Come scrivere un libro da veri professionisti. Parte I – La struttura

5 mesi fa  •  Di  •  0 Commenti

Come deve essere la struttura del libro? Cosa va dopo la copertina? Data di pubblicazione, autore, copyright: dove vanno scritte queste note? Come lavorano le grandi case editrici in tal senso? Un ragionamento progressivo ci porta a realizzare una lista di verifica dei contenuti del libro nel loro ordine.


Ricevo spesso testi da autori che intendono vendere direttamente il loro libro tramite Amazon. Questi testi di solito sono carenti sotto il profilo della struttura, dello stile e del modo in cui titoli, corpo del testo, immagini, tabelle, note e altri elementi vengono usati. Ho pensato perciò che sarebbe stato utile affrontare l’argomento, magari in modo semplice e graduale.

Partiamo dal primo aspetto quindi. Come deve essere la struttura del libro? Per essere chiari: cosa va dopo la copertina? Dove vanno scritti, per esempio, il nome dell’autore, la data di pubblicazione e i copyright? Dopo il titolo si parte in quarta col testo o ci sono sezioni intermedie?

Bene, vediamolo, senza limitarci a un semplice elenco ma sviluppando un ragionamento così che capendo il “perché” si possa meglio afferrare il “come”.

La struttura del libro

Uno scrittore alle prime armi pensa al corpo principale del testo e poi pensa a un titolo e crede o spera che la questione finisca qui e che si possa passare alla preparazione per la stampa o per la versione digitale.

Egli stesso si accorge però, strada facendo, che manca qualcosa. Se ne accorge da solo o grazie all’amico o all’editore che controlla il testo o comunque sente che qualcosa sfugge abituato com’è alla lettura di altri libri di importanti case editrici e autori rinomati.

La sensazione è corretta. In realtà, oltre al corpo principale e al titolo, mancano diverse cose, probabilmente più di quanto egli stia immaginando.

Esistono persino alcuni elementi obbligatori per legge (addirittura potremmo incorrere in sanzioni se non presenti, come l’anno di pubblicazione in un libro) e altri raccomandati per aderire agli standard internazionali ISO. Ma non spaventiamoci, ve li sto per elencare.

La struttura del libro “minima sindacale”

Potremmo dire che il libro dalla struttura più semplice, ad esempio un romanzo o un favola per bambini, presenta come minimo questa struttura:

  1. Copertina. Eviterei di darne una spiegazione…
  2. Frontespizio. È la prima pagina dopo la copertina che di solito contiene il titolo e l’autore ma potrebbe contenere altri elementi considerati rilevanti, come ad esempio i curatori e l’editore col suo logo.
  3. Colophon. Contiene elementi obbligatori a norma di legge: titolo, autore, editore, anno di pubblicazione, stampatore (se non inserito in una pagina separata), titolo originale se cambiato o se trattasi di una traduzione e altre informazioni di profilo “progettuale” come l’autore delle illustrazioni, lo studio che ha curato il design ecc.
  4. Corpo del testo. Il contenuto vero e proprio che a sua volta può essere suddiviso in parti e sezioni (es. capitoli).
come fare il frontespizio
come fare colophon
struttura libro corpo principale
Frontespizio, colophon e corpo del testo. Dal libro Il colore dei capelli – per Trend Color – progetto grafico Carlo Gislon

Orientare il lettore e fornire un’anteprima dei contenuti, l’Indice

Quanto sopra è quindi il minimo sindacale che purtroppo raramente si dimostra sufficiente. Anche se il nostro è un libro semplice, si rende necessario offrire a colpo d’occhio un’idea dei contenuti e un orientamento per una facile ricerca utilizzando l'”indice”. Il nostro elenco in sequenza dei contenuti diventa quindi:

  1. Copertina.
  2. Frontespizio.
  3. Colophon.
  4. Indice generale. Contiene l’elenco dei capitoli e di altre sezioni eventuali nel loro ordine e serve sia come ricerca che per offrire un quadro generale dei contenuti.
  5. Corpo del testo.

Il ruolo del “presentatore”, l’Introduzione

È probabile che l’autore si ritroverà quasi in modo naturale a sentire la necessità di fornire un’anteprima dei contenuti o di fornire informazioni basilari o propedeutiche che preferisce distinguere dai contenuti principali veri e propri. Immaginate, altrimenti, uno spettacolo senza un… presentatore.

La sequenza si arricchisce quindi dell’introduzione:

  1. Copertina.
  2. Frontespizio.
  3. Colophon.
  4. Indice generale.
  5. Introduzione. Contiene un’anteprima dei contenuti, uno schema generale, informazioni propedeutiche, se parte di una serie, un riassunto delle… puntate precedenti.
  6. Corpo del testo.

E perché mai dovrei leggerlo?

Se vogliamo spiegare anche cosa c’è all’origine del nostro lavoro o come vada interpretato, perché l’abbiamo scritto o perché si dovrebbe leggerlo, dobbiamo aggiungere un altro tassello: la premessa o prefazione. Lo schema diventerebbe:

  1. Copertina.
  2. Frontespizio.
  3. Colophon.
  4. Indice generale.
  5. Premessa/Prefazione. Gli antefatti, il contesto, le basi del ragionamento.
  6. Introduzione.
  7. Corpo del testo.

