Grafica Editoriale: elementi di criticità

Un “mini-corso” di grafica editoriale. Questo articolo affronta le problematiche più frequenti e le soluzioni pratiche migliori per destreggiarsi nelle impaginazioni più complesse. Lo farà evitando i soliti consigli "scolastici" ma piuttosto con le vitali sottolineature e gli esempi concreti figli di sudata esperienza di molti grafici di successo

Sommario

foto di copertina: unsplash

Grafica editoriale: Introduzione

Questo articolo si propone come un prontuario specialistico sull’argomento esponendo le appropriate sottolineature e svelando i “segreti” del mestiere.

Proveremo a dare un’efficace risposta a domande quali: come produrre un impaginato dall’equilibrio impeccabile ma coi giusti contrappunti? Come cercare e trovare gli errori? Quali strumenti devo conoscere a menadito?

Ma vedremo anche quali sono le cose meno importanti così da risparmiarci tempo e patemi inutili.

Insomma, stai per uscire dall’astratta teoria e per entrare entrare nel mondo –reale– della grafica editoriale.

File esecutivo di copertina. Studio Gislon

Grafica Editoriale vs Grafica Pubblicitaria

La grafica editoriale è un settore specialistico della grafica che soddisfa le esigenze del prodotto editoriale, principalmente il libro e la rivista.

Una definizione ancora più utile di “grafica editoriale”, potrebbe scaturire da un confronto con l’altra faccia del graphic design: la grafica pubblicitaria.

Senza tirarla per le lunghe e a osservare bene, la grafica pubblicitaria ha un scopo molto semplice: creare domanda. Tutto qui in fondo. Non deve spiegare o insegnare nulla.

La grafica editoriale, invece, ha uno scopo più ampio perché di per sé stessa –è– un prodotto. Un prodotrto che “racconta” e magari fa comprendere: un avvenimento, un fenomeno, un racconto immaginario, una statistica ma anche, a volte, un servizio o perfino un brand.

È in quest’ultima funzione che svicola dall’editore tradizionale e si inserisce nell’industria e nei servizi privati o pubblici sovrapponendosi un po’ alla grafica pubblicitaria, ad esempio quando realizziamo una monografia istituzionale o un manuale d’uso complesso.

Questa, forse, non è un’affermazione del tutto condivisa ma pensiamo allora al content marketing, alla scrittura di articoli per i blog, alla pubblicazione di opuscoli aziendali o alle newsletter. Grafica editoriale prestata all’impresa.

In tali casi, l’imprenditore diventa editore o diventa autore che si affida a un servizio editoriale esterno o magari a un servizio di self publishing.

Un bel esempio di grafica editoriale / fonte: Unsplash

Jan Tschichold

Jan Tschichold (1902 – 1974), uno dei più influenti tipografi e designer editoriali del XX secolo, ha lasciato un’impronta precisa nel mondo del design, per la sua attività e le sue teorie.

Nella storia del graphic design editoriale troviamo diverse altre figure importanti ma non è il mio intento quello di creare dei riassunti biografici.

Mi limito a Tschichold solo perché pochi hanno avuto il suo impatto pedagogico, almeno nella grafica editoriale del libro, proprio per la sua propensione a trasmettere il sapere sul soggetto.

La persona merita più che un accenno, così ho pensato sarebbe stato bello inserire alcuni suo aforismi. Quasi un “vademecum del buon grafico editoriale” da cui si può partire o a cui riferirsi per allineare tutto l’insegnamento e gli infiniti consigli sparsi nel web.

Affido perciò a questo autore il compito di darti i primi solidi principi per costruire la tua carriera di successo di grafico editoriale:

  • la buona tipografia dovrebbe essere invisibile.
  • La tipografia è uno strumento potente per la comunicazione.
  • La perfetta tipografia è più una scienza che un’arte.
  • Una pagina ben composta è sempre un’armonia tra bianco e nero.
  • Semplicità e chiarezza sono le due qualità che danno a un’opera tipografica la sua meravigliosa leggerezza e leggibilità.
  • I tipografi devono fare tutto il possibile per evitare l’uso dell’arbitrarietà e dell’ornamento superfluo.

