Come si diventa creativi? Discorso libero sulla creatività

16 Marzo 2020

Che parolone “creatività”. Il solo pronunciarla sembra essere in grado di creare un effetto nel nostro ambiente. Da pronunciare con cautela e riverenza, quindi. Ma come si diventa creativi? La risposta a questa domanda è la missione… impossibile di questo articolo!

La creatività nell’arte e nella tecnica

La creatività ha un lato artistico e uno tecnico. Potremmo dire che mentre il primo aspetto ha a che fare con la capacità di immaginare una nuova realtà, il secondo è il braccio esecutore.

Tecnica e arte si intrecciano di continuo al punto che diventa spesso difficile distinguerle come in discipline quali l’Architettura e il Design industriale. Arte, tecnica e funzionalità formano un tutt’uno indissolubile.

Non a caso le parole arte e tecnica hanno un’origine comune.

La parola “artista” deriva dal medioevale “artista: maestro d’arte“. Il concetto che esprime è perciò collegato in maniera diretta alla capacità di fare oltre che a quella di pensare.

Si considerino poi parole come “artigiano” che rendono ancor più l’idea di arte legata a una capacità pratica e quotidiana.

Prova ulteriore è che andando all’indietro “artista” deriva dal latino ars che corrisponde al greco téchne. Arte e tecnica hanno quindi originariamente l’identico significato.

Negli ultimi secoli è avvenuta la scissione che ha contribuito a rendere la figura dell’artista quasi estranea e apparentemente solo un corollario del nostro quotidiano.

L’arte è diventata “un qualcosa in più”, uno spreco di risorse addirittura e lo è quanto più una società ha un assetto materialista o bigotto (il bigotto confonde spirito con materia).

Uno dei più bei aerei della II GM era anche uno dei milgiori. Bellezza e tecnica si fondono assieme per produrre il miglior strumento possibile. Che esista un sottile legame tra le due caratteristiche? Le cose belle funzionano meglio? Oppure è il nostro approccio verso qualcosa di bello che è più semplice e funzionale? Chissà…

La personalità artistica e la personalità tecnica

In termini di personalità individuale, da un lato abbiamo chi è pervaso da un forte impulso artistico, come il musicista o il pittore dilettante che a volte in modo un po’ affannoso e scontrandosi con qualche fallimento tenta di dare forma alla profusione di idee che quasi lo tormenta.

Dall’altro abbiamo persone dalla forte mentalità tecnica: programmatori, tecnici del suono, ingegneri, operai capaci di trattare “l’universo fisico” in maniera eccellente ma apparentemente privi di quello slancio necessario a protendersi oltre la realtà sensibile. Esseri troppo “logici”.

Queste persone hanno però in comune più di quanto credano: per vincere come creativi servono infatti sia l’arte che la tecnica. Negli artisti di successo tali personalità lavorano all’unisono.

E mi spingo perciò a dire che tanto la mentalità artistica con scarse attitudini tecniche, quando la mentalità tecnica con scarse attitudini artistiche sono entrambe a metà di uno stesso percorso.

I nemici della creatività

Ai creativi viene sistematicamente, inizialmente almeno, dato del pazzo. Lo stesso pensavano probabilmente di Leonardo da Vinci mentre costruiva modelli di macchine volanti.

Molti creativi diventano pazzi veramente a forza di ricevere bastonate dai “custodi dello status quo”.

Questo è, secondo il mio modesto parere, il motivo per cui molti studiosi d’arte hanno scritto che per essere creativi bisogna essere un po’ pazzi. Vuoi perché, come accennato, il creativo è diventato veramente pazzo, vuoi perché al critico piace sminuire il creativo dandogli del pazzo. Una delle due.

Forse è la logica di chi concepisce la sanità mentale come atteggiamento arrendevole nei confronti della realtà o come “conformismo.

Forse vi è un po’ di invidia o di fastidio di qualche tipo verso le persone molto creative e molto capaci che diventano così bersaglio di questi attacchi più o meno velati.

In passato c’è stato qualche “esperto” che ha solennemente sentenziato “nessun oggetto più pesante dell’aria potrà mai volare” o “l’automobile non sostituirà mai il cavallo” o che ridicolizzava una nuova corrente pittorica definendola “impressionista”.

