Struttura della rivista. Lo schema di successo
Come deve essere la struttura di una rivista? Quali sono le sezioni principali e in che ordine vanno disposte? Niente creatività e ghirigori vari, in questo articolo andiamo a descrivere lo schema nudo e crudo di successo più consolidato per un periodico

Sommario
E se la chiamassimo “Rassegna”?
Il nome sarebbe perfetto in effetti, in linea col suo significato originario: “esposizione di molti argomenti”. La rivista è forse la pubblicazione editoriale più complessa, uno “show” fatto di tanti racconti differenti, uno spettacolo del sabato sera (se sei vecchio la capisci meglio) su carta.
Una volta c’era anche uno spettacolo teatrale che si chiamava “Rivista”. È la stessa cosa dal vivo invece che su carta: il comico, il cantante, l’attore, le ballerine, gli sketch e il presentatore naturalmente.
Come mettere d’accordo soggetti così diversi? Secondo i buoni principi del graphic design e della comunicazione in generale, un qualche filo conduttore e un qualche ordine va messo in conto, giusto per non sembrare dei pazzi farneticanti. Nella rivista il filo conduttore era garantito dal presentatore ma nella… rivista chi lo fa?
In questo articolo approfondiamo una parte della risposta: l’organizzazione dei contenuti. Giusto per sembrare un po’ meno folli (senza eccedere, però).
Struttura della rivista: il principio base
Nel progettare una rivista, un principio fondamentale ci viene in soccorso: la coerenza. Prima ancora della struttura e della formulazione di uno stile generale preciso, il principio di coerenza è la linea guida maestra della progettazione di una rivista.
La singola rivista deve seguire un chiaro filo conduttore o una logica e ogni numero deve essere organizzato secondo il medesimo schema. Il lettore va aiutato, non disorientato con continui cambiamenti.
Le “sorprese” ogni tanto servono ma dovrebbero rientrare o essere subito ricondotte a un logica prevedibile. Perfino una rivista “caotica” segue un filo conduttore: il “caos”, e va bene, se quello è il nostro messaggio o il nostro stile. Il lettore sa cosa aspettarsi comunque anche se il pubblico capace di apprezzare questo stile potrebbe restringersi.
Sembra un non-senso ma lo sembra di meno se riduciamo tutto a un principio ancor più basilare: essere fedeli a sé stessi. Vuoi il caos? Crea il caos, ma non generarlo per sbaglio, questo non è mai accettabile.
Lungi da me quindi il mettere qualsiasi tipo di freno o gabbia. Nulla ci vieta di essere creativi o addirittura “trasgressivi” a go-go come alcune riviste sono, ma proprio perché ci si propone con qualcosa di molto originale, è ancora più importante essere consapevoli di ciò che si sta “violando” e della struttura standard.
Teniamolo presente, prima di perderci in svolazzi creativi o, peggio ancora forse, prima di rimanere impantanati timorosi di qualsiasi sperimentazione: la coerenza è l’aspetto centrale nella progettazione di una rivista.
Coerenza all’interno del singolo numero, data dall’ordine delle sezioni e dallo stile grafico generale e coerenza rispetto ai numeri precedenti e successivi, garantita da un progetto grafico solido e versatile.
Tipi di riviste e struttura editoriale
Sebbene, come vedremo, esistano chiaramente elementi comuni nella struttura di riviste anche di settori molto distanti tra loro, la loro disposizione, importanza strategica e funzione possono variare in base all’argomento generale.
- Una rivista scientifica privilegia una struttura rigorosa, con sotto-sezioni come abstract, introduzione, metodologia e bibliografia, e tende a ridurre al minimo gli elementi visivi o le rubriche più “leggere” (che però, a mio umile parere, non guasterebbero se usate con misura anche in tali soggetti). Un buon esempio è la rivista Le Scienze.
- Una rivista letteraria, al contrario, può alternare racconti, poesie e saggi critici senza uno schema fisso, dando spazio alla varietà dei contributi e alla creatività. Un bellissimo esempio è la rivista Nuovi Argomenti.
- Le riviste di moda o lifestyle, invece, adottano una struttura molto visiva: grandi immagini, titoli brevi, numerose rubriche e sezioni tematiche fisse (moda, bellezza, viaggi), pensate per una consultazione rapida e segmentata. Puoi prendere come esempio Vogue Italia.
È quindi fondamentale essere consapevoli del genere di rivista che si sta progettando: scientifica, letteraria, culturale, divulgativa, di settore, scolastica ecc.
Questa consapevolezza è indispensabile non solo, come è ovvio, per identificarne i contenuti, ma anche per comprenderne la logica editoriale: ogni genere adatta la propria struttura in funzione del pubblico e degli obiettivi comunicativi.
La rivista si adatta quindi, ma tre capisaldi risultano quasi inattaccabili…
Struttura della rivista: le 3 sezioni principali
Ora siamo pronti per considerare quella che nel corso dei decenni è andata ad affermarsi come la struttura più comune dell’impianto di una qualsiasi pubblicazione periodica, rivista commerciale o house organ (rivista azienale) che sia.
Concentriamoci sull’interno, dando per scontato che esiste una parte iniziale e finale costituita dalla copertina.
Quali sezioni compongono una rivista? Nello schema essenziale più comune, la struttura ha tre parti principali:
- Attualità, novità, opinioni
- Articoli principali
- Informazione
Possono esistere sfumature e varianti, così come altre “filosofie” e altre spiegazioni teoriche che includono più sezioni o sottosezioni.
Se dovessi però stringere all’osso la narrazione completa, non si potrebbe prescindere da questi tre elementi fondamentali e, a ben esaminarli, in essi potremmo includere ogni parte di una rivista senza scendere in inutili complicazioni.
Perché questa struttura funziona? Perché è il modo in cui si parla alla gente o il modo in cui parla chi si fa capire meglio dalla gente: prima offri un accenno molto realistico, calato sul problema, sull’attualità. Poi inizi a parlare in modo approfondito, ora che hai l’attenzione. Alla fine saluti e ti metti d’accordo per incontarti di nuovo. Giusto?

