Da Pantone per voi il colore dell’anno 2025: “mousse di caffé al cioccolato”

Il Colore dell’Anno Pantone 2025 è una vera golosità. Il nome richiama due degli alimenti più popolari al mondo, tra i più venduti e consumati, prodotti che noi italiani conosciamo proprio bene: cioccolato e caffé. Ma da dove sbuca fuori il colore dell’anno Pantone? E da dove sbucano i "Pantoni" in genere?

Sommario

Come Pantone sceglie il Colore dell’Anno

La scelta del Pantone Color of the Year è un processo molto affascinante ed estremamente analitico e strategico.

Non è certo un’estrazione a sorte: è frutto di mesi di ricerca e osservazione globale. Viene selezionato da un team di esperti in Psicologia del Colore, Design, tendenze globali, cultura, Marketing.

Forse uno degli aspetti più interessanti è che la selezione può durare anche un anno intero nel quale esperti di tali settori monitorano moda, design, tecnologie, arte, cinema, musica, politica ed eventi.

Vengono così identificati alcuni schemi cromatici emergenti ma non ancora affermati che vengono sintetizzati nel “colore dell’anno”.

Attorno ad esso ruotano una serie di proposte, di analisi e di iniziative che in sostanza promuovono un’idea di colore, suggeriscono modi di usarlo, lo mettono in relazione a moltissimi settori commerciali e non e lo propongono combinato ad altri colori attraverso delle palette (in italiano: tavolozze).

Il colore dell’anno 2025 Pantone è Mocha Mousse ed è quello che si vede nell’immagine principale dell’articolo e qui sotto. Ma facciamo un passo indietro (o in avanti, vedi tu) e andiamo a vedere come si usa nella pratica un Pantone, che ti piaccia il Mocha Mousse o meno.

Colore dell'anno 2025 Pantone Mocha Mousse

Cos’è e a cosa serve lo “standard Pantone”?

Per chi lavora nelle arti grafiche, Pantone è prima di tutto uno standard di riferimento. Quando si deve stampare una tinta piatta, ci si affida quasi sempre al suo catalogo semplicemente perché rappresenta una “lingua comune” parlata da chiunque operi nel settore.

Un colore Pantone, identificato da un preciso codice, è lo stesso in ogni parte del mondo, e ci si può aspettare che venga riprodotto in modo affidabile e coerente.

Pantone sviluppa formule chimiche per i suoi colori attraverso un processo scientifico e rigoroso, al termine del quale ogni nuovo colore va ad aggiungersi nei cataloghi esistenti.

Concede poi a produttori esterni –sotto la propria supervisione– la possibilità di realizzare queste tinte, sia per le arti grafiche che per l’industria manifatturiera.

Nel mondo della stampa, i colori primari Pantone sono 18. Da questi, attraverso mescolanze calibrate secondo formule esatte, si ottengono tutte le tinte del catalogo.

Per intenderci: non esiste un “barattolo” per ogni colore dei cataloghi Pantone, ma una serie di primari che, dosati nel modo giusto, consentono di ottenere qualsiasi tinta.

Pantone, per essere ancora più chiari, non è una “fabbrica di colori” ma, se vogliamo, una “fabbrica di standard del colore”, standard che rende pubblici attraverso le sue mazzette e i suoi servizi.

Mazzetta Pantone. Immagine di Mariah Krafft

Come si usa un colore Pantone?

Quando si prepara un file per la stampa con tinta Pantone, il grafico deve strutturarlo in modo specifico: le aree da stampare con il colore Pantone devono essere isolate e identificate chiaramente con il loro codice, separate dagli altri elementi del file. Questo perché il Pantone richiede una lastra di stampa dedicata.

Si utilizza una tinta piatta Pantone quando:

  • il colore desiderato non è riproducibile con la gamma Cmyk,
  • si vuole ottenere un effetto speciale o di forte impatto visivo,
  • è richiesta una coerenza cromatica assoluta
  • nelle stampe con solo 1 e 2 colori (più conveniente del Cmyk)

C’è poi un altro modo di utilizzare il catalogo Pantone: come riferimento cromatico nella stampa in quadricromia. In questo caso, le guide Pantone forniscono per ogni tinta il corrispondente più vicino in Cmyk (e, in molti casi, anche in Rgb per il web e il digitale).