Tutte persone coi piedi per terra naturalmente (e la testa non molto più alta) ma i creativi hanno puntualmente smentito chi dal mantenimento dello status quo ha tratto giovamento.

Potete stare certi che c’è sempre stato un luminare di rilievo, una persona molto rispettabile, che si è scagliata contro una proposta creativa che ha poi cambiato il destino umano.

Ma il creativo se ne è infischiato e l’umanità ha progredito. Così come il bongo non sa che non può volare e perciò vola.

Molto tempo fa ho scritto un articolo specifico sui nemici della creatività. Vi trovi qualche approfondimento se vuoi.

Come liberare la creatività

Abbiamo già visto un procedimento semplice per liberare la creatività: il brainstorming. Nella “mia” versione consisteva nello scrivere o rappresentare qualsiasi (sottolineato) idea venisse in mente relativa al lavoro in atto.

Il trucco stava nel non sminuire nessuna idea, nemmeno la più stupida perché, in sostanza, anche la più stupida serve a trovare quella geniale. Questo esercizio sblocca il nostro pensiero, lo fa uscire dalla gabbia.

Questa pratica, nella sua semplicità empirica, è molto potente. Dopo aver messo giù qualche idea “stupida”, quella intelligente si materializzerà dal nulla. Possono essere necessari pochi minuti o qualche ora, può essere necessario tornarci il giorno dopo.

Le idee banali sono indispensabili proprio come imparare l’alfabeto lo è per diventare scrittore di best seller.

Per essere creativi, la creatività non basta

Questo atteggiamento “strafottente nei confronti della realtà precostituita” è fondamentale ma non basta. Anche le idee più brillanti si impantanano se manca un secondo ingrediente. Sì, perché la creatività non è solo… creatività. Sarebbe troppo bello.

È proprio qui che sta la differenza tra chi desidera intraprendere una professione creativa e chi ci riesce.

Arriva quindi il secondo grande step. Perché in realtà non avete liberato completamente la vostra creatività. Sarà ancora ingabbiata finché non avrete affrontato un secondo passaggio.

Un passaggio necessario se non si vuole limitarsi a partecipare al programma “la Corrida” ma si vuol tradurre in professione le proprie ambizioni creative. L’ingrediente è: capacità tecnica.

Un pittore deve saper ottenere l’esatto colore voluto, deve saper disegnare una figura umana, deve sapere dove mettere ombre e riflessi. Un musicista deve saper riconoscere le note dal loro suono e riprodurle istantaneamente col proprio strumento. Un grafico deve conoscere i principi della composizione, della prospettiva e dell’uso del colore.

La creatività è sudore, è ripetitività, è perfino noia. La creatività è un lavoro e la soddisfazione nell’essere creativi non sta, come si può pensare, dal fatto di poter irresponsabilmente fare quello che piace ma dalla soddisfazione di aver realizzato un lavoro che sferra un cazzotto allo status quo.

Coloro i quali affermano tra l’invidia e la malevolenza “beato te che fai un lavoro creativo”, non sanno quanti anni di sofferenza, abbattimenti e fallimenti siano necessari per acquisire una capacità tecnica sufficiente per produrre dei risultati soddisfacenti.

Al creativo non glie ne può importare di meno se gli dite che i suoi lavori fanno schifo. Ma provata a dirgli che è un fortunato e vi sputa in faccia (o dovrebbe almeno).

Ma quanta capacità tecnica serve?

Quanto bene dobbiamo conoscere i nostri strumenti per essere veramente degli artisti? Dipende. Se ti basta essere un pessimo artista, poca.

Battute a parte, sicuramente li si deve conoscere almeno tanto quanto basta affinché la loro applicazione sia qualcosa di naturale. Non ci si deve pensare sù. Uno scrittore esperto, non ha bisogno di giorni per scrivere due pagine di testo, gli basta mezzora poi magari dedica un’oretta alla rifinitura e alle correzioni.

Questo vale anche nella grafica digitale. Se siete impacciati nell’uso di un software per la grafica non riuscirete a ottenere risultati eccellenti in termini creativi. Tutta la vostra energia e tutta la vostra attenzione se ne viene assorbita da quell’aggeggio infernale che invece di aiutarvi vi tormenta.




