Teoria del Colore. Dalle origini alle applicazioni tecnologiche

5 Giugno 2013

In questo articolo:

Comprendere la Teoria del Colore è un requisito fondamentale per riuscire a gestire il colore nella stampa e nel digitale. Eccola spiegata in modo abbastanza semplice ma completo

Il messaggio di Kandinsky (1866–1944) nelle sue opere è completamente delegato a forme essenziali e colori

Questo articolo è il principale di una serie sulla teoria e pratica del colore nel grahic design. Ti consiglio di proseguire nella lettura leggendo anche:

Teoria del colore, origini

Non si può comprendere cos’è un’armonia cromatica né comprendere come gestire e creare il colore nel graphic design senza conoscere la Teoria del Colore.

Qualche secolo fa uno scienziato di nome Newton scoprì, facendo passare la luce attraverso un solido di vetro, che essa si scomponeva in fasci di diversi colori.

Da questa osservazione formulò la teoria secondo cui la luce bianca del sole potesse scomporsi in colori fondamentali.

La teoria funzionò. Ancora oggi, monitor, Tv e proiettori usano queste basi teoriche. Tali dispositivi combinano fasci o elementi luminosi dei tre colori primari Red, Green e Blu (RGB) – Rosso, Verde e Blu – per rappresentare le immagini che vediamo.

La teoria ha permesso una semplificazione incredibile dei processi di “produzione del colore”, grazie soprattutto all’identificazione dei tre colori primari.

Va detto però che l’applicazione della “teoria newtoniana” non ha risolto completamente la rappresentazione tecnica dei colori. Soprattutto per la stampa, si sono resi necessari molti perfezionamenti tecnici e scientifici.

In effetti, i colori “naturali” e i colori che l’occhio umano è capace di percepire sono, in realtà, molti di più di quelli esprimibili dalla fusione dei tre colori primari.

In altre parole, non esistono tre o più colori base in grado di riprodurre, veramente, tutto lo spettro visibile ma la teoria resta vera e, soprattutto, molto, molto funzionale.

L'osservazione fondamentale della teoria del colore: il prisma che scompone la luce bianca in fasci di colori diversi. Da questo ne deriva che ricombinando i fasi di diverso colore possiamo ottenere nuovamente il bianco e altri colori

Teoria del Colore: una sintesi

Per riepilogare, Newton sviluppò una prima Teoria del Colore, scientificamente dimostrabile, così riassumibile:

1. La luce bianca del sole è composta da una gamma di colori che possono essere separati.

2. I colori dello spettro possono essere ricombinati per formare di nuovo la luce bianca.

4. I colori non sono proprietà degli oggetti ma piuttosto della luce stessa.

5. Il concetto di colori primari dai quali è possibile ottenere una vasta gamma di altri colori.

L’origine dei Colori, sebbene adornata di diversi altri colori, suppongo derivi dal Colore della Luce — Isac Newton

Dai colori della luce ai colori della materia

I colori che vediamo sulla carta o su altri materiali, non sono quindi colori diretti della luce e nemmeno colori propri della materia ma l’espressione dei colori della luce riflessi in base alle caratteristiche dello specifico materiale riflettente.

Così un bel tessuto potrà riflettere il blu, un altro una tonalità di rosso, un altro il verde ecc., a seconda del pigmento con cui è stato trattato o della sostanza con cui è costruito.

Potremmo dire che un oggetto “non ha un colore in sé” poiché non è sorgente di luce ma ha il colore dello spettro luminoso visibile che la sua struttura molecolare è capace di “respingere”.

Riprova ne è che alla sera, e a ancor meno di notte, i colori degli oggetti diventano sempre più indistinti fino a scomparire.

Per questi colori, a volte chiamati “colori materia” in contrapposizione ai colori della luce, sono stati individuati, e col tempo perfezionati, tre primari: giallo, rosso e blu.

Nella stampa tipografica, dopo precise sperimentazioni si è giunti a sintetizzare chimicamente tre precisi colori noti come magenta, ciano e giallo.

I “colori primari” sono i 3 colori che consentono di ottenere uno spettro molto ampio e naturale dei colori visibili.

Ne è stato poi aggiunto un quarto, il nero, che ha due funzioni essenziali: migliorare il contrasto dell’immagine e risparmiare nella quantità generale di inchiostri, visto che i tre colori primari assommati in parti uguali danno un grigio.

Perché i colori primari sono tre?

In parte abbiamo già risposto ma la domanda non è banale, in sintesi la risposta è semplice: perché è il miglior compromesso tecnico-fisiologico.

Tre colori, con l’aggiunta del nero nella stampa tipografica, non bastano a mostrare tutti i colori che l’occhio umano riesce a percepire ma sono sufficienti a una rappresentazione naturale e relativamente completa.

