Come diventare dei “creativi”? I 5 nemici dei creativi e della creatività
Come essere creativi? Come diventarlo? Cos'è –veramente– la creatività? E quali sono i "nemici" costantemente all'opera che ci impediscono di essere creativi? Qualche "domanduccia" cui proverò a rispondere in questo articolo

Sommario
Foto di copertina: Nishant Jain
Tutti, in una certa misura, siamo o dovremmo essere creativi ma non tutti riescono ad esserlo come vorrebbero. È evidente. Molti pensano di non poter produrre o attuare delle nuove idee.
Probabilmente dipende dal fatto che nessuno ha spiegato loro come diventare creativi. Eppure, credeteci o no, lo si diventa.
“Da dove vengono le idee creative?” È questa la domanda giusta?
Tanti anni fa ammiravo chi faceva un lavoro come quello che faccio io adesso di graphic designe, e molti li ammiro ancora come allora e anche più.
Ammiravo chi sapesse creare un impaginato gradevole o una composizione sorprendente o scrivere un testo che sapesse calamitare l’attenzione del lettore e mi chiedevo come riuscissero.
La domanda principale che mi facevo era fondamentalmente sempre la stessa: da dove diavolo uscivano alla gente certe idee? Ma con l’andare del tempo ho capito che mi stavo ponendo una domanda completamente sbagliata.
Già, perché le idee in realtà non mancano affatto, quello che scarseggia è la capacità di metterle in pratica. La domanda corretta sarebbe stata perciò: cosa impedisce di mettere in pratica le nostre idee?
Prima di rispondere faccio un piccolo passo indietro perché la parola “creatività” è stata putroppo ingarbugliata da filosofie e studi oltremodo e inutilmente complessi.
Non è inutile quindi stabilire un termine di discussione andando a definire la parola “creatività”.
Definizione di “creatività”
È facile definire la creatività, non c’è cosa più facile al mondo. Scusate la banale definizione che sicuramente indurrà l’esperto in “psico-qualchecosa” a deviare su qualche altra pagina web: La creatività è semplicemente originare qualcosa.
D’altronde la sua etimologia è molto semplice, dal latino creare, produrre. Col tempo ha assunto una accezione artistica ma l’arte è solo un settore nella quale essa si può esprimere.
Non la farei più complicata di così e mi spiace se ho distrutto un decennio di studi e sudore da parte di qualcuno su pesantissimi tomi. Ma le cose per me non valgono di più se sono rese più complicate.
Niente paura, comunque, non voglio togliere a nessuno il diritto di filosofeggiare una vita intera per capire cosa sia la creatività, esistono milioni di pagine sul soggetto che permettono, dopo una attenta lettura, di arrivare alla stessa mia conclusione.
Si può dire che esiste una creatività artistica: quella che riguarda la comunicazione e che esiste anche una creatività tecnica: quella dell’artigianalità.
Si può anche osservare che esistono vari livelli di creatività. Si può originare qualcosa di dannoso, qualcosa di abbastanza utile, qualcosa di molto utile, qualcosa di meraviglioso, qualcosa di memorabile nei secoli che cambia il destino umano. Una scala graduale di creatività.
Per me esiste anche una “creatività negativa” che è peggio ancora che non essere creativi. Ha anch’essa vari livelli ma poiché porta distruzione non è vera creatività (che significa produrre, non distruggere).
La vera creatività ha quindi una connotazione “pro-sopravvivenza” ma qui la spia d’allarme anti-filosofeggio inizia a strillare forte perciò andiamo avanti.

“Tutti sono creativi”. Palle
Il fatto che ogni persona in sé probabilmente abbia un alto potenziale creativo non significa che la creatività sia un bene comune da incontrare. Affatto.
Il fatto che si senta a volte affermare cose simili a “tutti siamo creativi” è solo un tentativo di sminiure la qualità di tale abilità (o forse un tentativo vile di pagare meno il creativo).
Molti sminuiscono il lavoro dei creativi (e lo fanno di solito perché non sono in grado di esserlo). Essi dicono che “in fondo non si crea mai nulla di nuovo, che è tutto frutto di insegnamenti ed esempi altrui o precedenti”. Banali sciocchezze.
Questa idea è abbastanza diffusa, soprattutto tra chi è abituato a parlare di creatività ma che di creativo non sa fare nulla.
A queste persone darei in mano le 7 note e direi loro di comporre una sinfonia, tanto sono sempre le solite sette note. Forse cambierebbero idea, ma ne dubito, sono troppo prigionieri dei loro pregiudizi e della loro incapacità creativa.
Il fatto che l’esperienza e lo studio siano determinanti nel risultato creativo è assolutamente vero e direi banale a dirsi ma ciò non dimostra che il risultato finale non possa essere nuovo.
Il creativo, o colui che vuole esserlo o che deve esserlo, si scontra con molti ostacoli. La sua vita può a volte diventare difficile.
Ma solo in apparenza ha una vita più agiata chi, invece, lavora in campi “non-creativi”. Mi vengono in mente dottori, avvocati, notai, contabili, bancari, impiegati, operai.