Nel creativo vi è anche la capacità di saper cogliere la realtà nel suo aspetto più vero e immediato senza il filtro dei cliché e di una cieca razionalità. La pelle è rosa? I colli lunghi di Picasso sono un’invenzione? Mah…

Se solo lo scrittore deve pensare “ma questo congiuntivo è giusto?”, “questa parola va con l’accento?”, se mescola a caso passato prossimo e passato remoto, deve tornare allo studio teorico prima di dirsi uno scrittore professionista.

A livelli molto elevati, la capacità tecnica potrebbe essere tale da poterci permettere di realizzare opere imperfette. Come diceva Picasso: «A quattro anni dipingevo come Raffaello, poi ho impiegato una vita per imparare a dipingere come un bambino».

L'”errore”, voluto, cercato, diventa metodo espressivo e strumento per cogliere un lato più profondo e più vero della realtà. Ma per fare gli errori… giusti, è necessario uno studio pedante.

Conclusioni

Sicuramente, per guadagnarsi la pagnotta in campo creativo, non basta un buon livello, bisogna eccellere, da qualche punto di vista almeno.

Quello del creativo è il lavoro più difficile del mondo ed è riservato a chi mira alla perfezione non a chi si accontenta.

Questo è vero oggi forse ancor più di ieri, in una società che premia l’arte solo a parole o a… sussidi.

Una società come quella attuale non destina molte risorse alla creatività, tende a penalizzarla attraverso la tassazione, tende a considerarla frivola o tende perfino a intravvedere negli innovatori dei guastafeste.

Purtroppo questo ha prodotto molte brutture: una orribile cementificazione delle periferie, carenza di grandi musicisti, di grandi registi, pittori e scrittori ma anche una stagnazione nelle scienze.

Sì, perché come ho accennato sopra, essere creativi significa immaginare il nuovo, il diverso, liberarsi da pregiudizi e cliché e questi sono aspetti vitali nell’innovazione.

Il ruolo del creativo è fondamentale. Il creativo è capace al contempo di osservare il presente e di immaginare il futuro e sa afferrarne il loro aspetto tecnico così bene da potersi spingere oltre.

Facciamocene una ragione: il mondo appartiene ai creativi.

Come si diventa creativi? Discorso libero sulla creatività

Che parolone “creatività”. Il solo pronunciarla sembra essere in grado di creare un effetto nel nostro ambiente. Da pronunciare con cautela e riverenza, quindi. Ma come si diventa creativi? La risposta a questa domanda è la missione… impossibile di questo articolo!

La creatività nell’arte e nella tecnica

La creatività ha un lato artistico e uno tecnico. Potremmo dire che mentre il primo aspetto ha a che fare con la capacità di immaginare una nuova realtà, il secondo è il braccio esecutore.

Tecnica e arte si intrecciano di continuo al punto che diventa spesso difficile distinguerle come in discipline quali l’Architettura e il Design industriale. Arte, tecnica e funzionalità formano un tutt’uno indissolubile.

Non a caso le parole arte e tecnica hanno un’origine comune.

La parola “artista” deriva dal medioevale “artista: maestro d’arte“. Il concetto che esprime è perciò collegato in maniera diretta alla capacità di fare oltre che a quella di pensare.

Si considerino poi parole come “artigiano” che rendono ancor più l’idea di arte legata a una capacità pratica e quotidiana.

Prova ulteriore è che andando all’indietro “artista” deriva dal latino ars che corrisponde al greco téchne. Arte e tecnica hanno quindi originariamente l’identico significato.

Negli ultimi secoli è avvenuta la scissione che ha contribuito a rendere la figura dell’artista quasi estranea e apparentemente solo un corollario del nostro quotidiano.

L’arte è diventata “un qualcosa in più”, uno spreco di risorse addirittura e lo è quanto più una società ha un assetto materialista o bigotto (il bigotto confonde spirito con materia).

Uno dei più bei aerei della II GM era anche uno dei milgiori. Bellezza e tecnica si fondono assieme per produrre il miglior strumento possibile. Che esista un sottile legame tra le due caratteristiche? Le cose belle funzionano meglio? Oppure è il nostro approccio verso qualcosa di bello che è più semplice e funzionale? Chissà…

La personalità artistica e la personalità tecnica

In termini di personalità individuale, da un lato abbiamo chi è pervaso da un forte impulso artistico, come il musicista o il pittore dilettante che a volte in modo un po’ affannoso e scontrandosi con qualche fallimento tenta di dare forma alla profusione di idee che quasi lo tormenta.