1. La sezione Attualità
Contenuti tipici di questa sezione sono:
- editoriale;
- indice;
- notizie brevi, flash ;
- agenda (pillole molto attuali, notizie fresche, eventi imminenti);
- lettere, commenti dei lettori (il dialogo col pubblico).
È uno spazio dedicato a chi lavora nella redazione e ai giornalisti “di punta”. Contiene anche brevi notizie molto attuali. Troviamo quindi “news”, anticipazioni dei contenuti interni, fatti e avvenimenti in linea col soggetto principale della rivista. Una sorta di “telegiornale” su carta.
In un periodico aziendale potrei inserire l’intervista a un nuovo membro del consiglio, l’inaugurazione di una nuova linea di montaggio, la consegna di un nuovo servizio, novità tecnologiche del settore, discussioni su nuovi regolamenti e leggi.
È lo spazio delle opinioni influenti e autorevoli. Vi scrive il capo redattore della rivista o addirittura il direttore, vi scrivono anche i giornalisti più importanti con articoli che anticipano i contenuti successivi e offrono il loro punto di vista su avvenimenti e soggetti.



2. La sezione Articoli (Features)
In questa sezione troviamo di solito:
- servizi di copertina (articoli principali legati al tema in evidenza);
- articoli di fondo (analisi, inchieste, reportage, interviste di peso);
- dossier, speciali (raccolte tematiche su un argomento specifico).
I contenuti di questa parte sono trattazioni approfondite, dettagliate e precise, non necessariamente di strettissima attualità anche se valutate in base ai trend di interesse del momento.
Per continuare il paragone, se quello di prima era il telegiornale, questo è “l’approfondimento giornalistico”.
Gli argomenti trattati sono quindi spesso allineati sul focus del numero in uscita e possono uniformarsi di volta in volta ad un soggetto o aspetto di attualità o semplicemente essere selezionati in base a piani e programmi aziendali o editoriali.
Gli argomenti sono sviscerati nei dettagli e ben corredati di immagini di alta qualità, diagrammi, schemi e quant’altro possa servire a rendere agevole un’approfondita lettura. È il cuore della rivista, la parte più importante e curata.
All’interno degli articoli possiamo trovare perfino gli “ospiti”, con dei brevi “articoli negli articoli” o con una intervista dedicata. Possiamo trovare anche una piccola sezione informativa contenente, per esempio, la revisione di un libro o l’appuntamento a un evento.
Un articolo lungo e complesso potrebbe essere visto come “una rivista nella rivista” e organizzato di conseguenza.


3. La sezione Informazioni
Qui troviamo:
- rubriche fisse: moda, cultura, libri, tecnologia, lifestyle;
- recensioni, consigli;
- anteprime; “nel prossimo numero” ( anticipazioni numeri futuri).
I contenuti di tale sezione vanno da piccole cose come “l’elenco dei rivenditori” a racconti veri e propri. Può contenere moduli di richiesta, informazioni di contatto.
Contiene a volte recensioni di libri e film, un catalogo con tanto di modulo d’ordine.
Idealmente tale sezione dovrebbe essere in grado di creare una certa aura di mistero e curiosità attorno al prossimo numero così da creare desiderio e attesa nel lettore. Forse è questa la missione più importante.
Potrebbe anche contenere articoli brevi che saranno, o meno, approfonditi in futuro o rubriche che, come dei programmi di tarda serata, tanto per continuare con le stesse metafore, riproporranno a ogni numero un’esposizione ispirata all’argomento generale di taglio scientifico, tecnico, politico, economico…

