La struttura di una pubblicazione periodica

2 mesi fa  •  Di  •  0 Commenti

Che sia un periodico commerciale, che sia una rivista aziendale, questo modello si mostra sempre molto valido per esporre con chiarezza i contenuti, per stimolare l'interesse del lettore e per facilitare la comprensione


Le riviste sono costruite attorno a uno schema consolidato. Nei suoi aspetti essenziali è piuttosto rigidio anche se con diverse eccezioni, specie nelle riviste più “creative”. Che sia un periodico commerciale, che sia una rivista aziendale, questo modello si mostra sempre molto valido per esporre con chiarezza contenuti, per stimolare l’interesse del lettore e per facilitare la comprensione.

Tuffiamoci quindi in questa nuova piccola avventura e scopriamo com’è fatta una rivista! Oltre che dalla mia esperienza personale di lavoro in almeno una decina di riviste diverse e la curiosa osservazione dei migliori esempi editoriali, questo articolo ha tratto giovamento dalla lettura di un libro che considero tra i più esaustivi e utili in materia tra i tanti da me letti finora: Editorial Design — Digital and Print di Cath Caldwell e Yolanda Zappaterra.

Le parti fondamentali di una rivista/periodico

Prima ancora della struttura e delle regole che la accompagnano, è però opportuno formulare una regola fondamentale o se vogliamo almeno una premessa: quale che sia la struttura di una rivista (l’ordine dei contenuti) l’elemento più importante è la costanza.

In altre parole, nulla ci vieta di essere molto creativi o addirittura trasgressivi, come molte riviste sono ma proprio perché ci si propone con qualcosa di molto originale è ancora più importante mantenere una organizzazione costante.

Fatto salvo questo principio, andiamo a considerare quella che nel corso dei decenni è andata ad affermarsi come la struttura più comune dell’impianto di una qualsiasi pubblicazione periodica, rivista commerciale o house organ (rivista azienale) che sia.

Nello schema essenziale più comune di una rivista troviamo tre sezioni principali: 1.  Attualità, novità, opinioni; 2. Articoli principali; 3. Informazione. Possono esistere sfumature e varianti, così come altre “filosofie” e altre spiegazioni teoriche che includono più sezioni.

Però, se dovessi stringere all’osso la narrazione completa, non si potrebbe prescindere da questi tre elementi fondamentali. A ben esaminarle, in esse possiamo includere ogni parte di una rivista senza scendere in inutili complicazioni o in eccessive semplificazioni.

Lo schema applicato alla rivista “National Geographic Italia”. Questa rivista è abbastanza “normale” da poter essere presa da esempio scolstico per insegnare come è fatta la struttura-tipo. Nè banale, né troppo creativa (e mi si perdoni la valutazione). Questo non significa affatto che non si possa essere molto più originali, ben venga anzi un contributo di novità.

1. La sezione della rivista: Attualità

È uno spazio dedicato a chi lavora nella redazione e ai giornalisti “di punta”. Contiene anche brevi notizie molto attuali. Troviamo quindi news, anticipazioni dei contenuti interni, fatti e avvenimenti in linea col soggetto principale della rivista. Una sorta di “telegiornale”.

Nel realizzare un periodico aziendale potrei, invece, inserire l’intervista a un nuovo membro del consiglio, l’inaugurazione di una nuova linea di montaggio, la consegna di un nuovo servizio, novità tecnologiche del settore, nuovi regolamenti e leggi.

È lo spazio delle opinioni influenti e autorevoli. Vi scrive il capo redattore della rivista o addirittura il direttore, vi scrivono anche i giornalisti più importanti con articoli che anticipano i contenuti successivi e offrono il loro punto di vista su avvenimenti e soggetti.

Anteprima dei contenuti, informazioni editoriali, brevi articoli dei giornalisti di punta. Il sommario che anticipa i contenuti e orienta il lettore è ovviamente tra le prime pagine

2. La sezione della rivista: Articoli (Features)

Trattazioni approfondite, dettagliate e precise, non necessariamente di strettissima attualità anche se valutate in base ai trend di interesse del momento. Per continuare il paragone, se quello di prima era il telegiornale, questo è “l’approfondimento giornalistico”.

Gli argomenti trattati sono spesso allineati con il soggetto principale del numero in uscita e possono uniformarsi di volta in volta su un soggetto o aspetto di attualità o semplicemente essere selezionati in base a piani e programmi aziendali o editoriali.

