare un’armonia.
Può essere “complementare” quando lo stacco è netto (serif + sans-serif, quindi due famiglie di font diversi), può essere “monocromatica” quando si usa la stessa famiglia variando dimensioni e peso (helvetica normal + helvetica bold, quindi stessa famiglia di font).
Ma non può essere sia “complementare che monocromatica”.E quando si sceglie “un’armonia” tale dovrebbe rimanere nel corso dell’impaginato.
5. Scegliete il font degli altri elementi
Come accennato, in un impaginato complesso, come una rivista, un manuale o un catalogo, avremo la necessità di usare altri font.
Sempre mantenendo la regola del “minimo indispensabile” una soluzione potrebbe essere quella di usare delle varianti per i caratteri già usati e rimanere su due famiglie di caratteri o addirittura una.
Si può comunque arrivare a tre, più raramente a quattro famiglie diverse se non per qualche font usato giusto come contrappunto. La “vivacità” della pubblicazione gioca il suo ruolo.

Esempi di accoppiamenti di font
Sono possibili molti interessanti accoppiamenti di caratteri. Eccovi un’utilissima tabella di riferimento in pdf. (sorgente: bonfx.com. Consiglio di visitare il sito per una spiegazione esauriente).
Ma, con le semplici logiche qui espresse, potete comunque trovare le vostre regole e soluzioni seguendo il vostro semplice estro e creatività.

Maiuscolo, maiuscoletto, varianti
Interessanti varianti utili a trasmettere sia gerarchia, sia messaggio, possono essere ottenute col medesimo unico carattere tramite il maiuscolo e il maiuscoletto.
Maiuscolo e maiuscoletto, sono parte delle centinaia e ormai migliaia di simboli diversi (glifi) contenuti in un singolo font (il file del carattere, ricordiamo).
Parole tutte maiuscole o tutte maiuscoletto sono utili in molte circostanza: per evidenziare titoli, sigle, intestazioni per esempio.
Il distanziamento dei caratteri e la distorsioni sono anch’esse soluzioni fattibili se usate con molta moderazione magari nei titoli principali dove si può essere più creativi.
Ad esempio si può aumentare esageratamente il distanziamento tra un lettera e l’altra o avvicinarlo quasi a sovrapporre i caratteri.
Distorcere il carattere, allungarlo o allargarlo non è invece consigliabile. Questo perché i caratteri, essendo ottimizzati per certe proporzioni, perdono armonia.
Per approfondire
Se volete approfondire il tema, il web è pieno di interessanti siti, a volte dal taglio molto professionale. Il link di cui sopra è già un esempio molto valido. Ve ne do un’altro dove potete scaricare un pdf, molto ben fatto (scarica qui la guida sulla scelta del carattere tipografico- 32MB).





