Del resto, quando osserviamo un’illustrazione non disponiamo del corrispettivo oggetto reale (o quasi mai) per poter fare un confronto diretto e notarne le differenze.

L’aggiunta di altri colori primari è possibile ma comporterebbe costi tecnici e di lavorazione molto più alti, non sempre giustificabili.

Per usi particolari però, sono state progettate macchine che lavorano con più colori, per esempio, macchine offset che lavorano con 6, 7, 8 colori e perfino inkjet con 12 colori!

La ruota dei colori

Mescolando tra loro i colori primari otteniamo le combinazioni riassunte nella Ruota dei Colori che vediamo qui rappresentata.

la ruota del colore è uno dei principali derivati della teoria del colore, così come i colori primari

La ruota dei colori è un prodotto della teoria del colore e rappresenta lo strumento principale per gestire i colori. Nella sua semplicità ci racconta molte cose. Dice, innanzitutto, cosa accade se mescoliamo assieme due colori vicini e ci dice che dai colori primari possiamo ottenere tutte le tonalità desiderate. Ovviamente, ci mostra a colpo d’occhio quali sono i colori complementari e come realizzare armonie complementari e tutte le altre armonie. Nell’immagine sono evidenziati i colori primari per la stampa tipografica. Come nello spettro dei colori visibili uscito dal “prisma di Newton”, sulla ruota la luce è visualizzata nelle sue diverse lunghezze d’onda, dal rosso al violetto in senso orario. È molto interessante notare che non vi sia soluzione di continuità sulla ruota nemmeno tra il violetto e il rosso che pure sono all’inizio e alla fine delle bande di colore riflesse dal prisma. Come si spiega? Immaginate il colore come una lunghezza d’onda variabile emessa da un fonte luminosa o da un corpo che la riflette. Questa luce va a colpire i nostri occhi stimolando i diversi recettori specializzati nel rilevare i blu, i gialli e i verdi. Lunghezze d’onda intermedie stimolano diversi recettori contemporaneamente, permettendoci di osservare infinite sfumature. La lunghezza d’onda del blu inizia a stimolare anche i recettori del rosso, generando il violetto e chiudendo così la ruota dei colori. Si potrebbe dire che mentre la luce scomposta dal prisma dimostra le differenti lunghezze d’onda dei colori, la ruota dei colori ne è l’applicazione pratica visiva o percettiva.

Teoria del Colore e Armonia Complementare

Comprendere appieno la Teoria del Colore richiede di addentrarci in un esempio pratico del suo utilizzo, le armonie cromatiche, in questo esempio specifico: l’armonia complementare.

L’armonia complementare è formata da una coppia qualsiasi di colori agli estremi opposti della Ruote dei Colori. Potremmo considerarle le coppie di colori più diversi” o la coppia che genera il maggior contrasto cromatico.

Se i colori complementari della luce mescolandosi formano la luce bianca, quelli della materia formano un nero “teorico”, in pratica un grigio-marrone scuro.

Ed è così per ogni coppia di colori complementari: la loro mescolanza è il “nero” o il bianco per la luce.

Possiamo intuire che l’utilizzarli su una qualsiasi composizione grafica crei quindi una sensazione di elevato contrasto ma allo stesso tempo di equilibrio (perlomeno cromatico) quando usati in proporzioni simili.

Potremmo immaginarli come due persone di ugual peso ai lati opposti di un’altalena o due… pugili altrettanto bravi.

colori complementari. Sono semplicemente una coppia opposta sulla ruota dei colori
Una coppia di colori complementari, ciano e rosso. Spostandoci un po’ avremmo altre coppie: blu-arancio, indaco-giallo, viola-verde/giallo, magenta-verde e tutte le altre infinite gradazioni realizzabili

Conclusioni

Bene, abbiamo trattato in modo sintetico la Teoria del Colore e introdotto un suo primo uso pratico: la creazione di armonie.

Presto, esamineremo altri tipi di armonie e impareremo a sfruttare altre caratteristiche del colore.

Col colore si può comunicare e in quanto linguaggio ha una sua grammatica: la Teoria del Colore.

Un insieme di colori in equilibrio forma un’armonia. Le armonie tendono al grigio o al bianco se consideriamo i colori rappresentati mescolati assieme nelle eguali proporzioni.

Per esteso sono dette armonie anche insiemi di colori “disarmonici”: che non formano cioè un equilibrio (mescolati non danno grigi o bianchi), ad esempio i colori analoghi.

Queste sono le armonie più dinamiche che verranno trattate in un altro articolo futuro.

