La mia nuova definizione di design: bellezza accessibile
Cosa ci costa osservare l'ovvietà: "le cose belle ci attraggono e ci fanno stare meglio"? E allora, servono motivi migliori per creare "cose belle"? Una nuova "definizione di design" potrebbe scaturire quindi da tale osservazione e offrirci un nuovo punto di vista sul ruolo del design e del graphic design

Sommario
La sedia Thonet. Nel 1859, Michael Thonet rivoluzionò il mondo del design industriale con l’invenzione di una tecnica di curvatura del legno a vapore. Questa tecnica gli permise di produrre sedie e altri mobili in legno curvato con una grande precisione e una sorprendente leggerezza. Un ottimo esempio di “bellezza accessibile”
La Bellezza è un lusso?
Nell’architettura, nel design, nell’arte e nella cura delle piccole cose, la ricerca della bellezza ha un valore così grande che è sempre stato un’obiettivo trascinante delle civiltà.
Una società che non investe nella bellezza è una società decadente, moralmente e spiritualmente, ed è destinata all’oblio assieme ai suoi “solidi e concreti” interessi.
Ma la bellezza sembra avere un prezzo così elevato che solo una società che non è disposta a “viver come bruti” è disposta a pagare.
La bellezza è quindi un lusso? In realtà, il design ci propone molti esempi di bellezza che sono anche relativamente economici come la sedia mostrata a inizio articolo, la macchina da scrivere Olivetti, l’iMac.
Il “parente” graphic design ci propone bellezza prestata alla comunicazione quotidiana capace di contribuire al profitto o all’informazione.
La discriminante tra il bello e il brutto non sembra essere il denaro ma, piuttosto, le capacità, l’ingegno, l’etica del lavoro, la lungimiranza e, a includere ogni cosa: la cultura, del produttore e dell’utente finale.
Quanti elogi spreca l’uomo moderno per quegli artisti passati che hanno dato forma alle più belle città ed arricchito i nostri musei e i nostri paesaggi… forse è un modo per compensare la pedanteria e la poca fiducia con cui si occupa oggi della formazione dell’artista.
Il vero ruolo della bellezza
Qui azzardiamo a dire qualcosa in più rispetto a quando affermava il celeberrimo architetto F.L. Wright (1867-1959): “La forma e la funzione devono essere una, unite in una unione spirituale”. In effetti, questa potrebbe essere una perfetta sintesi di Design.
La mia tesi è diversa: che la bellezza di per sé stessa sia l’obiettivo. Non va semplicemente a braccetto col design come la perfetta logica di Wright ci dice. Ne è la ragione d’esistere.
Potremmo quindi intendere design e il graphic design come “servitori” capaci mettere d’accordo interessi economico/pratici e interessi “estetici”.
La mia non è questione di saperla lunga tanto da sfidare i miti del design e dell’architettura. Casomai un disperato tentativo di offrire un contributo piuttosto che una pedante lezione.
Di definizioni di “design” e di “bellezza” siamo stracolmi ma non mi va di ripetere il trito e ritrito o il “pensiero medio da Chatgpt”. Preferisco osare e perfino sbagliare di mio.
La natura estetica umana
Chissà, forse l’uomo è un “essere estetico” intrappolato in esigenze materiali e il design è un appiglio fragile e unico. Una visione piuttosto romantica, ma il bisogno di divertirsi con forme, colori e materia è un fatto evidente.
Cosa ci costa osservare l’ovvietà: “le cose belle ci attraggono e ci fanno stare meglio”? Ci servono veramente motivi migliori per creare “cose belle”? Io non credo ci siano bisogno di scuse e “concreti motivi razionali”.
L’artista si è sempre sentito un disperato alla ricerca della bellezza, almeno fino a quando qualcuno non gli ha scucito qualche bell’assegno e allora si ritrovava ad essere un po’ meno disperato del solito…
Ma egli non sa quanta disperazione sottaciuta cova nel cittadino modello con la sua routine. O forse lo sa…
Le sedie Thonet sono uno dei tantissimi esempi, ottimamente riusciti, che hanno saputo rendere la bellezza accessibile e presente nel quotidiano. Un “appiglio” ben costruito, un’ottima scusa per promuovere il bello.
Si immagina spesso la bellezza custodita in spazi esclusivi: gallerie d’arte, negozi di lusso, contesti elitari vari, rilegata a una dimensione temporale passata.
Se non è la mancanza di denaro il vero responsabile di questo scenario, chi si adopera per minare in tal modo la bellezza? Forse filosofie “del guadagno immediato”, forse la critica autoritaria, forse l’ignoranza mascherata dal libero pensiero del “tutti siamo creativi” o che “è bello ciò che piace”.
Ma la bellezza sembra possedere un forza capace di liberarla dai confini élitari ed angusti della prepotenza e dell’ignoranza anche se la fuga spesso richiede tempo e patemi vari.

