Il punto, la virgola e una specie in via d’estinzione…

Questa è un'altra delle mie sfacciate guide istantanee dedicata, questa volta, ad alcune semplici regole grammaticali. Dopo vent'anni che faccio il designer e che scrivo (vengo perfino pagato per questo senza dover ricattare nessuno) e dopo aver consumato il Manuale di stile Zingarelli a forza di consultarlo, ho pensato di poter dire la mia...

Sommario

Naturalmente questa guida è pensata per chi “fa da sé”… per le proprie lettere di presentazione, i propri depliant, le proprie pagine web… Parliamo delle regole di base sull’uso della punteggiatura. Cose tra le più semplici e le più malcomprese allo stesso tempo.

Ma cosa ci sarà mai da imparare sull’uso della virgola, del punto, del punto e virgola? Poco per gli esperti di scrittura. Tanto, per il comune mortale o per chi si –crede – esperto, almeno a giudicare dalle enormi indecisioni e dai frequenti errori che si leggono qui e là.

Vediamo come rimediare allora grazie anche all’aiuto del sito web dell’Accademia della Crusca, la più antica accademia linguistica al mondo, l’espressione istituzionale più autorevole in fatto di linguaggio e quindi di grammatica.

Virgole e compagnia bella. Cosa rappresentano?

Indica una pausa breve ed è il segno più versatile, può infatti agire all’interno della proposizione, ma può anche travalicarne i confini e diventare elemento di organizzazione del periodo nella sua funzione di cesura fra le diverse proposizioni — Accademia della Crusca.

Come tutti gli automatismi, anche l’apposizione di questi semplici segni sulla nostra pagina rischia di perdere il suo significato per strada e diventare vittima di arbitrari e complicazioni inutili.

Virgole, punti, punti e virgole sono semplicemente pause nel discorso. In realtà non sono più di questo. Hai presente quando parli con qualcuno e ogni tanto ti fermi o rallenti per dare un senso preciso o particolare alla frase o per renderla più comprensibile?

Ecco, quando si scrive, in quel momento, si mette uno di quei segni: «Prima ti ho detto che mi piace molto la pizza ma, [pausa] ripensandoci, [pausa] il piatto che preferisco è la carne alla brace».

Nel linguaggio scritto questi piccoli segni fanno molto. Una stessa frase può assumere sfumature di significato diverse a seconda della posizione di questi segni proprio come nel linguaggio parlato la pausa può fare la differenza.

«Ieri sera con gli amici mi sono divertito molto» invece di: «Ieri sera con gli amici mi sono divertito. Molto». Una pausa netta prima di “molto” dà enorme importanza alla parola che segue o fa sembrare che ci si fosse dimenticata un’importante specificazione.

La differenza è nei dettagli… e nella virgola

Come nell’esempio sopra, questa pausa concettuale a volte fa la differenza:

  • Mio papà, Antonio, fa l’operaio.
  • Mio cugino Antonio fa il cameriere.

Forse non hai nemmeno notato la differenza ma sono sicuro che hai capito le due frasi in modo diverso.

Nel primo caso, la parola “Antonio” è accessoria, una specificazione ulteriore che aggiungo solo per far conoscere il nome di mio padre (potrei omettere tale informazione e la frase avrebbe un senso ugualmente), è una parte a sé stante del discorso e quindi va preceduta dalla virgola. Sarebbe come dire «Mio papà, che si chiama Antonio,…».

Nel secondo caso la parola “Antonio” è assolutamente necessaria perché si suppone che abbia diversi cugini. È quindi parte integrante e la frase va detta tutta di fila, senza pause.

Un altro esempio:

  • Per dirla, brevemente, ho avuto degli impegni.
  • Per dirla brevemente, ho avuto degli impegni.

Nel primo caso voglio enfatizzare il “brevemente” alludendo che ci sarebbe molto altro da dire, quel “brevemente” assume quindi un significato accessorio, a sé stante, un intercalare ironico nel mezzo della frase.

Nel secondo caso non vi è tono polemico ma solo la volontà di non sprecare troppe parole e quel “brevemente” fa parte integrante della proposizione. Questo “per dirla brevemente” significa semplicemente quello che dice.

Il punto. Prendiamoci una pausa

Il punto (anticamente punto fermo, maggiore, stabile, finale o periodo) si usa per indicare una pausa forte che segnali un cambio di argomento o l’aggiunta di informazioni di altro tipo sullo stesso argomento — Accademia della Crusca

Questo segno di punteggiatura è spesso usato in misura abnorme, in sostituzione della virgola. Come la definizione sopra insegna, determina uno “stacco molto netto”, un “cambiamento di direzione” del discorso.

Quando è seguito da un ritorno a capo, lo stacco è ancora più importante, quando, oltre al ritorno capo, si usa un’interlinea vuota, è proprio un’altra storia!

