UX, UI, arte, comunicazione e la “chimica” del graphic design
Il design delle interfacce, UI design e il design delle esperienze, UX sono, alla fine, sostanze di quel "composto chimico" che chiamiamo Graphic Design. Impossessarsi di questi termini significa saper produrre una comunicazione più efficace non solo in ciò che comunemente si considera un'interfaccia (una schermata in pratica) o un sistema di gestione di qualche tipo ma in qualsiasi prodotto grafico. Che ne dici allora di fare questo piccolo salto quantico nella dimensione dell'UI e dell'UX design?

Sommario
Fo di copertina: Louis Reed / Unsplash
Graphic design: funzionalità + estetica
Il mondo del graphic design ha a che fare con l’eterno problema di conciliare l’espressione creativa con esigenze pratiche.
Io preferisco dire, forse più correttamente o forse solo in modo più diretto, che il graphic design attinge agli strumenti dell’arte per produrre un messaggio più efficace, per vendere o informare.
Ma vedremo che è vero perfino l’opposto, e cioè che grazie alla funzione abbiamo la possibilità di produrre arte. Questo è un concetto meno immediato, ma lo riprenderò più avanti.
Per ora potremmo limitarci a osservare l’evidenza di come il mondo della pubblicità pulluli di grandi artisti e come grandi artisti abbiano sempre trovato più che una stampella nel mondo della pubblicità.
Sembrerebbe quindi che anche la funzione sia un’ottima “scusa” per vendere arte e farla franca all’indifferenza nei suoi confronti.
Ad ogni modo, proprio come fa un composto chimico, direi che la qualità del graphic design dovrebbe dipendere dalle “sostanze” di cui si compone (tra cui l’arte appunto).
Proprio come con ogni sostanza chimica, è necessario perciò capire dosaggi e interazioni. È l’obiettivo di tale articolo.
UX, UI, digitale, stampa e arte
Oltre all’arte, sembrano esserci solamente altre due “sostanze”, nel composto che chiamiamo graphic design, per l’appunto UX e UI.
Esse riescono a infondere al graphic design, in relazione alla loro quantità e qualità le proprietà specifiche della “funzione”.
Ho sempre avuto l’impressione che i termini UX e UI fossero un recente prodotto dell’Ucas, l’Ufficio Complicazioni Affari Semplici, che sicuramente conoscerai.
Un sarcasmo ispirato dal fatto che nell’osservarli da vicino si comprende come in realtà siano ingredienti che hanno sempre fatto parte del buon graphic design in generale, perfino di quello stampato.
Ma ero così infastidito dal ronzio alle orecchie che non ho avuto altra scelta che andarmeli a chiarire e andare a scoprire quale fosse il loro effettivo ruolo nel graphic design.
In parte avevo ragione, in parte torto. Fondamentalmente esse sono discipline nate per porre la giusta enfasi nella progettazione di applicazioni e siti web. Da questo punto di vista non sono affatto complicazioni inutili.
L’uso di interfacce è diventato così necessario e pervasivo da essersi create in modo naturale due figure specialistiche del mondo del graphic design: l’UI e l’UX designer. Una vera evoluzione darwiniana.
Perciò, un primo avvertimento nasce spontaneo: attenzione a non estinguervi, designer che non ponete attenzione dovuta a tali soggetti!
Però è anche vero che avevo fondamentalmente ragione nel pensare che tali discipline fossero in realtà implicite nel buon graphic design, perfino in quello stampato. Lo sono sempre state e lo saranno.
Infatti, se dovessimo prenotare un volo d’aereo…
UX: Il percorso di prenotazione è fluido e senza intoppi, con pochi passaggi chiari e prevedibili. UI: I pulsanti sono ben visibili, i moduli facili da compilare e i colori intuitivi…
Ma se dovessimo studiare un manuale non sarebbe molto diverso…
UX: so dove trovare un determinato argomento rapidamente, oppure una nota, una bibliografia, il volume è ben strutturato. UI: il carattere è leggibile, la gerarchia del testo è chiara, le immagini sono di quallità…
Perché allora non rubare definitivamente agli UI e UX designer queste specializzazioni e portarle in qualsiasi lavoro (pardon, composto chimico) da graphic designer? Io l’ho fatto.