Bellezza come specchio della realtà
Se la bellezza diventa più accessibile, anche la realtà del quotidiano lo diventa. È quasi un’altra mia teoria oltraggiosa.
Ce ne vuole a dire che l’immaginazione aiuta a comprendere la realtà, ma in poche righe vi convincerò.
Una campagna pubblicitaria provocante o scioccante sfrutta il senso estetico per creare emozioni negative o riflessioni.
L’artista o il grafico lo usa come onda portante per comunicare il suo messaggio (o quello del committente).
Il designer usa la bellezza per diffondere un senso più pratico e per scoprire nuovi metodi e materiali.
Nessuno come i più grandi scrittori, pittori, scultori o fotografi, designer e grafici ha saputo trasmettere nel modo più crudo e drammatico la realtà quotidiana.

Così, la ricerca della bellezza, non è “dipingere un mondo rose e fiori” ma, al contrario, rendere la realtà più reale, sviluppando il modo più sopraffine di comunicarla.
In questo risiede l’importanza sociale della bellezza e la spiegazione di come essa sia vitale per il progresso sociale.
Parafrasando il filosofo americano Hubbard: “viviamo in un solvente universale che si chiama ‘comunicazione’ e l’espressione più alta di questo soggetto è l’arte”.
Perciò cosa succede se non si dà spazio all’immaginazione? Se per rispondere ti serve un aiutino, te lo faccio dare da un tipo geniale. Un certo Einstein lo sintetizza così:
La logica ti porterà da A a B. L’immaginazione ti porterà ovunque — Albert Einstein
Una società che reprime l’artista e il suo “derivato” graphic designer o che si permette di dettarne i confini è una società che crede di essere realista ma che ignora la realtà delle cose.
Una società che non incoraggia o addirittura punisce l’artista, esplicitamente o in modo velato, con restrizioni e falsi insegnamenti accademici o, all’opposto, con la filosofia del “tutti siamo artisti”, è una società in declino. È una società che ha smesso di osservare, comprendere e perfino di agire.
L’Umanesimo, il Rinascimento e correnti artistiche e letterarie in genere non hanno prodotto opere pittoriche, grafiche o letterarie ma il volo, l’automobile, il viaggio spaziale così come i concetti di uguaglianza e libertà.
Hanno prodotto il mondo che viviamo adesso.

Il vero ruolo del Graphic Design
In effetti la mia asserzione sa un po’ di sfida: il vero ruolo del graphic design è rendere la bellezza accessibile e praticabile. Potrebbe essere il Purpose (proprio nel suo significato di marketing) di ogni designer e designer grafico.
Il design accompagna la progettazione industriale in una sfera più nobile e di maggior valore che supera la mera praticità e al contempo aggiunge tramite la bellezza ulteriore praticità, valore in genere e accettazione.
Il graphic design “si abbassa” alle esigenze commerciali per elevare il prodotto a un significato che comprende un servizio sociale: diffondere bellezza.
Il graphic design, cugino e supporter del design industriale, è un elemento che arricchisce il significato dell’esperienza umana, stimola emozioni e promuove il benessere aggiungendo percezioni visive più ricche e significative.
Il graphic design è connubio di informazione ed estetica ed include la capacità di ispirare. Potremmo sintetizzare così il gravoso compito del graphic designer.


Il design e il graphic design come investimento culturale e sociale
Investire nel design di qualità non è solo un gesto estetico, ma, come abbiamo visto, un atto di vera responsabilità sociale. Come si diceva, la bellezza ha un impatto diretto sulla felicità e sulla produttività delle persone.
Va tanto di moda la “sostenibilità” sociale, eppure in tutta la sua propaganda mancherebbe la parte più importante: l’impegno a diffondere bellezza.
Ambienti, prodotti e paesaggi visivamente curati migliorano l’umore, riducono lo stress e promuovono un maggiore coinvolgimento. Generano orgoglio e partecipazione. In sostanza: ci rendono più felici.
La produzione di materiali visivi e prodotti di qualità diventerà cultura. Basti pensare ai poster pubblicitari del Futurismo o ai progetti grafici delle campagne politiche degli anni ’60: non erano solo mezzi di comunicazione, ma veri e propri manifesti capaci allora di creare un’epoca e ora di raccontarla.
Rendere la bellezza accessibile significa avvicinare le persone a un mondo migliore e significa al contempo renderle più capaci di crearlo.
Ogni volta che scegliamo di produrre un poster, un catalogo, un’insegna o una rivista con un design curato o di realizzare un prodotto che sia anche e semplicemente “bello” contribuiamo a elevare l’esperienza quotidiana.
E in un’epoca in cui la bellezza può essere il rimedio al caos, vale davvero la pena di investirci o, almeno, di provarci.