Accorgimenti, attenzioni e soluzioni specifiche della grafica editoriale

Dopo questo anticipo di uno dei maestri contemporanei dell’arte della composizione tipografica, procediamo con delle osservazioni e dei consigli che anche se non hanno un’autorevolezza paragonabile, sono intrise di una praticità facilmente riscontrabile.

Evito di insistere sulla necessaria competenza grafica e tipografica e sulla conoscenza del software. Lo saprai già, ottimi professori ti avranno già detto molto mentre manuali, tutorial e la tua determinazione avrà fatto il resto

Un esempio classico di grafica editoriale, la rivista

Un classico esempio di grafica editoriale: la rivista. Design: studio Gislon

Sei sopravvissuto alla scuola ma sopravvivere al mondo del lavoro sarà più difficile. Come diceva una battuta intelligente che lessi una volta (mi scuso ma non ricordo la fonte): «la scuola sta al lavoro come l’ora di ginnastica sta alle Olimpiadi».

Ho pensato quindi fosse più utile sapere cosa, personalmente, dopo centinaia, forse migliaia di lavori fatti, ho capito essere più importante in questo mestiere. Qualche insegnamento di bottega, insomma.

Sicuramente sono una testa dura e a te basteranno molti meno lavori di me per capire queste cose perciò non pensare ti sottovaluti, ho semplicemente me stesso come paragone.

Ad ogni modo sono le cose che raccomanderei pedantemente a un giovane grafico che si accingesse al mondo della grafica editoriale.

Sono cose che solo chi ha molta esperienza ti può indicare e se pensi che ognuna rifletta un mio fallimento passato sappi che… è proprio così!

In questo articolo farò più o meno implicitamente riferimento al software Indesign. Troverai però funzionalità del tutto paragonabili in altri software di impaginazione professionale come il meraviglioso QuarkXpress.

software per la grafica editoriale e pubblicitaria. <span lang=Indesign contiene strumenti professionali avanzati” width=”800″ height=”990″>

Imparare a gestire pagine e sezioni

La prima e più ovvia caratteristica che distingue il prodotto grafico editoriale da quello pubblicitario sono le dimensioni. Si ha a che fare con ingenti quantità di testi e a volte di immagini e ad un risultante gran numero di pagine.

Un grafico pubblicitario già si spaventa con un opuscolo di una ventina di pagine. Ma il grafico editoriale deve abituarsi a una mole da dieci a cento volte superiore.

Aggiungere o eliminare pagine, cambiarne la numerazione senza creare scompigli, spostarsi rapidamente da un punto all’altro dell’impaginato diventa perciò molto importante.

Già questa abilità vi farà guardare con un occhio di deferenza dai comuni mortali rimasti ad impaginare il piccolo depliant, la pagina pubblicitaria o il poster.

La struttura del prodotto grafico editoriale stesso aiuta. Un lavoro complesso si gestisce con la consapevolezza corretta della sua organizzazione.

La suddivisione in parti di un libro diventa, per il grafico editoriale, il modo in cui suddividere in sezioni o addirittura in file diversi un unico volume di grandi dimensioni.

La struttura va usata dal grafico per portare ordine al suo stesso lavoro e per poter lavorare in modo più rapido e magari su file più piccoli.

Diventa vitale conoscere come si gestiscono le sezioni e la funzione libro presente di Indesign o in simili software di impaginazione professionale.

Comprendere come influiscano o siano in relazione alla numerazione delle pagine, delle note, degli indici o come usarle per produrre intestazioni è una delle mie prime pedanti raccomandazioni.