La premessa o prefazione viene prima dell’Introduzione e differisce da quest’ultima perché non tratta strettamente dei contenuti esposti ma delle motivazioni e del contesto generale.

come scrivere prefazione

A caccia dell’illustrazione perduta

In un libro dove le illustrazioni, le foto e le tabelle sono numerose e vestono un ruolo di per sé importante, costituendo soggetto a sé stante di studio, si rende necessario un ulteriore indice. Aggiornando la sequenza…

  1. Copertina.
  2. Frontespizio.
  3. Colophon.
  4. Indice generale.
  5. Indice di immagini e tabelle. Riporta il numero di riferimento, titolo o abbreviazione delle didascalia.
  6. Premessa/Prefazione.
  7. Introduzione.
  8. Corpo del testo.

Vedi come già a questo punto stia diventando più articolato il discorso? E vedi quanto sia migliore la comunicazione che ne risulta? Comprendi come questi “accessori” arricchiscano il lavoro? Ne stavamo tralasciando di cose, no? E si può fare anche di più. Vediamo.

I contenuti “extra”

Spesso abbiamo la necessità di inserire contenuti che non sono strettamente correlati alla narrazione, che non troverebbero spazio in una specifica sezione o capitolo.

Tutti gli elementi che per contenuti e formato si discostano dal flusso generale del testo sono candidati ideali a formare la sezione Appendici. Aggiorniamo quindi il nostro schema:

  1. Copertina.
  2. Frontespizio.
  3. Colophon.
  4. Indice generale.
  5. Indice immagini e tabelle.
  6. Premessa/Prefazione.
  7. Introduzione.
  8. Corpo del testo.
  9. Appendici. Tutti i contenuti che non rientrano nel normale flusso del testo o che per il loro formato (ad esempio una mappa) non possono essere, per questioni tecniche, inseriti nella giusta sequenza.

Nei libri più complessi troviamo ulteriori elementi…

Ora facciamo proprio i fenomeni

Un libro di saggistica o tecnico contiene spesso delle note. Se non sono a fondo pagina, vengono raccolte alla fine. Un altro elemento è il Glossario che contiene la definizione di termini specifici. È anch’esso spesso necessario specie in un libro scientifico. Altro elemento ancora: la Bibliografia che raccoglie i titoli di riferimento necessari per approfondire gli argomenti trattati.

Nei libri molto complessi e laddove si voglia aiutare il lettore il più possibile nella ricerca degli argomenti di interesse, viene inserito l’Indice analitico. Questo è un indice in ordine alfabetico dei termini più importanti usati nel testo indicante le pagine dove il termine viene usato.

La nostra struttura, che potremmo definire completa, comprende ora:

  1. Copertina.
  2. Frontespizio.
  3. Colophon.
  4. Indice generale.
  5. Indice immagini e tabelle.
  6. Premessa/Prefazione.
  7. Introduzione.
  8. Corpo del testo.
  9. Appendici.
  10. Note. Quando non sono definite lungo il flusso del testo a pié pagina.
  11. Glossario. Soprattutto nei volumi tecnici ma non solo.
  12. Bibliografia. I volumi di saggistica e i trattati scientifici in genere hanno corpose bibliografie.
  13. Indice analitico. Quando è importante, per esempio in un libro scolastico, rimandare il lettore nel punto esatto dove viene trattato uno specifico argomento o viene citato un preciso termine.
come fare glossario
come fare bibliografia
Glossario e bibliografia. Libri vari – studio grafico carlo gislon

È finita? A seconda della categoria specifica potrebbero mancare altri elementi, ad esempio, nei testi scientifici e scolastici, un indice delle abbreviazioni utilizzate da inserire nelle pagine iniziali. Potremmo aggiungere una sezione Conclusioni nel caso non vedessimo opportuno trattarla come capitolo nel corpo del testo e potremmo noi stessi stabilire altri contenuti. Potremmo inserire delle pagine dedicate alle biografie degli autori se non presenti in copertina e se vogliamo dedicare loro un discreto spazio. Abbastanza spesso vengono aggiunti i Ringraziamenti.

struttura libro

In linea di massima potresti quindi usare questo ultimo elenco, al quale siamo giunti con un ragionamento progressivo, come lista di verifica e come corretta sequenza dei contenuti  prima di passare il manoscritto all’editore, al grafico o prima di iniziare noi stessi l’impaginazione finale.

Accessibilità dei documenti

Ultimo, ma non ultimo, l’accessibilità dei documenti trae enorme beneficio da una struttura ordinata e completa.

La produzione di un file accessibile, un pdf per esempio, impone fondamentalmente che dei tag (letteralmente: etichette) identifichino l’ordine di lettura e la tipologia degli elementi nel testo come: titoli, sottotitoli, immagini ecc. in modo che il lettore vocale possa identificarli e proporli nel modo corretto all’ascoltatore.

Se la struttura del libro è incompleta o scorretta, il disorientamento in un lettore ipo-vedente è anche maggiore rispetto al normo-vedente.

Conclusioni

Eccoci quindi alla fine di questa prima parte, la struttura del libro. Siamo agli inizi ma il seguito apparirà presto in uno dei miei prossimi articoli e sono sicuro che già con queste indicazioni avrai un valido aiuto nel di realizzare opere più chiare, più interessanti, più complete e dal taglio più professionale.

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