“Più vicino” è una precisazione importante: molti colori Pantone non sono riproducibili perfettamente in quadricromia. Inoltre, questi valori equivalenti sono solo indicativi e riferiti alla stampa offset su determinati tipi di carta.

In ogni caso, se le specifiche di un progetto richiedono un colore Pantone ma il metodo di stampa non prevede l’uso di tinte piatte –ad esempio nella stampa digitale o per questioni economiche– sarà necessario allora individuare con attenzione il corrispondente Cmyk più adatto ricavato dalle indicazioni sulle mazzette Pantone.

Non è così matematico come sembra…

Purtroppo o per fortuna, l’occhio dello stampatore e del grafico che supervisiona il lavoro conta ancora molto.

La produzione di un Pantone non è solo matematica anche se esistono miscelatori e misuratori che partono semplicemente dal codice per ricavare le percentuali di primari da usare.

La colpa è quasi tutta del supporto, si può avere una miscela perfetta ma la carta è carta e le condizioni di stampa sono condizioni di stampa perciò sono comunque necessari test visivi.

barattoli colore primari pantone
Per produrre un Pantone si parte da 14 colori primari Pantone, più 4 tecnici, in pratica bianchi e neri per regolare la luminosità e saturazione

Solo qualcuno che ci lavora quotidianamente può farci percepire la reale difficoltà del lavoro nascosta dalla patina della “tecnologia che fa tutto”. Ecco perciò la versione (autorevole) di Vito, esperto di stampa e arti grafiche, che ho interpellato per una veloce consulenza sull’articolo.

Lo ringrazio e gli faccio i complimenti non solo per il contenuto ma per come lo ha esposto. Vito sa scrivere e sa spiegarsi:

Oggi, per fare un Pantone, si parte dal computer: si inserisce il numero del colore, il software ti dà la possibilità di scegliere varie formule con i colori base, il Delta E (cioè quanto il colore sarà fedele all’originale) e tutto il necessario per preparare l’inchiostro.

Ma prima di produrre i chili necessari per la stampa, si realizza la tirella.

La tirella è una piccola prova colore stampata sulla stessa carta che si userà per il lavoro. Serve per vedere davvero com’è il colore, come reagisce sul supporto e se il risultato è soddisfacente. Solo dopo l’approvazione della tirella si passa alla produzione della quantità richiesta.

È tutto molto preciso, controllato, misurato.
Una volta, invece, era tutta un’altra storia.

Il Pantone si “leggeva” direttamente sul pantonario, si osservava la formula, di solito scritta in libre, e si andava dritti dal miscelatore. Nessuna tirella, nessuna verifica sul supporto. La prova colore si faceva usando il polpastrello: ci si sporcava la punta del dito e si tamponava più volte la carta fino a ottenere una sorta di sfumatura. E lì si decideva.

A volte si mescolava l’inchiostro a mano, si pesava con bilance meccaniche e si portava tutto in macchina da stampa. E solo lì si iniziava a “vedere” davvero il colore.

C’era chi diceva: “Questo Pantone su usomano esce sempre più chiaro, metti dentro un po’ di blu!”

O chi, con uno sguardo al foglio appena uscito dalla macchina, aggiustava la miscela direttamente nel calamaio, senza pensarci troppo.

Oggi tutto è sotto controllo: software, strumenti di misura, carta di riferimento, tirella.

Ieri tutto si faceva con l’occhio, il naso e l’esperienza.
Oggi misuriamo tutto.

Ieri sentivamo tutto.

E forse, nel mezzo, sta ancora la vera stampa.

Il colore dell’anno Pantone Moucha Mousse

Torniamo all’aspetto più artistico della nostra “bevanda” che Pantone definisce così:

“Per il 2025, il Pantone Color Institute ha selezionato PANTONE 17-1230 Mocha Mousse, una calda tonalità di marrone pregna di una ricchezza innata che nutre con la sua suggestione della qualità deliziosa del cacao, del cioccolato e del caffè, facendo appello al nostro desiderio di comfort” — Pantone Inc.