Arrivano più facilmente a un lavoro serio e stabile, si “sistemano” prima, hanno molte certezze e così via. Ma non avranno mai la possibilità di assaporare l’enorme gioia e soddisfazione di chi riesce a creare una nuova attività commerciale, ad avere successo come artista o a realizzare un prodotto innovativo.
Però ammetto che è dura arrivare a quel punto. Perlomeno bisogna conoscere molto, molto bene chi sono in nemici della creatività.
Eccoli qui, scovati uno ad uno, nonostante tutti i loro abili travestimenti.
Nemico numero 1: l’incompetenza
Questa affermazione è scomoda per il creativo, è la più difficile da ammettere, come tutto ciò che dipende da noi stessi. Per questo la metto per prima.
Ma la metto per prima anche perché è l’ostacolo allo stesso tempo più grande e più mis-conosciuto.
Direi anzi che “gira un po’ l’idea” che il creativo è di solito una specie di sballato incoerente con qualche psicosi a seguito. La cosa più triste è che perfino molti artisti lo pensano di sé stessi.
Oppure c’è un altra idea comune che viene associata alla creatività, quella della mente “ingenua e pura del bambino”. Che tristezza!
La cosa che miete più vittime nella battaglia per la creatività è la mancanza di competenza tecnica. Thomas Edison ha affermato che “La creatività è 1% ispirazione e 99% sudore”.
Anche Picasso ha detto una frase a proposito molto acuta e divertente “L’ispirazione esiste ma deve trovarti già al lavoro”.
Ma la citazione che preferisco è quella di un pittore americano del ‘900 molto noto nel suo paese, sicuramente meno in Italia che dice: “L’ispirazione è per dilettanti. Noi altri ci alziamo e andiamo al lavoro” — Chuck Close.
Ricordo dei miei bravi allievi che si arrabbiavano perché non riuscivano a creare una buona composizione o ad ottenere certi risultati col programma di fotoritocco.
Non passava loro per la testa che semplicemente non erano preparati ancora a sufficienza nell’uso degli strumenti e delle tecniche coinvolte.
Studio, studio, studio, pratica, pratica, pratica, raccolta informazioni, tentativi. Non ci sono scorciatoie.
Se non riesci ad essere creativo come vorresti, in nove casi su dieci non hai abbastanza preparazione tecnica o informazioni.
Una socità che non inisiste sulle capacità tecniche e pratiche e il duro lavoro non produrrà dei grandi creativi ma sicuramente produrrà degli “sballatti con qualche psicosi a seguito”.

Nemico numero 2: il giudizio altrui
La paura delle brutte figure, la paura di sbagliare, la paura dei commenti negativi, la paura di essere giudicati, la paura che il proprio lavoro sia rifiutato, sono espressioni di un altro nemico della creatività.
Puoi essere potenzialmente un grande artista o un precursore di nuove tendenze mondiali ma se temi il giudizio del prossimo sei fregato.
Il creativo vero quando fa qualcosa è disposto ad accettare qualsiasi giudizio altrui, è pronto a tenerlo in considerazione ma è pronto anche a rifiutarlo decisamente.
“Ok, la prossima volta farò meglio”, oppure “non sono assolutamente d’accordo col tuo giudizio” oppure “me ne fotto del tuo giudizio”. Sono tutti buoni atteggiamenti da creativi.
Come niente fosse, il creativo continua tranquillo sul suo lavoro. Dispone di tonnellate di autodeterminazione.
A dire il vero è normale non essere compresi quando si realizza qualcosa di nuovo, sarebbe strano il contrario.
Le persone che fanno critiche o osservazioni a chi cerca di intraprendere una nuova iniziativa o a chi sta producendo un prodotto d’arte, di solito non lo fanno affatto per il vostro bene.
Tenetelo ben presente: queste persone stanno parlando dei –loro– fallimenti, non del vostro. I critici sono spesso artisti falliti o una casta di sacerdoti che crede di avere il monopolio di stabilire cos’è l’arte, cos’è bello o brutto, giusto o sbagliato.
Chi ha successo in qualcosa, sente la voglia di incoraggiare anche gli altri a provarci. Pensate che il dare retta a qualche fallito possa giovare?
Circondatevi di persone positive, che vogliono spingervi in alto non in basso. Circondatevi di gente che vuole il bene del prossimo non di chi, con la scusa di insegnare, vuole solo difendere il suo status e abbassare il vostro.
Il fatto stesso che le critiche pongano eccessiva attenzione al lato negativo, agli errori, ai fallimenti, rappresenta un freno e le rende inutili di per sé stesse.
Nemico numero 3: eccessiva originalità
Si potrebbe pensare il contrario ma in realtà anche i lavori più strani o le idee più originali, perfino in campi non artistici, mantengono un collegamento con la realtà.
Molti artisti per affermarsi hanno avuto bisogno di molti anni in modo da diventare un pochino familiari, quel tanto da essere compresi.
In molti casi questo è successo molti anni dopo la morte dell’artista, quando la società era pronta a comprendere il suo lavoro.
Certo, cerchiamo di fare un po’ prima… Chi rimane incompreso fallisce anche se può bearsi di essere un tipo brillante.