Struttura della rivista e progetto
La progettazione grafica è in funzione di tale suddivisione e del brand editoriale. Non è un semplice abbellimento. Il progetto grafico servirà a guidare il lettore nel distinguere le diverse sezioni e ad orientarsi.
Esistono una infinità di trucchetti per creare tale ordine visivo e concettuale che i grafici esperti padroneggiano con disinvoltura. Vediamone alcuni.
Gabbia e colonne di testo
Variare il numero di colonne di testo. Il 3 è il numero perfetto anche in questo caso, perciò lo potremmo usare negli articoli principali e magari usare le due colonne nelle altre sezioni.
È tuttavia un mero esempio, da non prendere come regola. In definitiva variare il numero di colonne è uno degli strumenti da usare per identificare e migliorare la lettura delle sezioni.
Esso è naturalmente valutato anche in relazione alla larghezza della pagina. Riviste di taglio piccolo di solito non superano le due colonne, mentre pagine in formato A4 o superiore potrebbero sostenerne 4.
Non devono essere per forza di cose della medesima larghezza. Potremmo avere un colonna stretta vicino ai margini riservata alle didascalie e alle note, giusto per dare un esempio.
Variando la dimensione dei margini, delle colonne e degli spazi orizzontali possiamo dare il senso giusto alle diverse parti della struttura della rivista.
I caratteri
Dovremmo usare caratteri diversi per le diverse sezioni ma senza esagerare e mantenendo il senso di armonia.
Due con le rispettive varianti di solito è sufficiente per un rivista coi “piedi per terra”. Tre o quattro sono più difficili da gestire ma possono essere utili se non necessari.
Potremmo usare un carattere con grazie per gli articoli e uno senza per le rubriche, potremmo variare le dimensioni, potremmo invertirne l’uso nei titoli.
Tenersi ai principi dell’arte e della comunicazione
In generale lo studio dei migliori esempi e la comprensione delle leggi della composizione grafica e dei fondamenti della comunicazione e dell’arte rappresentano i reali strumenti su cui basare una impaginazione professionale.
Come accennato, nel progetto grafico di una rivista si possono sperimentare le cose più creative possibili purché si mantenga fermo un principio di coerenza e si tenga sempre in mente una vecchia massima: prima di essere trasgredite, le regole vanno comprese!
Il problema è che alcuni le buttano prima… Non fare questo errore, avvicinati al soggetto con umiltà. Ci sono due tipi di persone che trasgrediscono le regole consolidate: l’ignorante presuntuoso e il vero esperto.
Conclusioni
Questo articolo è stata una veloce carrellata sul tema “struttura della rivista”. Abbiamo appena sorvolato questioni di progettazione, di stile, di concetto, di brand.
Per questi e altri approfondimenti puoi riferirti al mio articolo: Il progetto grafico di una rivista. Se volete i dettagli e se volete diventare dei professionisti consiglio lo studio critico delle riviste più importanti o la lettura di un libro come quello citato all’inizio.
Ce n’è finché volete, dalla prima elementare al master accademico! E ovviamente serve tanta, tanta, tanta pratica.
Ad ogni modo, potrebbe già bastare se il vostro intento è, per esempio, una semplice rivista aziendale o un breve periodico gratuito. D’altronde le cose si imparano un po’ alla volta.
Se invece decidete di affidarvi a uno studio grafico, avete ora una comprensione di base per interloquire in maniera più proficua.
Un’ultima considerazione mi sorge spontanea. Certo sembra un luogo comune: il 3 è il numero perfetto. Eppure mi accorgo di quante volte questa cifra appaia anche nella grafica e nella struttura di un progetto grafico, qui e in altri articoli da me trattati e in altri soggetti.
Il motivo, secondo il mi parere, è che “il 3” è una logica che dà un discreto dinamismo e imprevedibilità senza però eccedere. Il “due” è troppo semplice, il “quattro” troppo statico.
Il nostro è un universo basato sull’equilibrio, quindi in un certo senso “sui numeri pari”. Sfrutando il “3” inizia a mettersi in moto qualcosa, nella grafica crea dinamiscmo perché ci spinge a partecipare per creare l’equilibrio che manca.
La vita deve essere un po’ “sbilanciata” se vogliamo un po’ di dinamismo, un po’ di movimento, no? Così, nel suo piccolo, lo deve essere anche il graphic design e la comunicazione in genere.
Da un principio simile potrebbe nascere la “regola dei terzi”. Applicata alla creazione di un gabbia, sia in verticale che in orizzontale, tale regola offre il giusto “movimento”.
Mi verrebbe da consigliare al principiante: “pensa sempre a una logica a tre” o “nel dubbio dividi tutto per tre”: tre sezioni, tre colonne, tre tipi di carattere…
Potrebbe sembrare un po’ schematico e “anti-creativo” e lo è di per sé ma partendo coi piedi per terra si può arrivare ovunque.
Come al solito, alla fine divento un po’ filosofo e allora rimedio consigliandovi un altro mio articolo sfacciatamente pratico cui vi rimando: Impaginazione professionale. Segreti e subdoli trucchetti.
Troverete i giusti approfondimenti e zero elucubrazioni per proseguire col lavoro di realizzazione di una rivista. Buon proseguimento.
L'autore