Graphic design, la mia nuova tesi: UI + UX + Arte = graphic design
Ho già scritto un articolo intitolato: La mia nuova definizione di graphic design: bellezza accessibile. Questo qui ne rappresenta… l’approfondimento scientifico.
L’arte è tradizionalmente vista come una forma di comunicazione diretta dall’artista al pubblico e viene percepita dal pubblico come espressione naturale e intima dell’artista.
Più semplicemente potremmo identificarla come la forma di comunicazione di livello più alto e più pura che esiste. Una forma di comunicazione così raffinata da scuotere gli animi, da far riflettere, da condensare significati enormi, da portare comprensione in cose incomprensibili.
L’artista non fa altro che dire le cose che vorremmo dire tutti ma lo fa molto, molto meglio, in modo più interessante, coinvolgente e penetrante.
Sembra che nell’arte, la libertà creativa sia totale: il messaggio è lasciato alla volontà dell’artista e alla libera interpretazione dell’osservatore, e non ci sono necessità pratiche. Così sembrerebbe.
La comunicazione artistica non è mediata da interfacce o strumenti progettati per migliorarne l’interazione: l’opera –è– e basta… così sembrerebbe.
In realtà questi sono solo luoghi comuni: l’arte, da sola, non solo non sopravvive ma addirittura non esiste. Non forma un “composto stabile”.
L’arte non è il prodotto di un povero frustato nevrotico che abbisogna di fare outing. “L’arte è lavoro”, come diceva un grande artista e grafico, Milton Glaser.
Proviamo a fare un paragone col graphic design per scoprire se sia veramente netta la distinzione tra i due soggetti o se piuttosto non vi sia una relazione reciproca e indivisibile.
UX e UI, in tal senso, potrebbero essere le sostanze che ci servono nella formula chimica per produrre il graphic design. E proprio come fa un chimico, mescoliamo UX, UI e Arte e vediamo se il composto che ne risulta è veramente graphic design.
UI + UX + Arte = graphic design… questa è la mia tesi quindi. Riuscirò a dimostrarla e a ricavarci qualcosa di utile? Altrimenti rischio anch’io una nomination all’Ucas!

Il graphic design: arte e funzione
A differenza dell’arte, il graphic design ha una missione sostanziale ben precisa: “risolvere i problemi di un committente”. Un graphic designer è chiamato a creare soluzioni visive che rispondano a necessità specifiche.
Questa è un’ottima definizione di graphic design ma non ci dice di cosa è composto e come tali componenti interagiscano.
Ce ne sono due, UI (User Interface) e l’UX (User Experience) che nel graphic design fanno da ponte tra le intenzioni del committente e l’efficacia della comunicazione.
Due semplici definizioni, che esprimono concetti piuttosto condivisi nel mondo della grafica, potrebbero essere queste:
- UI si concentra sugli aspetti visivi del design: i colori, i font, i layout, le icone. Ogni elemento visivo deve essere progettato con l’intento di facilitare l’interazione con l’utente e di creare un’esperienza visiva piacevole e comprensibile.
- UX riguarda l’intera esperienza dell’utente durante l’interazione con un prodotto o un servizio. Il suo obiettivo è rendere l’esperienza il più intuitiva e soddisfacente possibile, in modo che l’utente non si senta frustrato o perso durante l’interazione.
Come si evince e come anticipato, a osservare bene sono ingredienti impliciti di ogni buon graphic design, non solo digitale, e costituiscono capacità insite di ogni bravo graphic designer sebbene siano, ad alti livelli e per certe applicazioni, giustificabili delle figure specialistiche.
Non sono comunque una novità di per sé stessa, nuova è l’enfasi con cui vengono sottolineate nel moderno graphic design poiché nella produzione di applicazioni e servizi web sono aspetti più delicati.
