Teoria del Colore. Dalle origini alle applicazioni tecnologiche
La Teoria del Colore è la chiave per padroneggiare l’uso del colore, sia nella stampa che nel digitale. Comprenderla significa avere il controllo sulle scelte cromatiche in qualsiasi ambito visivo. In questo articolo, la esploreremo in modo chiaro e accessibile.

Sommario
Teoria del Colore, origini
Non si può comprendere cos’è un’armonia cromatica né comprendere come gestire e creare il colore nel graphic design senza conoscere la Teoria del Colore.
Qualche secolo fa uno scienziato di nome Newton scoprì, facendo passare la luce attraverso un solido di vetro, che essa si divideva in alcune fasce di colore diverso.
Da questa osservazione formulò la teoria secondo cui la luce bianca del sole potesse scomporsi in colori fondamentali.
La teoria funzionò. Ancora oggi, monitor, Tv e proiettori usano queste basi teoriche. Tali dispositivi combinano fasci o elementi luminosi dei tre colori primari Red, Green e Blu (RGB) – Rosso, Verde e Blu – per rappresentare le immagini che vediamo.
La teoria ha permesso una semplificazione incredibile dei processi di “produzione del colore”, grazie soprattutto all’identificazione dei tre colori primari.
Va detto però che l’applicazione della “teoria newtoniana” non ha risolto completamente la rappresentazione tecnica dei colori. Soprattutto per la stampa, si sono resi necessari molti perfezionamenti tecnici e scientifici.
In effetti, i colori “naturali”, i colori che l’occhio umano è capace di percepire sono, in realtà, molti di più di quelli esprimibili dalla fusione dei tre colori primari.
In altre parole, non esistono tre o più colori base in grado di riprodurre ogni sfumatura dello spettro visibile ma la teoria resta vera e, soprattutto, molto, molto funzionale.
Teoria del Colore: una sintesi
Per riepilogare, Newton sviluppò una prima Teoria del Colore, scientificamente dimostrabile, così riassumibile:
1. La luce bianca del sole è composta da una gamma di colori che possono essere separati.
2. I colori dello spettro possono essere ricombinati per formare di nuovo la luce bianca.
4. I colori non sono proprietà degli oggetti ma piuttosto della luce che essi riflettono.
5. Il concetto di colori primari dai quali è possibile ottenere una vasta gamma di altri colori.
L’origine dei Colori, sebbene adornata di diversi altri colori, suppongo derivi dal Colore della Luce — Isac Newton
Dai colori della luce ai colori della materia
I colori che vediamo sulla carta o su altri materiali, non sono quindi colori diretti della luce e nemmeno colori propri della materia ma l’espressione dei colori della luce riflessi in base alle caratteristiche dello specifico materiale riflettente.
Così un bel tessuto potrà riflettere il blu, un altro una tonalità di rosso, un altro il verde ecc., a seconda del pigmento con cui è stato trattato o della sostanza con cui è costruito.
Potremmo dire che un oggetto “non ha un colore in sé” poiché non è sorgente di luce ma ha il colore dello spettro luminoso visibile che la sua struttura molecolare è capace di “respingere”.
Riprova ne è che alla sera, e a ancor meno di notte, i colori degli oggetti diventano sempre più indistinti fino a scomparire.
Per questi colori, a volte chiamati “colori materia” in contrapposizione ai colori della luce, sono stati individuati, e col tempo perfezionati, tre primari: giallo, rosso e blu.
Nella stampa tipografica, dopo precise sperimentazioni si è giunti a sintetizzare chimicamente tre precisi colori noti come magenta, ciano e giallo.
I “colori primari” sono i 3 colori che consentono di ottenere uno spettro molto ampio e naturale dei colori visibili.
Ne è stato poi aggiunto un quarto, il nero, che ha due funzioni essenziali: migliorare il contrasto dell’immagine e risparmiare nella quantità generale di inchiostri, visto che i tre colori primari assommati in parti uguali danno un grigio.