Dall’altro abbiamo persone dalla forte mentalità tecnica: programmatori, tecnici del suono, ingegneri, operai capaci di trattare “l’universo fisico” in maniera eccellente ma apparentemente privi di quello slancio necessario a protendersi oltre la realtà sensibile. Esseri troppo “logici”.

Queste persone hanno però in comune più di quanto credano: per vincere come creativi servono infatti sia l’arte che la tecnica. Negli artisti di successo tali personalità lavorano all’unisono.

E mi spingo perciò a dire che tanto la mentalità artistica con scarse attitudini tecniche, quando la mentalità tecnica con scarse attitudini artistiche sono entrambe a metà di uno stesso percorso.

I nemici della creatività

Ai creativi viene sistematicamente, inizialmente almeno, dato del pazzo. Lo stesso pensavano probabilmente di Leonardo da Vinci mentre costruiva modelli di macchine volanti.

Molti creativi diventano pazzi veramente a forza di ricevere bastonate dai “custodi dello status quo”.

Questo è, secondo il mio modesto parere, il motivo per cui molti studiosi d’arte hanno scritto che per essere creativi bisogna essere un po’ pazzi. Vuoi perché, come accennato, il creativo è diventato veramente pazzo, vuoi perché al critico piace sminuire il creativo dandogli del pazzo. Una delle due.

Forse è la logica di chi concepisce la sanità mentale come atteggiamento arrendevole nei confronti della realtà o come “conformismo.

Forse vi è un po’ di invidia o di fastidio di qualche tipo verso le persone molto creative e molto capaci che diventano così bersaglio di questi attacchi più o meno velati.

In passato c’è stato qualche “esperto” che ha solennemente sentenziato “nessun oggetto più pesante dell’aria potrà mai volare” o “l’automobile non sostituirà mai il cavallo” o che ridicolizzava una nuova corrente pittorica definendola “impressionista”.

Tutte persone coi piedi per terra naturalmente (e la testa non molto più alta) ma i creativi hanno puntualmente smentito chi dal mantenimento dello status quo ha tratto giovamento.

Potete stare certi che c’è sempre stato un luminare di rilievo, una persona molto rispettabile, che si è scagliata contro una proposta creativa che ha poi cambiato il destino umano.

Ma il creativo se ne è infischiato e l’umanità ha progredito. Così come il bongo non sa che non può volare e perciò vola.

Molto tempo fa ho scritto un articolo specifico sui nemici della creatività. Vi trovi qualche approfondimento se vuoi.

Come liberare la creatività

Abbiamo già visto un procedimento semplice per liberare la creatività: il brainstorming. Nella “mia” versione consisteva nello scrivere o rappresentare qualsiasi (sottolineato) idea venisse in mente relativa al lavoro in atto.

Il trucco stava nel non sminuire nessuna idea, nemmeno la più stupida perché, in sostanza, anche la più stupida serve a trovare quella geniale. Questo esercizio sblocca il nostro pensiero, lo fa uscire dalla gabbia.

Questa pratica, nella sua semplicità empirica, è molto potente. Dopo aver messo giù qualche idea “stupida”, quella intelligente si materializzerà dal nulla. Possono essere necessari pochi minuti o qualche ora, può essere necessario tornarci il giorno dopo.

Le idee banali sono indispensabili proprio come imparare l’alfabeto lo è per diventare scrittore di best seller.

Per essere creativi, la creatività non basta

Questo atteggiamento “strafottente nei confronti della realtà precostituita” è fondamentale ma non basta. Anche le idee più brillanti si impantanano se manca un secondo ingrediente. Sì, perché la creatività non è solo… creatività. Sarebbe troppo bello.

È proprio qui che sta la differenza tra chi desidera intraprendere una professione creativa e chi ci riesce.

Arriva quindi il secondo grande step. Perché in realtà non avete liberato completamente la vostra creatività. Sarà ancora ingabbiata finché non avrete affrontato un secondo passaggio.

Un passaggio necessario se non si vuole limitarsi a partecipare al programma “la Corrida” ma si vuol tradurre in professione le proprie ambizioni creative. L’ingrediente è: capacità tecnica.