L’artista deve comunicare, l’imprenditore deve vendere. Deve perciò fare i conti col prossimo perlomeno se vuole sostenersi economicamente.
Non serve incolpare altezzosamente la “poca cultura della massa” come sento dire da sedicenti illustri figure che non riescono a vendere il loro lavoro artistico.
È necessario gettare un ponte, una scaletta di corda, un salvagente almeno, dove il pubblico può aggrapparsi. Questo è vero a meno che uno non voglia lavorare solo per sé stesso.
Nemico numero 4: la scarsa originalità
Il quarto nemico è essere poco originali. L’artista ha una missione, come ho letto una volta, mi sembra una frase del filosofo americano Hubbard “l’artista è colui che crea nuove realtà”.
Questo è l’obiettivo fondamentale di tutti quelli che operano nelle arti ma vale anche per le persone che “creano” in senso generale. Esse stanno producendo “nuove realtà”.
Questa è la missione di fondo. E non pensate che queste realtà rimangano “solo” nella mente delle persone. Esse si riflettono negli usi e costumi della società e la possono cambiare radicalmente (vedasi Rinascimento, vedasi scoperte tecnologiche come radio o aereo).
Così il creativo è colui che per primo immagina una società migliore. Frenate queste persone e la società subirà un declino.
In una società decadente gli sforzi creativi ed artistici stanno venendo censurati o la maggioranza degli artisti e dei creativi sono persone capaci ormai solo di creare realtà peggiori.
In una società decadente al creativo viene appiccicata l’immagine di pazzo o al massimo, di “simpaticone originale”.
Osservate gli stati più poveri al mondo e osserverete società dove ai creativi e alla gente in generale, vengono continuamente tarpate le ali.
Un buon esercizio che rimedia la scarsa originalità è il brainstorming. La puoi trovare spiegata in questo mio articolo.
Nemico numero 5: la realtà
Il quinto nemico è la realtà, quella cosa strada e solida che ci circonda cui tutti sembrano dare una spropositata importanza.
Per un artista una palla non è necessariamente rotonda, il Sole non è per forza giallo, l’erba non nasce per forza sul terreno, una storia non si racconta dall’inizio…
E se pensate che non sia così pensate a una palla da calcio bucata, al sole al tramonto o coperto dalla foschia, all’erba che cresce sul tetto o sugli alberi, a certi racconti che partono dalla fine (flashback).
L’artista sa rovesciare, piegare, distorcere e colorare a piacimento l’universo. E, che strano, quando lo fa le cose appaiono ancora più vere. Altro che “mondo immaginario”. Il “creativo” ha in realtà una capacità superiore di osservare la realtà per quello che è.
L’accordo che “il sole è giallo”, uccide il pensiero creativo tanto quanto il pensare “si è sempre fatto così”.
Per un imprenditore le persone non devono per forza guidare le stesse automobili, non devono per forza vestirsi allo stesso modo, non si deve per forza costruire in quella maniera o usare quei materiali.
Il mondo “reale” che ci circonda è nemico della nostra creatività perché afferma continuamente: “le cose stanno così. Punto, fattene una ragione”.
Nella realtà, si sà, gli oggetti pesanti cadono, per parlare con qualcuno devi stargli vicino. Ma per qualche pazzo un oggetto più pesante dell’aria avrebbe potuto volare, per altri altrettanto pazzi, si poteva comunicare istantaneamente con l’altra parte del mondo.
Essi non davano troppo retta alla “solida realtà”. Robe da manicomio? No, robe da creativi.
Conclusioni
Penso avrai capito che la creatività non è qualcosa di sconnesso dalla realtà, una cosa poco concreta, frutto di frivola immaginazione, un giochetto da bambini ma l’abitilità umana più importante e fondamentale.
Tutte le cose, anche le più familiari, come gli strumenti che ogni giorno usiamo, sono frutto dei sogni più arditi.
Anche le invenzioni più materiali e puzzolenti come… il motore Diesel sono il prodotto di qualcuno con “la testa per aria”.
Stai sicuro che ci sarà stata un’autorità che avrà dato del pazzo a chi guidava le prima auto spaventando a morte i cavalli delle carrozze attorno.
E ancora, stai sicuro, ci sarà qualcuno che proporrà la sua “bandiera rossa”* per tenere a cuccia il creativo.
Ci sarebbero automobili se qualcuno avesse dato peso a questi “critici”, a tali “esperti”, a tali “persone coi piedi per terra e dalle buone intenzioni”?
La realtà, le cose banali e concrete di ogni giorno, sono state un tempo i sogni di qualche visionario bistrattato.
Restiamo creativi e sopravviveremo.
Mi hai praticamente attirato con il video sul Creativo, come fosse una calamita che ti rigenera, ti dà forza nonostante le difficoltà che si incontrano. Molto interessante, istruttivo e sopratutto Ottimistico. Grazie Carlo per la Ventata di Vitalità
concordo, qui permetti di vedere un futuro migliore, pensato ideato da persone creative, che per fortuna escono da schemi precostituiti, grazie Carlo per questa ventata di positività, di questi tempi c’è ne molto di bisogno….
Grazie