Perché i colori primari sono tre?
Indirettamente abbiamo già risposto ma la domanda non è affatto banale, anzi. In sintesi la risposta è semplice: deriva dalla fisiologia del nostro occhio che usa tre tipi di recettori (coni) sensibili alle onde luminose del verde, del blu e del rosso, da cui deriva direttamente il metodo Rgb usato per gli schermi.
Per questo, con tre colori primari possiamo rappresentare in modo naturale tutti i colori visibili, in teoria almeno.
Tre colori, con l’aggiunta del nero nella stampa tipografica, non bastano, in realtà, a mostrare tutte le sfumature di colore che l’occhio umano riesce a percepire ma sono sufficienti a una rappresentazione naturale e relativamente completa.
Del resto, quando osserviamo un’immagine stampata non disponiamo del corrispettivo oggetto reale (o quasi mai) per poter fare un confronto diretto e notarne le differenze.
L’aggiunta di altri colori primari è possibile e permetterebbe di ampliare la gamma riproducibile ma comporterebbe costi tecnici e di lavorazione molto più alti, raramente giustificabili.
Per usi particolari però, sono state progettate macchine che lavorano con più colori, per esempio, macchine offset che lavorano con 6, 7, 8 colori e perfino inkjet con 12 colori!
Ci sono animali che possiedono 4 coni recettori, essi percepiscono altri colori come quelli del fascio ultravioletto. Tali colori, per noi esseri umani, non sono solo invisibili ma non sono nemmeno immaginabili!
Non possiamo avere un concetto (condiviso almeno) di tali colori semplicemente perché abbiamo la necessità di tradurli in colori a noi noti. Possiamo vedere una radiazione UV ma dobbiamo tradurla prima in un colore visibile (che non è quello dell’UV).
La ruota dei colori
Mescolando tra loro i colori primari otteniamo le combinazioni riassunte nella Ruota dei Colori che vediamo qui rappresentata.

Teoria del Colore e Armonia Complementare
Comprendere appieno la Teoria del Colore richiede di addentrarci in un esempio pratico del suo utilizzo, le armonie cromatiche, in questo esempio specifico: l’armonia complementare.
L’armonia complementare è formata da una coppia qualsiasi di colori agli estremi opposti della Ruote dei Colori. Potremmo considerarle “le coppie di colori più diversi” o la coppia che genera il maggior contrasto cromatico.
Se i colori complementari della luce mescolandosi formano la luce bianca, quelli della materia formano un nero “teorico”, in pratica un grigio-marrone scuro.
Ed è così per ogni coppia di colori complementari: la loro mescolanza è il “nero” o il bianco per la luce.
Possiamo intuire che l’utilizzarli su una qualsiasi composizione grafica crei quindi una sensazione di elevato contrasto ma allo stesso tempo di equilibrio (perlomeno cromatico) quando usati in proporzioni simili.
Potremmo immaginarli come due persone di ugual peso ai lati opposti di un’altalena o due… pugili altrettanto bravi.

Conclusioni
Bene, abbiamo trattato in modo sintetico la Teoria del Colore e introdotto un suo primo uso pratico: la creazione di armonie.
Presto, esamineremo altri tipi di armonie e impareremo a sfruttare altre caratteristiche del colore.
Col colore si può comunicare e in quanto linguaggio ha una sua grammatica: la Teoria del Colore.
Un insieme di colori in equilibrio forma un’armonia. Le armonie tendono al grigio o al bianco se consideriamo i colori rappresentati mescolati assieme nelle eguali proporzioni.
Per esteso sono dette armonie anche insiemi di colori “disarmonici”: che non formano cioè un equilibrio (mescolati non danno grigi o bianchi), ad esempio i colori analoghi.
Queste sono le armonie più dinamiche che verranno trattate in un altro articolo futuro.
Teoria del colore, una guida Pdf
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