Panello pagine Indesign. Nella grafica editoriale ci si ritrova a gestire spesso un grandissimo numero di pagine, conoscere il pannello pagine è essenziale

In questo lavoro dello studio Gislon siamo a 1225 pagine e non è ancora finita! Nella grafica editoriale dobbiamo gestire a volte un numero enorme di pagine. Nell’immagine il pannello pagine di Indesign.

Grafica editoriale e immagini

Molte lavorazioni di grafica editoriale hanno centinaia di immagini. Dovresti perciò raggiungere una completa familiarità con concetti quali risoluzione, formato, immagini collegate, immagini inserite, oggetti ancorati e, naturalmente col pannello collegamenti del tuo programma.

Se convertirai il tuo lavoro in Epub, dovrai in più conoscerne i formati immagine specifici e comprendere il concetto di “immagine ancorata” per ottenere una prodotto funzionante.

Magari potrai anche non sapere nulla di fotoritocco ma devi comprendere come si comporta un’immagine nel testo, saperla gestire, archiviare, collegare e perfino, semplicemente, cercare.

Il programma Word

I grafici adorano i loro software specifici e snobbano, a torto, un programma come Word. Va detto che è un programma un tantino incasinato che sembra abbia funzioni accatastate alla bell’e meglio.

In effetti, non è che sembra, è così, almeno per noi grafici abituati all’interfaccia perfetta di Indesign o Xpress.

Word è anche il programma più “sotto-usato” al mondo. Sembra poter fare tutto ma la gente non ci fa quasi niente.

Un corso su questo programma, magari frequentato proprio dal punto di vista di noi grafici intelligenti, sarebbe un ottimo investimento.

Il programma Word andrebbe conosciuto nei suoi elementi essenziali e… qualcosa in più. Soprattutto, si dovrebbero afferrare molto bene le opzioni di importazione in modo da mantenere la formattazione del testo che si inserisce.

Indesign gestisce bene i file Word (se in formato .docx) ma a volte ci sono delle sorprese dovute ai salti pagina inseriti dall’autore, alle immagini contenute, alle note, ai rientri, alle tabulazioni ecc.

Dovresti imparare a mantenere tutte le impostazioni possibili nel testo proveniente da Word perché sarebbe poi impossibile in Indesign riprendere accuratamente corsivi, grassetti, apici, collegamenti ecc.

In particolare, le note devono conservare la loro dinamicità. Vitale se realizzeremo un formato elettronico (Epub o Pdf).

Word genera un tantino di smarrimento perfino in chi lo usa da una vita, figuriamoci nel grafico. Tale sensazione non aiuta lo svolgimento del lavoro e dovrebbe essere risolta.

Gestire gli indici

Gli indici sono un elemento molto importante che ha seguito uno sviluppo travagliato nella storia del prodotto grafico editoriale. Nel libro è quasi sempre presente un indice generale che elenca capitoli e, a volte, sotto-capitoli.

In alcuni casi è presente anche un indice analitico che mostra in ordine alfabetico riferimenti considerati fondamentali.

In realtà quest’ultimo sarebbe il vero indice dal punto di vista storico, nato per soddisfare le richieste dei primi insegnanti, dei primi studenti, dei predicatori e degli intellettuali in genere.

Gli indici non andrebbero mai creati manualmente ma sfruttando nel miglior modo possibile gli aiuti del software, cercando di ridurre al minimo l’intervento manuale.

I software hanno strumenti speciali di gestione degli indici che bisogna conoscere con esattezza, sia per velocizzare il lavoro, sia per effettuare rapide modifiche, sia per fare meno errori.

Inserire manualmente il numero di pagina nel nostro indice è come possedere una Ferrari solo per fare la spesa sotto casa!

Attenzione, almeno in Indesign la funzione non ci avviserà se la disposizione dei capitoli è cambiata (un intervento in tal senso, Adobe, non ci starebbe male, no?).