Perfino la schermata di un bancomat è un connubio tra arte e funzione o perfino la segnaletica di un negozio e delle strade, magari con percentuali diverse di “arte” e “funzione” o di “bellezza” e “tecnica”.
Ricordo però che le schermate dei bancomat sono apparse molto prima degli UI e UX designer…
Arte + UI + UX = Graphic Design. La accendiamo?
Siamo sicuri? Ha quasi la dignità di una teoria matematica o, meglio, di una formula chimica ma dobbiamo metterla alla prova in quanto tale. Innanzitutto facciamo un riepilogo.
- Arte: l’abbiamo definita in pratica come “sublimazione della comunicazione” o il livello più elevato di comunicazione.
- UI: Ciò che rende la comunicazione fluida, chiara e ben strutturata. Ogni elemento visivo è pensato per essere funzionale, facile da usare e piacevole da guardare. È, fondamentalmente, aspetto esteriore.
- UX: Garantisce che l’utente possa godere dell’esperienza in modo intuitivo e senza frustrazioni. Si tratta di come le persone interagiscono con il design e di come quel design risponde ai loro bisogni. È, fondamentalmente, organizzazione dei contenuti e delle funzioni.
- Graphic design: connubio tra funzionalità ed estetica. In altre parole tra UI, UX e Arte.
Notare che tali definizioni si applicano benissimo sia alla stampa (pensiamo a un manuale tecnico) sia a un sito web sia a una app. È poi evidente che tutto il graphic design è una disciplina che deve bilanciare l’estetica con la funzionalità.
Un buon design grafico non è solo bello da vedere; è qualcosa che guida l’utente attraverso un’esperienza, risolvendo problemi, semplificando l’interazione e, allo stesso tempo, suscitando emozioni.
Da questa prima osservazione, la formula sembra quindi reggere ma per assurgere a vero rango scientifico deve passare ancora qualche severo test.
L’essenza del graphic design: mediazione della comunicazione
Se prendiamo in considerazione queste riflessioni, possiamo vedere che il graphic design è una “comunicazione mediata”, nel senso che l’interazione tra il messaggio e il pubblico non è discrezionale anche se spesso gioca con ambiguità di vario genere e volutamente “non si fa capire”.
Il design prende ispirazione dall’arte, ma viene plasmato da principi pratici e funzionali per raggiungere scopi specifici, in primo luogo quelli che il committente (cliente) pone.
Mentre l’arte è una comunicazione diretta dall’autore al pubblico, il design deve essere pensato e progettato per garantire che l’utente, il lettore o il consumatore possa fruire dell’esperienza visiva con un risultato pianificato.
Un design grafico può sicuramente raggiungere vette artistiche, ma deve sempre essere consapevole della fruibilità e delle necessità del pubblico.
Nel graphic design, la bellezza è l’onda portante, non il fine. E anche quando un’opera di graphic design è perfettamente paragonabile a un’opera d’arte, rappresenta comunque le necessità di una campagna o del veicolare un messaggio pubblico o aziendale preciso.
L’arte da sola non basta a produrre graphic design. E questa è un’ulteriore evidenza della validità della formula.
Altri test
Come tutte le buone equazioni che si rispettino, dovrebbe essere possibile invertire l’equilibrio dei fattori e scrivere ad esempio: Arte – graphic design = -Ux -Ui. Suona strano ma non lo è.
In altre parole la “chimica” ci direbbe anche, tramite la nostra equazione, che l’arte diventerebbe incomprensibile (Ux e Ui negativi) eliminando il graphic design. “Arte negativa – arte negata”.
Molti artisti sono morti in miseria a cusa di questa “arte negativa o arte negata”, anche artisti le cui opere, oggi valgono milioni di euro. Ai loro tempi, la loro arte, veniva giudicata inutilizzabile (inutile).
Perciò la formula ci direbbe che anche nell'”opera pura” c’è bisogno di un po’ di graphic design! Perlomeno se si vuole che venga apprezzata.