Teoria del colore, una guida Pdf

Per te una guida pdf, parte di un mio corso di graphic design, dove trovi approfondimenti sulla teoria del colore e sul suo utilizzo. Teoria del Colore.

Teoria del Colore. Dalle origini alle applicazioni tecnologiche

Comprendere la Teoria del Colore è un requisito fondamentale per riuscire a gestire il colore nella stampa e nel digitale. Eccola spiegata in modo abbastanza semplice ma completo

Il messaggio di Kandinsky (1866–1944) nelle sue opere è completamente delegato a forme essenziali e colori

Questo articolo è il principale di una serie sulla teoria e pratica del colore nel grahic design. Ti consiglio di proseguire nella lettura leggendo anche:

Teoria del colore, origini

Non si può comprendere cos’è un’armonia cromatica né comprendere come gestire e creare il colore nel graphic design senza conoscere la Teoria del Colore.

Qualche secolo fa uno scienziato di nome Newton scoprì, facendo passare la luce attraverso un solido di vetro, che essa si scomponeva in fasci di diversi colori.

Da questa osservazione formulò la teoria secondo cui la luce bianca del sole potesse scomporsi in colori fondamentali.

La teoria funzionò. Ancora oggi, monitor, Tv e proiettori usano queste basi teoriche. Tali dispositivi combinano fasci o elementi luminosi dei tre colori primari Red, Green e Blu (RGB) – Rosso, Verde e Blu – per rappresentare le immagini che vediamo.

La teoria ha permesso una semplificazione incredibile dei processi di “produzione del colore”, grazie soprattutto all’identificazione dei tre colori primari.

Va detto però che l’applicazione della “teoria newtoniana” non ha risolto completamente la rappresentazione tecnica dei colori. Soprattutto per la stampa, si sono resi necessari molti perfezionamenti tecnici e scientifici.

In effetti, i colori “naturali” e i colori che l’occhio umano è capace di percepire sono, in realtà, molti di più di quelli esprimibili dalla fusione dei tre colori primari.

In altre parole, non esistono tre o più colori base in grado di riprodurre, veramente, tutto lo spettro visibile ma la teoria resta vera e, soprattutto, molto, molto funzionale.

L'osservazione fondamentale della teoria del colore: il prisma che scompone la luce bianca in fasci di colori diversi. Da questo ne deriva che ricombinando i fasi di diverso colore possiamo ottenere nuovamente il bianco e altri colori

Teoria del Colore: una sintesi

Per riepilogare, Newton sviluppò una prima Teoria del Colore, scientificamente dimostrabile, così riassumibile:

1. La luce bianca del sole è composta da una gamma di colori che possono essere separati.

2. I colori dello spettro possono essere ricombinati per formare di nuovo la luce bianca.

4. I colori non sono proprietà degli oggetti ma piuttosto della luce stessa.

5. Il concetto di colori primari dai quali è possibile ottenere una vasta gamma di altri colori.

L’origine dei Colori, sebbene adornata di diversi altri colori, suppongo derivi dal Colore della Luce — Isac Newton

Dai colori della luce ai colori della materia

I colori che vediamo sulla carta o su altri materiali, non sono quindi colori diretti della luce e nemmeno colori propri della materia ma l’espressione dei colori della luce riflessi in base alle caratteristiche dello specifico materiale riflettente.

Così un bel tessuto potrà riflettere il blu, un altro una tonalità di rosso, un altro il verde ecc., a seconda del pigmento con cui è stato trattato o della sostanza con cui è costruito.

Potremmo dire che un oggetto “non ha un colore in sé” poiché non è sorgente di luce ma ha il colore dello spettro luminoso visibile che la sua struttura molecolare è capace di “respingere”.

Riprova ne è che alla sera, e a ancor meno di notte, i colori degli oggetti diventano sempre più indistinti fino a scomparire.

Per questi colori, a volte chiamati “colori materia” in contrapposizione ai colori della luce, sono stati individuati, e col tempo perfezionati, tre primari: giallo, rosso e blu.

Nella stampa tipografica, dopo precise sperimentazioni si è giunti a sintetizzare chimicamente tre precisi colori noti come magenta, ciano e giallo.

I “colori primari” sono i 3 colori che consentono di ottenere uno spettro molto ampio e naturale dei colori visibili.

Ne è stato poi aggiunto un quarto, il nero, che ha due funzioni essenziali: migliorare il contrasto dell’immagine e risparmiare nella quantità generale di inchiostri, visto che i tre colori primari assommati in parti uguali danno un grigio.

Perché i colori primari sono tre?

In parte abbiamo già risposto ma la domanda non è banale, in sintesi la risposta è semplice: perché è il miglior compromesso tecnico-fisiologico.

