Come utilizzare Google fonts – non solo per il web

3 mesi fa  •  Di  •  0 Commenti

Come usare Google Fonts per l'impaginazione e la stampa. Oltre 1000 font di libero utilizzo e ora persino i "font variabili".


Ti stai ancora scervellando ogni volta che devi trovare un font? Hai paura di scaricarli dal web, temi di scaricare anche dei virus o di violare le leggi sui copyright? Questo non ha più senso ormai.

Chi realizza siti web sa benissimo che può utilizzare Google Fonts per inserire nel sito font originali e perfettamente adatti allo scopo. Google Fonts è una collezione di un migliaio di caratteri diversi, di libero utilizzo.

Non tutti sanno che sono perfetti anche per la stampa. È sufficiente farne il download e attivarli attraverso il proprio sistema operativo o tramite una utility di gestione dei font. Tanto per Pc quanto per Mac.

Perciò smettiamo navigare su siti confusi e poco raccomandabili e che magari forniscono i medesimi font disponibili su Google Fonts (spesso non sono altro che siti che si interfacciano con Google Fonts).

Come funziona Google Fonts?

All’apertura, Google Fonts presenta una anteprima dei font disponibili secondo una sequenza che di default è basata sul trend di utilizzo (i font al momento che vanno per la maggiore), in alternativa possiamo optare per i font più popolari (più usati), per gli ultimi inseriti o semplicemente in base a un ordine alfabetico.

Schermata di apertura di Google Font, font ordinati in ordine alfabetico

Se conosciamo il nome del font, di una sua parte o il nome dell’autore, possiamo utilizzare la funzione di ricerca che possiamo perfezionare attraverso la scelta delle categorie come serif o sans-serif e proprietà come lo spessore e la larghezza.

Per restringere la ricerca, selezioniamo le categorie che ci interessano. Di default sono tutte selezionate
È possibile impostare altri parametri come lo spessore, ad esempio
Possiamo personalizzare il testo di anteprima
Alla fine, se il font ci serve per la stampa, clicchiamo su Download family

Possiamo personalizzare il testo dell’anteprima. Potremmo ad esempio inserire proprio una parte del testo su cui stiamo lavorando e possiamo anche regolarne le dimensioni.

Una volta scelto il font, clicchiamo su “Download family” e attiviamo il font nel nostro computer nella maniera che preferiamo.

I font variabili

Di recente sono stati aggiunti i “font variabili”, praticamente consentono di regolare a piacere lo spessore del font e le distorsioni del font sull’asse verticale e orizzontale. Indesign e Illustrator sono due applicazioni che ne consentono l’uso.

A mio parere ciò potrebbe indurre nell’errore di utilizzare nello stesso documento troppe varianti. È buona pratica non esagerare per non generare un messaggio dispersivo.

Le buone composizioni tipografiche usano non più di due o tre font e relative varianti corsivo, grassetto ecc.

Conclusioni

Google Fonts è un altro ricco set di strumenti che va ad aggiungersi a quelli forniti da Adobe, se sei abbonato alla loro suite. Adobe Fonts è uno strumento simile, con altri 1300 font (sempre in crescita) a disposizione.

Insomma, di passi se ne sono fatti tanti rispetto a solo pochi anni fa, quando cercare un nuovo font voleva per forza dire spendere un sacco di soldi o rifarsi a qualche soluzione “insolita”.

Dei buoni progetti grafici non hanno per forza bisogno di servizi costosi, questa è la buona notizia o piuttosto una vera e propria evoluzione.

Di contro questo servizio e altri, che prometto di trattare in futuro, richiedono studio, aggiornamento e pratica per un loro corretto utilizzo e i principi artistici e della comunicazione continuano a costituire le fondamenta di un progetto grafico professionale.

Evviva la “democrazia” di questi strumenti quindi. La capacità di usarli va invece conquistata e mantenuta con molto impegno. Fortunatamente, il “manico” fa sempre la differenza.

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