Come si diventa creativi? Discorso libero sulla creatività

1 settimana fa  •  Di  •  0 Commenti

Come si diventa creativi? Per quanto duro e complesso sia il percorso, esistono comunque solo due ingredienti fondamentali da apprendere e da esercitare.


Che parolone “creatività”. Quando la si pronuncia è come se si propagasse un’onda già in qualche modo in grado di creare un effetto nell’immediato ambiente. Da pronunciare con cautela e riverenza. Ma come si diventa creativi? La risposta a questa domanda è la missione… impossibile di questo articolo!

La creatività nell’arte e nella tecnica

La creatività ha un lato artistico e uno tecnico. Potremmo dire che mentre il primo cambia il nostro pensiero e indirettamente il nostro modo di vedere e modificare la realtà, il secondo agisce direttamente nell’universo fisico materializzando nuove macchine e nuovi sistemi.

Non solo. Tecnica e arte si intrecciano di continuo al punto che diventa spesso difficile distinguerle come in discipline quali l’Architettura e il Design industriale. Arte e funzionalità formano un tutt’uno indissolubile.

È interessante rilevare che le parole arte e tecnica hanno un’origine comune.

La parola “artista” deriva dal medioevale “artista: maestro d’arte“. Il concetto che esprime è perciò collegato in maniera diretta alla capacità di fare oltre che a quella di pensare. Si considerino poi parole come “artigiano” che rendono ancor più l’idea di una capacità pratica e quotidiana.

Nel latino, ars corrisponde al greco téchne. Arte e tecnica hanno originariamente addirittura lo stesso significato. È quindi nei secoli che è avvenuta la scissione che ha contribuito a rendere la figura dell’artista quasi estranea e apparentemente solo un corollario del nostro quotidiano.

Uno dei più bei aerei della II GM era anche uno dei milgiori. Bellezza e tecnica si fondono assieme per dare il miglior strumento possibile. Che esista un sottile legame tra le due caratteristiche? Le cose belle funzionano meglio? Oppure è il nostro approccio verso qualcosa di bello che è più semplice? Chissà…

La personalità artistica e la personalità tecnica

In termini di personalità individuale, da un lato abbiamo chi è pervaso da un forte impulso artistico, come il musicista o il pittore dilettante che a volte in modo un po’ affannoso e scontrandosi con qualche fallimento tentano di dare forma alla profusione di idee che quasi li tormenta.

Dall’altro abbiamo persone dalla forte mentalità tecnica: programmatori, tecnici del suono, ingegneri, operai capaci di trattare “l’universo fisico” in maniera eccellente ma apparentemente privi di quello slancio necessario a protendersi oltre la realtà sensibile.

Queste persone hanno però in comune più di quanto credano: per vincere come creativi servono sia l’arte che la tecnica.

E mi spingo perciò a dire che tanto la mentalità artistica con scarse qualità tecniche, quando la mentalità tecnica con scarse qualità artistiche sono entrambe a metà del loro percorso.

I nemici della creatività

Ai creativi viene sistematicamente, inizialmente almeno, dato del pazzo. Lo stesso pensavano probabilmente di Leonardo da Vinci mentre costruiva modelli di macchine volanti.

Molti creativi diventano pazzi a forza di ricevere bastonate dai “custodi dello status quo”. Questo è, secondo il mio modesto parere, il motivo per cui molti studiosi d’arte hanno scritto che per essere creativi bisogna essere un po’ pazzi.

Forse è la logica di chi concepisce la sanità mentale come atteggiamento arrendevole nei confronti della realtà materiale. O forse vi è un po’ di invidia o di fastidio di qualche tipo verso le persone molto creative e molto capaci che diventano così bersaglio di queste descrizioni sottilmente malvagie.

Puntualmente c’è stato qualche esperto che ha solennemente sentenziato “nessun oggetto più pesante dell’aria potrà mai volare” o “l’automobile non sostituirà mai il cavallo” o che ridicolizzava una nuova corrente pittorica definendola “impressionista”.

I creativi hanno puntualmente smentito chi dal mantenimento dello status quo ha tratto giovamento. Questi attacchi più o meno palesi vanno messi in conto da parte di ogni creativo.

Potete stare certi che c’è sempre stato un luminare di rilievo e degno di rispetto che si è scagliato contro una proposta creativa in grado di cambiare il destino umano. Ma il creativo se ne è infischiato e l’umanità ha progredito. Così come il bongo non sa che non può volare e perciò vola.

Molto tempo fa ho scritto un articolo specifico sui nemici della creatività. Vi trovi qualche approfondimento se vuoi.

Come liberare la creatività

Abbiamo già visto un procedimento semplice per liberare la creatività: il brainstorming. Nella “mia” versione consisteva nello scrivere o rappresentare qualsiasi (sottolineato) idea venisse in mente relativa al lavoro in atto.