Tre colori, con l’aggiunta del nero nella stampa tipografica, non bastano a mostrare tutti i colori che l’occhio umano riesce a percepire ma sono sufficienti a una rappresentazione naturale e relativamente completa.

Del resto, quando osserviamo un’illustrazione non disponiamo del corrispettivo oggetto reale (o quasi mai) per poter fare un confronto diretto e notarne le differenze.

L’aggiunta di altri colori primari è possibile ma comporterebbe costi tecnici e di lavorazione molto più alti, non sempre giustificabili.

Per usi particolari però, sono state progettate macchine che lavorano con più colori, per esempio, macchine offset che lavorano con 6, 7, 8 colori e perfino inkjet con 12 colori!

La ruota dei colori

Mescolando tra loro i colori primari otteniamo le combinazioni riassunte nella Ruota dei Colori che vediamo qui rappresentata.

la ruota del colore è uno dei principali derivati della teoria del colore, così come i colori primari

La ruota dei colori è un prodotto della teoria del colore e rappresenta lo strumento principale per gestire i colori. Nella sua semplicità ci racconta molte cose. Dice, innanzitutto, cosa accade se mescoliamo assieme due colori vicini e ci dice che dai colori primari possiamo ottenere tutte le tonalità desiderate. Ovviamente, ci mostra a colpo d’occhio quali sono i colori complementari e come realizzare armonie complementari e tutte le altre armonie. Nell’immagine sono evidenziati i colori primari per la stampa tipografica. Come nello spettro dei colori visibili uscito dal “prisma di Newton”, sulla ruota la luce è visualizzata nelle sue diverse lunghezze d’onda, dal rosso al violetto in senso orario. È molto interessante notare che non vi sia soluzione di continuità sulla ruota nemmeno tra il violetto e il rosso che pure sono all’inizio e alla fine delle bande di colore riflesse dal prisma. Come si spiega? Immaginate il colore come una lunghezza d’onda variabile emessa da un fonte luminosa o da un corpo che la riflette. Questa luce va a colpire i nostri occhi stimolando i diversi recettori specializzati nel rilevare i blu, i gialli e i verdi. Lunghezze d’onda intermedie stimolano diversi recettori contemporaneamente, permettendoci di osservare infinite sfumature. La lunghezza d’onda del blu inizia a stimolare anche i recettori del rosso, generando il violetto e chiudendo così la ruota dei colori. Si potrebbe dire che mentre la luce scomposta dal prisma dimostra le differenti lunghezze d’onda dei colori, la ruota dei colori ne è l’applicazione pratica visiva o percettiva.

Teoria del Colore e Armonia Complementare

Comprendere appieno la Teoria del Colore richiede di addentrarci in un esempio pratico del suo utilizzo, le armonie cromatiche, in questo esempio specifico: l’armonia complementare.

L’armonia complementare è formata da una coppia qualsiasi di colori agli estremi opposti della Ruote dei Colori. Potremmo considerarle le coppie di colori più diversi” o la coppia che genera il maggior contrasto cromatico.

Se i colori complementari della luce mescolandosi formano la luce bianca, quelli della materia formano un nero “teorico”, in pratica un grigio-marrone scuro.

Ed è così per ogni coppia di colori complementari: la loro mescolanza è il “nero” o il bianco per la luce.

Possiamo intuire che l’utilizzarli su una qualsiasi composizione grafica crei quindi una sensazione di elevato contrasto ma allo stesso tempo di equilibrio (perlomeno cromatico) quando usati in proporzioni simili.

Potremmo immaginarli come due persone di ugual peso ai lati opposti di un’altalena o due… pugili altrettanto bravi.

colori complementari. Sono semplicemente una coppia opposta sulla ruota dei colori
Una coppia di colori complementari, ciano e rosso. Spostandoci un po’ avremmo altre coppie: blu-arancio, indaco-giallo, viola-verde/giallo, magenta-verde e tutte le altre infinite gradazioni realizzabili

Conclusioni

Bene, abbiamo trattato in modo sintetico la Teoria del Colore e introdotto un suo primo uso pratico: la creazione di armonie.

Presto, esamineremo altri tipi di armonie e impareremo a sfruttare altre caratteristiche del colore.

Col colore si può comunicare e in quanto linguaggio ha una sua grammatica: la Teoria del Colore.

Un insieme di colori in equilibrio forma un’armonia. Le armonie tendono al grigio o al bianco se consideriamo i colori rappresentati mescolati assieme nelle eguali proporzioni.

Per esteso sono dette armonie anche insiemi di colori “disarmonici”: che non formano cioè un equilibrio (mescolati non danno grigi o bianchi), ad esempio i colori analoghi.

Queste sono le armonie più dinamiche che verranno trattate in un altro articolo futuro.

Teoria del colore, una guida Pdf

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