La “funzione indice” ci consente quindi di aggiornare la numerazione delle pagine allo scorrere del testo in modo semi-automatico. Consente anche di applicarne e modificarne facilmente il formato attraverso gli stili di paragrafo, gli stili di carattere e le impostazioni specifiche.

Un altro grandissimo vantaggio della gestione automatizzata è il poter creare indici ipertestuali, con link attivi. Molto utili nella creazione del formato Pdf e indispensabili nell’Epub.

Indice dei nomi, un elemento tipico della grafica editoriale, assieme all'indice analitico

L’indice analitico, nello specifico dell’immagine l’indice dei nomi, è un altro elemento peculiare della grafica editoriale

Caratteri nascosti e speciali

Raccontano molto della composizione del nostro testo. Ci offrono la spiegazione scientifica di “fenomeni paranormali” come, ad esempio, perché improvvisamente il testo scompaia dalla nostra pagina e scorra alla successiva.

Tantissimi comportamenti inspiegabili nell’importazione dei testi da Word e la comparsa di segni misteriosi dipendono dall’ignorare i significato dei caratteri nascosti.

Ci dicono dove c’è un rimando o una parola indicizzata, dove abbiamo uno spazio unificatore, una sillabazione facoltativa o un a-capo forzato. Caratteri speciali in Indesign.

I caratteri nascosti ci permettono di vedere cosa accade dietro le quinte della composizione dei testi, se non li conosciamo ci sentiremo sempre un po’ estranei allo spettacolo.

Caratteri speciali

A volte rappresentano l’unico modo corretto per avere un completo controllo sul testo, ad esempio per forzare una sillabazione, oppure per mantenere unite le parole divise da uno spazio o da un trattino o per scegliere uno spazio di lunghezza fissa tra una coppia di parole.

Tutte “cosine” che possono anche essere misconosciute (forse) ai non-professionisti ma indispensabili in un lavoro di composizione tipografica di alto livello.

Ero in dubbio, in effetti, se inserire tale capitolo. Potremmo considerarlo a cavallo tra l’indispensabile e il consigliabile. Ma è certo che man mano che si va avanti con l’esperienza, ciò che prima era un dettaglio ora è segno distintivo di qualità.

Note e rimandi

Note a fondo pagina o note finali sono un altro elemento distintivo di un prodotto editoriale. Alcuni testi ne hanno a centinaia.

All’inizio potremmo odiarle, con l’esperienza inizieremo a trovarle molto estetiche e perfino utili nel contesto della composizione grafica.

Vanno gestite automaticamente in modo che il loro posizionamento e la loro numerazione si adegui alle modifiche apportate al testo e al suo scorrere nell’impaginato complessivo.

Altro vantaggio della gestione automatica è la possibilità di applicare facilmente uno stile al loro testo o alla loro numerazione.

Il terzo grande vantaggio, come per gli indici, è il poter disporre di note ipertestuali che permettono di creare Pdf ed Epub con link ai rimandi e alle note stesse.

Un altro vantaggio ancora, e poi mi fermo, è che, se inserite con le apposite funzioni, possono poi essere cercate più facilmente e selettivamente nel corso di un editing.

Rimandi

Il rimando è meno usato ma vale un discorso molto simile a quello per le note. La sua gestione va automatizzata per gli stessi motivi.

Consentono di spostarsi da un punto all’altro del testo nella versione digitale con un semplice click.

Sulla carta, la loro gestione automatizzata permette di aggiornare facilmente il numero di pagina di riferimento o il titolo del paragrafo/capitolo di rimando.

Sull’Epub risulterà in link e ancoraggi funzionanti e funzionali.

Più coerenza con gli stili

L’utilizzo degli stili di paragrafo e degli stili di carattere diventa un obbligo perché consente di mantenere uniformità grafica e di apportare abbastanza facilmente modifiche in corso d’opera.

Gli stili nidificati sono un ulteriore passo in avanti e gli stili Grep un altro ancora. Questa è la sequenza in ordine di importanza.