Il trucco era non sminuire nessuna idea, nemmeno la più stupida perché, in sostanza, anche la più stupida serve a trovare quella geniale. Questo esercizio sblocca il nostro pensiero, lo fa uscire dalla gabbia.

Questo esercizio, nella sua semplicità, è molto potente. Dopo aver messo giù qualche idea “stupida”, quella giusta si materializzerà dal nulla. Possono essere necessari pochi minuti o qualche ora, può essere necessario tornarci il giorno dopo (di solito no).

Per essere creativi, la creatività non basta

Questo atteggiamento “strafottente” è fondamentale ma non basta. Anche le idee più brillanti si impantanano se manca un secondo ingrediente. Sì, perché la creatività non è solo… creatività. Sarebbe troppo bello.

È proprio qui che sta la differenza tra chi desidera intraprendere una professione creativa e chi ci arriva veramente.

Arriva quindi il secondo grande step. Perché in realtà non avete liberato completamente la vostra creatività. Sarà ancora ingabbiata finché non avrete affrontato un secondo passaggio. Necessario se non si vuole limitarsi a partecipare al programma “la Corrida” ma si vuol tradurre in professione le proprie ambizioni creative. L’ingrediente è: capacità tecnica.

Un pittore deve saper ottenere l’esatto colore voluto, deve saper disegnare una figura umana, deve saper dove mettere ombre e riflessi. Un musicista deve saper riconoscere le note dal loro suono e riprodurle istantaneamente col proprio strumento. Un grafico deve conoscere i principi della composizione, della prospettiva e dell’uso del colore. Questo e tante altre cose.

La creatività è sudore, è ripetitività, è perfino noia. La creatività è un lavoro e la soddisfazione nell’essere creativi non sta, come si può pensare, dal fatto di poter irresponsabilmente fare quello che piace ma dalla soddisfazione di aver realizzato un lavoro che sferra un cazzotto allo status quo.

Coloro i quali affermano tra l’invidia e la malevolenza “beato te che fai un lavoro creativo”, non sanno quanti anni di sofferenza, noia e fallimenti siano stati necessari per acquisire una capacità tecnica sufficiente per produrre dei risultati soddisfacenti.

Al creativo non glie ne può importare di meno se gli dice che i suoi lavori fanno schifo. Ma provata a dirgli che è un fortunato e vi sputa in faccia.

Ma quanta capacità tecnica?

Quanto bene dobbiamo conoscere i nostri strumenti per essere veramente degli artisti? Dipende.  Se ti basta essere un pessimo artista, poca.

Battute a parte, sicuramente li si deve conoscere almeno tanto quanto basta affinché la loro applicazione sia qualcosa di naturale. Non ci si deve pensare sù. Uno scrittore esperto, non ha bisogno di giorni per scrivere due pagine di testo, gli basta mezzora poi magari dedica un’oretta alla rifinitura e alle correzioni.

Questo vale anche nella grafica digitale. Se siete impacciati nell’uso di un software per la grafica non riuscirete a ottenere risultati eccellenti in termini creativi. Tutta la vostra energia e tutta la vostra attenzione se ne viene assorbita da quell’aggeggio infernale che invece di aiutarvi vi tormenta.

Nel creativo vi è anche il saper cogliere la realtà nel suo aspetto più vero e immediato senza il filtro dei cliché e di una cieca razionalità.

Se solo lo scrittore deve pensare “ma questo congiuntivo è giusto?”, “questa parola va con l’accento?”, se mescola a caso passato prossimo e passato remoto, deve tornare allo studio teorico prima di dirsi uno scrittore professionista.

A livelli molto elevati, la capacità tecnica potrebbe essere tale da riuscire a infischiare di realizzare opere tecnicamente perfette. Come diceva Picasso: «A quattro anni dipingevo come Raffaello, poi ho impiegato una vita per imparare a dipingere come un bambino».

L'”errore”, voluto, cercato, diventa metodo espressivo e strumento per cogliere un lato più profondo e più vero della realtà.

Conclusioni

Sicuramente, per guadagnarsi la pagnotta in campo creativo, non basta un buon livello. Bisogna eccellere, da qualche punto di vista almeno. Quello del creativo è il lavoro più difficile del mondo ed è riservato a chi intende eccellere, non a chi si accontenta.

Questo dipende anche dal fatto che una società come quella attuale non destina molte risorse alla creatività e tende a penalizzarle attraverso la tassazione o tende a intravvedere negli innovatori dei guastafeste.

Purtroppo questo ha prodotto molte brutture: una orribile cementificazione delle periferie, carenza di grandi musicisti, di grandi registi, pittori e scrittori e una stagnazione nelle scienze.

Eppure il ruolo del creativo è fondamentale. Il creativo è capace al contempo di vedere dentro le cose nel presente e nel futuro e sa afferrarne il loro aspetto tecnico così bene da potersi spingere oltre.

Questo è il contributo del creativo all’umanità. Il mondo appartiene ai creativi.

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