Un pittore deve saper ottenere l’esatto colore voluto, deve saper disegnare una figura umana, deve sapere dove mettere ombre e riflessi. Un musicista deve saper riconoscere le note dal loro suono e riprodurle istantaneamente col proprio strumento. Un grafico deve conoscere i principi della composizione, della prospettiva e dell’uso del colore.

La creatività è sudore, è ripetitività, è perfino noia. La creatività è un lavoro e la soddisfazione nell’essere creativi non sta, come si può pensare, dal fatto di poter irresponsabilmente fare quello che piace ma dalla soddisfazione di aver realizzato un lavoro che sferra un cazzotto allo status quo.

Coloro i quali affermano tra l’invidia e la malevolenza “beato te che fai un lavoro creativo”, non sanno quanti anni di sofferenza, abbattimenti e fallimenti siano necessari per acquisire una capacità tecnica sufficiente per produrre dei risultati soddisfacenti.

Al creativo non glie ne può importare di meno se gli dite che i suoi lavori fanno schifo. Ma provata a dirgli che è un fortunato e vi sputa in faccia (o dovrebbe almeno).

Ma quanta capacità tecnica serve?

Quanto bene dobbiamo conoscere i nostri strumenti per essere veramente degli artisti? Dipende. Se ti basta essere un pessimo artista, poca.

Battute a parte, sicuramente li si deve conoscere almeno tanto quanto basta affinché la loro applicazione sia qualcosa di naturale. Non ci si deve pensare sù. Uno scrittore esperto, non ha bisogno di giorni per scrivere due pagine di testo, gli basta mezzora poi magari dedica un’oretta alla rifinitura e alle correzioni.

Questo vale anche nella grafica digitale. Se siete impacciati nell’uso di un software per la grafica non riuscirete a ottenere risultati eccellenti in termini creativi. Tutta la vostra energia e tutta la vostra attenzione se ne viene assorbita da quell’aggeggio infernale che invece di aiutarvi vi tormenta.




Nel creativo vi è anche la capacità di saper cogliere la realtà nel suo aspetto più vero e immediato senza il filtro dei cliché e di una cieca razionalità. La pelle è rosa? I colli lunghi di Picasso sono un’invenzione? Mah…

Se solo lo scrittore deve pensare “ma questo congiuntivo è giusto?”, “questa parola va con l’accento?”, se mescola a caso passato prossimo e passato remoto, deve tornare allo studio teorico prima di dirsi uno scrittore professionista.

A livelli molto elevati, la capacità tecnica potrebbe essere tale da poterci permettere di realizzare opere imperfette. Come diceva Picasso: «A quattro anni dipingevo come Raffaello, poi ho impiegato una vita per imparare a dipingere come un bambino».

L'”errore”, voluto, cercato, diventa metodo espressivo e strumento per cogliere un lato più profondo e più vero della realtà. Ma per fare gli errori… giusti, è necessario uno studio pedante.

Conclusioni

Sicuramente, per guadagnarsi la pagnotta in campo creativo, non basta un buon livello, bisogna eccellere, da qualche punto di vista almeno.

Quello del creativo è il lavoro più difficile del mondo ed è riservato a chi mira alla perfezione non a chi si accontenta.

Questo è vero oggi forse ancor più di ieri, in una società che premia l’arte solo a parole o a… sussidi.

Una società come quella attuale non destina molte risorse alla creatività, tende a penalizzarla attraverso la tassazione, tende a considerarla frivola o tende perfino a intravvedere negli innovatori dei guastafeste.

Purtroppo questo ha prodotto molte brutture: una orribile cementificazione delle periferie, carenza di grandi musicisti, di grandi registi, pittori e scrittori ma anche una stagnazione nelle scienze.

Sì, perché come ho accennato sopra, essere creativi significa immaginare il nuovo, il diverso, liberarsi da pregiudizi e cliché e questi sono aspetti vitali nell’innovazione.

Il ruolo del creativo è fondamentale. Il creativo è capace al contempo di osservare il presente e di immaginare il futuro e sa afferrarne il loro aspetto tecnico così bene da potersi spingere oltre.

Facciamocene una ragione: il mondo appartiene ai creativi.

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