Il punto rappresenta una pausa lunga nel discorso. Pausa che esprime la volontà di iniziare un concetto nuovo, di enfatizzare elementi del testo o di darne un senso particolare (ed è anche molto utile per non dover battere ogni volta il record di apnea quando si parla o si legge!).

Se le frasi sono lunghe e complesse meglio quindi usare il punto tra di loro. «Oggi sono arrivato in ritardo per lo sciopero degli autobus che ha ritardato tutti gli automezzi, spero non duri anche domani. [tiro il fiato e inizio un nuovo concetto] Anche Giulia è arrivata in ritardo, per lo stesso motivo».

Come dicevo, posso usarlo anche per pause che danno enfasi al discorso come in questo caso: «Disciplina. Coraggio. Onore. Questo è un soldato». Potevo anche usare delle virgole, ma così è molto più… marziale.

Il punto rappresenta un cambiamento di rotta nel discorso: «La giornata di oggi è stata molto faticosa per tutti, tanti impegni e scadenze che si sono accumulati. [giornata finita] Domani dovrebbe essere più rilassante, speriamo.»

Poche virgole e pochi punti in un testo equivalgono ai discorsi di qualcuno che parla in continuazione, senza fermarsi, senza ascoltare, senza lasciarci il tempo di riflettere od obiettare, senza farci capire quando ha finito un concetto e ne ha iniziato uno nuovo. Un casino stare ad ascoltarlo.

La specie in via d’estinzione: il punto-e-virgola

Il punto e virgola segnala una pausa intermedia tra il punto e la virgola e il suo uso spesso dipende da una scelta stilistica personale. […] serve a indicare un’interruzione sul piano formale ma non sul piano dei contenuti — Accademia della Crusca

In un certo senso è una specie di “forse”. E nel “forse” molti… non lo usano mai. In effetti è un elemento della punteggiatura che ormai necessita della salvaguardia del Wwf. Ma merita di essere usato, a volte ci vuole proprio, come negli elenchi.

“Misure:

  • larghezza cm 36,5;
  • altezza cm 48,0;
  • profondità cm 20,0.”

È anche più comodo quando l’elenco è continuo (non si va a capo): “Ministro dell’Agricoltura; Ministro dell’Istruzione; … ” Quando l’elenco non è una sequenza di proposizioni (frasi con senso compiuto), è meglio la virgola: Erano presenti: Carlo, Maria, Marta, Francesco, Giuseppe.

Le interruzioni sono prevalentemente “formali”, non determinano una diversa interpretazione dei contenuti o del tono della frase come con la virgola.

Grammaticalmente non ci sarebbe nulla di sbagliato nell’usarlo più spesso quando, appunto, si vuole semplicemente intendere una pausa intermedia tra la virgola e il punto ma la tendenza a semplificare il linguaggio (non per forza deprecabile) ne ha quasi decretato la scomparsa dai nostri testi.

Mai uno spazio prima della punteggiatura

Virgola, punto, punto e virgola e la maggior parte dei segni di punteggiatura allo stesso modo, seguono immediatamente la lettera precedente e sono seguiti da uno spazio.

Un errore ancora abbastanza frequente è far precedere il segno di punteggiatura da uno spazio. (Rif. Il nuovo Manuale di Stile – Zingarelli ed.)

Scorretto: «Ho fatto colazione con uova , prosciutto , frutta». Corretto:«Ho fatto colazione con uova, prosciutto, frutta» (una colazione con pochi carboidrati e con le virgole al posto giusto come piace a me).

Oltre ad essere grammaticalmente scorretto, lo spazio prima della punteggiatura crea anche grossi problemi nell’impaginazione dei testi, proponendoci a volte il segno di punteggiatura da solo proprio a inizio riga successiva.

Conclusioni

Dovremmo aver capito che questi segni di punteggiatura sono spesso una scelta e sono intercambiabili in base al senso e all’enfasi che vogliamo dare alle parti del discorso e alle singole parole.

È il significato di ciò che scriviamo che ne determina l’impiego. La grammatica è uno strumento in funzione della comunicazione.

Ribadiamo il concetto iniziale: tali segni rappresentano quella che nel linguaggio parlato è una pausa, una pausa che a sua volta segnala un cambiamento di significato, uno sviluppo o l’inizio di un nuovo ragionamento.

Mentre il loro uso è obbligatorio nei casi evidenti in cui ci sia una deviazione dal discorso principale, in altri è una scelta, a volte anche di semplice stile. In tal caso è comunque necessario mantenersi coerenti all’interno dello stesso scritto.

Forse non sono stato troppo sfacciato con le mie semplificazioni. Rimedio subito: virgola = poco cambiamento; Punto = molto cambiamento; Punto e Virgola = una via di mezzo. E che se ne facciano una ragione gli esperti dell’Ufficio Complicazione Affari Semplici!

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