I contenuti sono sviscerati nei dettagli e ben corredati di immagini spettacolari, diagrammi, schemi e quant’altro possa servire a rendere agevole una approfondita lettura. È il cuore della rivista, la parte più importante e curata.

All’interno degli articoli possiamo trovare perfino gli “ospiti”, con dei brevi “articoli negli articoli” o con una intervista dedicata. Possiamo trovare anche una piccola sezione informativa contenente, per esempio, la revisione di un libro o l’appuntamento a un evento.

Un articolo lungo e complesso potrebbe essere visto come “una rivista nella rivista” e organizzato di conseguenza.

Pagine di un articolo principale. La cura è massima nell’impaginazione, nell’illustrazione, nella scelta delle immagini. Gli articoli sono molto approfonditi.

3. La sezione della rivista: Informazioni

Si va da piccole cose come “l’elenco delle filiali” o dei “punti vendita” a racconti veri e propri. Può contenere moduli di richiesta, informazioni di contatto, schede tecniche. Contiene di solito recensioni di libri e film, un catalogo con tanto di modulo d’ordine, anticipazioni dei numeri successivi.

È un’area più tecnica, più sintetica e che fa da ponte da un numero al successivo. Idealmente dovrebbe essere infatti in grado di creare una certa aura di mistero e curiosità attorno al prossimo numero che invogli a rimanere sintonizzati.

Potrebbe anche contenere articoli brevi che saranno, o meno, approfonditi in futuro o rubriche che, come dei programmi di tarda serata, tanto per continuare con le stesse metafore, riproporranno a ogni numero un’esposizione ispirata all’argomento generale della rubrica stessa (scientifico, tecnico, politico, economico…).

A sinistra recensioni. A destra un approfondimento storico-medico sull’uso della canapa, nello stesso numero del National Geographic, alla nostra terza sezione.

Il progetto grafico della rivista

Tale suddivisione va resa evidente tramite una diversa progettazione grafica che aiuta il lettore nel comprendere i contenuti e ad orientarsi. Esistono una infinità di trucchetti che i grafici esperti padroneggiano con disinvoltura.

Per citarne alcuni: usare un numero diverso di colonne di testo. Il tre è il numero perfetto anche in questo caso, perciò lo potremmo usare negli articoli principali e magari riservarne due per le sezioni 1 e 3. È tuttavia un mero esempio, da non prendere come regola.

Possiamo usare un carattere diverso. Non dovremmo usarne troppi in una rivista. Tre con le rispettive varianti di solito è già più che sufficiente per un rivista coi “piedi per terra”. Potremmo invertire il carattere dei testi con quello dei titoli e sottotitoli, abbiamo a disposizione grassetti, corsivi, maiuscole, minuscole, colori…

Esistono tanti altri accorgimenti che però meritano una trattazione approfondita che esula dal soggetto di questo articolo. Lo studio dei migliori esempi e la comprensione delle leggi della composizione e dei fondamenti della comunicazione e dell’arte rappresenterebbero la soluzione definitiva.

Conclusioni

Mi rendo conto sia stata una veloce carrellata e che abbiamo semplicemente sorvolato un territorio vasto di cui non abbiamo forse neppure intravvisto in confini e nemmeno valutato la precisa morfologia ma potrebbe già bastarvi se il vostro intento è, per esempio, una semplice rivista aziendale o un breve periodico gratuito. D’altronde le cose si imparano un po’ alla volta.

Se volete i dettagli e se volete diventare dei professionisti consiglio lo studio critico delle riviste più importanti o la lettura di un libro come quello indicato sopra. Ce n’è finché volete, dalla prima elementare al master accademico! E ovviamente serve tanta, tanta, tanta pratica.

Se invece decidete di affidarvi a uno studio grafico, avete ora una comprensione di base per interloquire in maniera molto più profiqua.

Certo sembra un luogo comune: il 3 è il numero perfetto. Eppure mi accorgo di quante volte questa cifra appaia anche nella grafica e nella struttura di un progetto grafico, qui e in altri articoli da me trattati e in altri soggetti.

Di solito “il tre” è una logica che dà un discreto dinamismo e imprevedibilità senza eccedere. Il “due” è troppo semplice, il “quattro” troppo statico. Mi verrebbe da consigliare al principiante: “pensa sempre a una logica a tre” o “nel dubbio dividi tutto per tre” .

Come al solito, alla fine degli articoli divento un po’ filosofo.

 

 

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