Un grafico veramente esperto li usa tutti e con la giusta priorità perché permettono di non lasciare nulla per strada e di fare aggiustamenti molto sofisticati.

Permettono facilmente di tornare sulle proprie decisioni o di creare versioni differenti del testo senza eccessivo lavoro.

In pochi minuti si può, ad esempio, creare più versioni del libro con diversi accoppiamenti di carattere.

Consentono altresì di applicare dei tag ai quali riferirsi per l’indicizzazione, per le ricerche, per i rimandi.

Non ho dimenticato gli stili in linea. Se volete conoscerli cercate cosa sono su Google o sul manuale del programma. Sono così poco usati che li nomino soltanto nel caso qualche fanatico religioso legga questo articolo.

Mastro e finestra principale

Pagine mastro/principali

Le pagine che Indesign chiama principali ma che in genere si preferisce chiamare mastro, permettono di ripetere e adattare la distribuzione di guide, colonne e margini in modo uniforme.

Assieme all’uso di variabili di testo, consentono di regolare automaticamente le testatine al variare del capitolo (i titoletti ricorrenti in cima alla pagina) o di aggiornare agevolmente altri elementi che si ripetono.

In un libro potremmo avere diverse pagine mastro, ad esempio per l’inizio del capitolo e per la pagina di testo principale, come minimo. Spesso sono molte di più.

Al crescere del loro numero sarà utile sapere come collegarle tra loro. È infatti possibile creare una sorta di “mastro della pagina mastro” in modo che gli elementi comuni a diverse pagine mastro, ad esempio i numeri di pagina, non debbano essere modificati in ognuna.

Finestra testo principale

È il concetto di “pagina mastro o principale” applicato alla finestra di testo. Impostando una finestra principale possiamo avere sotto controllo le dimensioni di ogni finestra all’interno del manoscritto.

Se, ad esempio, cambiamo i margini, è possibile regolare solo la finestra testo principale presente nella pagina mastro e tutte le finestre del libro si adatteranno compreso il testo al loro interno.

È una funzione che secondo il mio parere va pensata come un completamento della pagina mastro o pagina principale, quale gestione del formato e degli elementi ricorrenti della pagina.

Ricerche complesse

In un lavoro impegnativo e complesso com’è tipicamente un progetto di grafica editoriale, le ricerche per eventuali aggiunte e modifiche possono essere lunghe, difficili e perfino pericolose.

Certe richieste del cliente si possono soddisfare solo se si conoscono in modo profondo gli strumenti di ricerca/sostituzione o se si è d’accordo a… lavorare gratis.

Con l’esperienza si riuscirà a fare ricerche e sostituzioni complesse in modo preciso, completo e rapido. All’inizio è meglio andare coi piedi di piombo perché “a grandi poteri corrispondono grandi responsabilità” (citazione da L’Uomo Ragno mi sembra).

Potremmo per esempio imparare a trovare tutte le parole tra virgolette per trasformarle in corsivo o viceversa. Potremmo trovare tutti gli acronimi e disporli in maiuscoletto.

Potremmo trovare errori ricorrenti, rientri mancanti, punti di fine paragrafo mancanti, spazi in eccesso, date e cifre scritte in modo sbagliato e molto, molto altro ancora.

Le espressioni Grep sono un importante strumento a disposizione del grafico editoriale

Ricerca e sostituzione con le Espressioni Grep. Uno strumento molto potente anche se usato da pochi

Variabili

Ne abbiamo già intravvisto la funzione nei paragrafi già trattati di questo articolo. Il loro uso è un vero segno di impaginazione professionale.

Le variabili diventano tanto più importanti quanto più è complesso e ricco di pagine è il lavoro.

Per avere un’idea di cosa sia una variabile basta riferirsi al numero di pagina che di solito è usata in modo molto naturale. Ma esiste un pannello apposito dove è possibile definirne alla bisogna e di infiniti tipi.