E sempre Pantone ci mostra qualche armonia possibile, una molto equilibrata, quasi monocromatica che rispecchia appieno il sentimento del Mocha Mousse e una più vivace, con colori tra loro distanti e ben distribuiti sulla ruota cromatica.

Come funziona un’armonia? In soldoni si prende il nostro colore di riferimento in questo caso, appunto, il Mocha Mousse e si associano colori cercando di mantenere una parentela che può essere data da valori di saturazione, luminosità o entrambi.

Le “parentele” più strette sono quelle monocromatiche. Potremmo così variare il nostro Mocha nella luminosità (brillantezza) o nella saturazione (vivacità).

Od osare di più, accostando in modo e dosi opportune altri colori del nostro cerchio cromatico.

Occhio a non farvi ingabbiare. Le armonie preconfenzionate sono molto utili ma rischiano di creare dei limiti alla creatività. Ogni bravo creativo è capace di fare da sé le sue tavolozze. Il mio invito è andare oltre.

armonia moncromatica con colore mocha mousse. Immagine che mostra esempio di arredamente che ruoota attorno alla tinta pantone mocha mousse
packaging con armonia accostata al colore pantone mocha mousse, colori analoghi e complementari stessa saturazione
Nell’esempio sopra, il Moucha Mousse è usato per creare una composizione monocromatica, il nostro colore dell’anno è rappresentato in variazioni di luminosità. Nell’esempio sotto, il nostro colore è usato come riferimento per associarvi variazioni di tonalità (colore) mantenendo la stessa saturazione (vivacità) e diverse luminosità. Nel resto del mio blog trovi diversi articoli su come creare armonie cromatiche

Riassumendo…

Diciamo la verità: mostrarvi il colore dell’anno era anche una scusa per fare qualche passo nel mondo dei colori Pantone e delle tinte piatte in generale, quelle che, in stampa, richiedono una lastra tutta per sé.

Si potrebbe dire che il flusso di lavoro con i Pantone è quasi l’opposto rispetto a quello in quadricromia. Sì, perché si parte dal colore stampato per arrivare al progetto.

I Pantone si scelgono dai cataloghi… Pantone, che sono ovviamente stampati, e va utilizzato quello più adatto al supporto di stampa che useremo. Scegliere un Pantone analizzandolo sul monitor sarebbe quasi un controsenso.

Certo, molte valutazioni si possono fare a video, ma la decisione finale su quale tinta usare va presa “dal vivo”. E proprio in questo ci si allontana un po’ dalla logica della stampa in quadricromia (Cmyk) che parte solitamente da valutazioni a video.

Ecco perché, perfino se vuoi usare il Moucha Mousse –colore Pantone dell’anno– dovresti valutarlo dal catalogo.

Un Pantone è una tinta pre-miscelata. Nella quadricromia i colori, invece, si “mescolano” solo in fase di stampa nei passaggi della carta attraverso i 4 rulli inchiostrati.

Ma il Pantone è anche, semplicemente, un codice colore universale di riferimento e come tale è importante anche nella quadricromia e in molte altre tecniche di stampa.

Conclusioni

È stato comunque interessante conoscere il colore dell’anno: potrebbe ispirarci. Sapere qual è la tendenza cromatica del 2025 ti permetterebbe di usare un colore che sarà meglio “compreso” e accettato dal pubblico.

Strizzare l’occhio alle mode e fare un tantino i ruffiani non è sbagliato. Ogni tanto anche il creativo deve scendere dal piedistallo.

Bene, ora sai qualcosa in più anche su Pantone Inc., sulla miscelazione dei colori per ottenere la tinta precisa, e sull’utilizzo delle sue mazzette.

Sono informazioni semplici, ma spero abbiano ampliato un po’ la tua consapevolezza sull’uso del colore. Se ci sono riuscito, ne sono felice.

Scrivi un commento