Lo so, l’ho detta grossa ma la chimica… è chimica! E te ne scrivo una ancora più grossa che deriva sempre da tale formula: zero arte = zero graphic design.
In altre parole, anche l’artista ha bisogno di preoccuparsi che la sua opera sia “usabile” e funzionale se vuole venderla. Deve incorniciare il quadro, deve apporvi una firma, deve metterci un titolo, deve costruirlo con materiale duraturo, deve potersi trasportare, deve essere reso visibile, ha bisogno di un minimo di accordo col pubblico…
Un esempio perfino più evidente: pensate a uno scrittore che scriva un libro senza corredarlo di indice, senza capitoli, senza titolo, senza la sua biografia, senza riferimenti, senza numeri di pagine. Così, a ruota libera, come gli viene in mente. No, ha bisogno di “interfacce”.
Sono tutti aspetti di design, per essere precisi: elementi di UX e UI design. Per tale motivo, non c’è reale confine tra questi soggetti ma piuttosto una relazione che la mia equazione sembra mostrare.
Quando l’arte entra in gioco nel design, non è solo una questione di “aggiungere bellezza al progetto”. L’arte può anche migliorare l’usabilità e la soddisfazione dell’utente, creando un’esperienza più coinvolgente e memorabile.
Anche questo, se è vero, si dovrebbe poter esprimere con tale equazione e in effetti se da un lato “aumento la percentuale di sostanza artistica”, anche il graphic design si deve adeguare dall’altra perché rimanga vera l’uguaglianza.
In definitiva si evince come un buon graphic design unisce questi elementi in modo armonioso, in cui la forma non solo esprime un messaggio visivo, ma rende anche più semplice e piacevole l’interazione.
Un altro esempio semplice di questa sintesi è il packaging di un prodotto: la grafica accattivante (arte) è realizzata con una struttura ben studiata che facilita l’uso e l’accesso al prodotto (UI/UX).
Così come in un’app o in un sito web, dove il design visivo deve attirare l’attenzione, ma al contempo rendere l’esperienza intuitiva e soddisfacente.
Diciamola in altri termini ancora più utili: posso percorrere due strade per migliorare il mio graphic design: la prima è aumentare UI e UX, la seconda è migliorare il contenuto artistico.
Conclusioni
L’equazione che ho proposto è poco più che un gioco anche se un gioco serio che mi sembra funzionare od offrire almeno degli spunti di riflessione.
In sostanza, dopo tutto queste elucubrazioni alchemiche potremmo dedurre questi insegnamenti semplici ed applicabili:
- il graphic design è tanto di valore quanto maggiori sono gli ingredienti di estetica, esperienza e funzionalità.
- che tale concetto riguarda il design grafico, stampato e digitale, non solo le interfacce (poiché alla fine trattasi sempre di interfacce)
- che possiamo aumentare il valore del design agendo indifferentemente su arte, interfaccia utente ed esperienza utente
- che perfino l’opera d’arte deve possedere una sua interfaccia e favorirne l’esperienza per esistere
- che abbiamo tre aspetti sui cui concentrarci per produrre un buon graphic design: usabilità; interfaccia; valore artistico
- che la differenza tra arte e graphic design è solo una differenza di quantità degli ingredienti
- senza arte non c’è né comunicazione, né funzionalità
Non avrò scoperto una nuova teoria che ci farà viaggiare agevolmente nello spazio-tempo ma non è male.
Quindi, sì, senza UX e UI, il design potrebbe ridursi a poca cosa, dove il lavoro si limita a un’espressione estetica incapace di raggiungere un pubblico. Una sorta di “arte invendibile”.
Ma quando questi concetti si uniscono, nasce qualcosa di più potente: il graphic design come lo conosciamo oggi e un’arte che sa “vendersi” come merita.
Ah, se Van Gogh avesse conosciuto l’Ui e l’Ux design…






