Come accennato, sono molto utili nel definire testatine o quando, per qualsiasi motivo, è necessario catturare un elemento e riproporlo in titoli, date, didascalie, sigle, ecc.

Stampa e formato Pdf

Non è necessario conoscere nel dettaglio tutte le sfaccettature della stampa ma certamente bisogna comprenderne certi aspetti e possibili problemi specifici.

Per esempio, è molto importante capire il concetto di registro e fuori-registro e quindi il concetto di quadricromia e lastre o pellicole colore.

È necessario comprendere che la stampa avviene almeno a multipli di 4, a volte di 8, spesso di 16. A volte persino in 24esimi (gruppi di 24 facciate). L’impaginato complessivo deve quindi esserne multiplo.

Dovrai conoscere come esportare correttamente un Pdf per la stampa e avere una buona idea di cosa sono e come vadano impostati i profili colore. È vitale tenere stretti contatti con lo stampatore, compreso i service di stampa on line.

Dovrai avere dimestichezza coi tipi di carta principali e col concetto di peso e spessore. Comprendere cos’è una stampa offset, cos’è una tinta piatta e una finitura.

Si dovrebbero conoscere i tipi di rilegatura principali per non incorrere sempre nei soliti cliché e dare dei consigli validi al cliente.

Grafica editoriale e stampa

Controlli generali pre-stampa ci salveranno da gravi errori e sprechi di tempo e di denaro.

Dovremmo imparare ad individuare cose quali: parti di testo non inserito, immagini mancanti, immagini in formato scorretto, testo nel formato scorretto, colori non consentiti.

Il pannello verifica preliminare permette di impostare a nostro piacimento dei profili di controllo. Altri controlli possono essere fatti nel Pdf esportato.

Errori frequenti di impaginazione

L’errore nella grafica editoriale è sempre in agguato e purtroppo ha ripercussioni notevoli visti i costi di stampa.

I controlli automatici non risolvono tutto, è sempre necessario un intervento tradizionale che non sempre o non per tutto, va detto, spetta al grafico ma all’autore o all’editore/correttore di bozze.

Come grafici, occhio a questi errori:

  • immagini e testi non inseriti o parzialmente nascosti
  • sostituzioni o modifiche involontarie nella ricerca/sostituzione
  • formattazione scorretta del testo,
  • scorrimento nei testi e dei contenuti
  • allo sostituzione di minuscole con maiuscole e viceversa
  • mancato aggiornamento di indici e sommari (e numeri di pagina).
  • preparazione di file non adatti alla stampa

Come accennato, errori nei contenuti, ortografici, grammaticali, sintattici, storici o tecnici sono invece responsabilità dell’autore o dell’editore.

Date priorità al controllo sui titoli, sulla numerazione delle pagine, sugli indici, sulle sezioni introduttive. Qui gli errori sono imperdonabili.

Non mettete mai mano al contenuto. Se notate errori evidenti o apparentemente ovvi, avvistate comunque l’autore o l’editore.

Il backup di time machine, di macOS mi ha aiutato diverse volte. È molto, molto affidabile ma dovete assicurarvi che sia sempre in funzione.

È utile anche per recuperare versioni precedenti o per venire incontro a ripensamenti del cliente non poco frequenti

Conclusioni

Ho letto più volte questo articolo e mi sembra di aver puntualizzato tutte le cose importanti.
Questo articolo cita diversi aspetti che sono stati ben approfonditi in da altre parti del mio blog. Potresti avere la necessità di farne riferimento, perciò ecco un elenco parziale:

Non sono cose che ho scritto tanto per ripetere uno dei tanti manuali. Le ho scritte perché i manuali ti dicono tutto tranne quello che è importante e quello che non lo è.

Avrete così capito come la grafica editoriale richieda un approccio profondamente diverso e più tecnico rispetto alla grafica pubblicitaria.

Con questo non si intende dire che non possa anche essere creativa e non dia la possibilità di osservare con orgoglio il proprio lavoro finito.