Impaginazione professionale. I segreti degli esperti

27.10.2022 | 

Rev. 08.03.2026 | 

Carlo Gislon

Impaginazione professionale... Un termine che ho dovuto coniare per l'enorme diffondersi di servizi di impaginazione imprecisi, superficiali, carenti di stile, ordine e chiarezza. In questo articolo andremo a definire habitat e comportamenti di questa "specie superiore"

Sommario

Impaginazione professionale… sembra facile

L’impaginazione professionale è in sostanza questo: adattamento di contenuti secondo un progetto grafico pre-esistente; applicazione di criteri tipografici prestabiliti; gestione di spazi e allineamenti; preparazione del file per la stampa e il supporto digitale.

Scopo del lavoro di impaginazione non è semplicemente “inserire contenuti” ma quello di mettere in pratica, interpretare, adattare le intenzioni del progetto grafico e risolverne gli intoppi verso l’attuazione.

È intuibile quindi che il lavoro è meno facile di quello che sembra, perlomeno se si vogliano ottenere risultati professionali.

Questo articolo fornisce un’ampia panoramica indispensabile del soggetto.

Nel testo che segue troverai indicati diversi collegamenti ad articoli del mio blog se sentirai la necessità di approfondire. Assieme a questo costituiscono una trattazione veramente completa e professionale, difficile da reperire altrove

Progetto grafico, timone e menabò

Almeno nei progetti più importanti e complessi, l’impaginazione professionale ricalca: 1. Un progetto grafico, segue la guida di: 2. Un timone e si sviluppa attraverso: 3. Dei menabò, oggigiorno sostituiti da bozze elettroniche a volte stampate.

Questa è la procedura completa e sommaria di produzione di un file pronto per la pubblicazione, dal piccolo libro al volume di centinaia e centinaia di pagine.

Questi tre elementi sono dei veri “fondamenti produttivi”. Ho visto progetti arrancare e terminare in malo modo a causa della mancanza o della carente applicazione di uno solo di essi.

Ho scritto alcuni articoli che approfondiscono molto bene questi aspetti, ti consiglio di leggerli per avere informazioni più specifiche:

Timone e menabò sono due termini tecnici, storici in un certo senso, che indicano rispettivamente uno schema generico dei contenuti e una bozza generale del lavoro.

In linea teorica, il grafico impaginatore, riferendosi a un progetto grafico, seguendo scrupolosamente il timone, compone i contenuti forniti (testi e immagini) applicando i criteri di stile del progetto grafico generale e produce uno o più menabò o bozze che presenta al cliente/autore.

Egli costruisce il file definitivo per la stampa un po’ come fa un muratore per costruire una casa seguendo il progetto dell’architetto. L’obiettivo è di solito un file Pdf pronto da stampare o da pubblicare digitalmente.

esempio di timone per l'impaginazione di un profilo aziendale
Un timone, per quanto semplice come quello nell’immagine, è sempre un grosso aiuto nell’impaginazione. È qui che si inizia a portare ordine e chiarezza ed è tanto più importante quanto più è complesso l’impaginato. È ancor più utile quando si lavora in un team numeroso perché contribuisce alla coordinazione. Può essere costituito molto semplicemente una sequenza delle pagine con elencati gli ingombri dei rispettivi capitoli/articoli o, meglio, va nel dettaglio indicando anche ingombri e disposizione della grafica. Il timone viene studiato dalla redazione ed è importante comprendere che esso “comanda” il lavoro di impaginazione. Il timone impone la disposizione di immagini e testi in un numero definito di pagine.

Il processo può sembrare semplice ma non lo è: il testo fornito a volte supera lo spazio disponibile nel timone, altre volte è poco, l’immagine prevista non viene fornita, i file non si aprono, i testi contengono errori ricorrenti, non è chiaro se una frase è un paragrafo normale, un titolo, un sottotitolo.

A volte, poi, vengono richieste modifiche che costringono a rivedere il lavoro completamente o a fare ricerche complesse nei testi, in altri casi viene decisa una modifica nel formato generale, nei margini, nella sequenza dei contenuti ecc. che va a scompigliare il lavoro fatto fin lì.

Come non bastasse, a tali problemi tradizionali vanno ad aggiungersi quelli della normativa sull’accessibilità imposti dalla UE che prevedono che le pubblicazioni digitali applichino precisi criteri così che siano accessibili a ipo-vedenti e disabili fisici. Il soggetto merita l’approfondimento che trovi nel mio recente articolo Accessibilità Epub e Pdf. Un discorso chiaro.

Di seguito, mi propongo di suggerire il modo migliore per appianare o per evitare sul nascere molti di questi problemi, secondo la mia esperienza diretta e secondo i migliori insegnamenti “ufficiali”.

Si tratta di consigli e osservazioni che sarebbero molto utili anche a grafici ed editori navigati.

Esempio di impaginazione libro

impaginazione professionale profilo aziendale. Schema a tre colonne con una colonna per testo e due per immagine
Impaginazione profilo aziendale per Aurora Costruzioni. Graphic design studio Gislon. Non è un lavoro complicato ma ci vuole accortezza nella disposizione delle colonne e nel rispettare gli spazi bianchi stabiliti
Pagine interne riviste. Schema a tre colonne di cui una per didascalie. Sono presenti due box di testo separati dal contesto princpale ma graficamente ben integrati.
Impaginazione rivista Europa Uomo. Per mantenersi fedeli al progetto originale, ho lasciato le colonne giustificate. Si notano però gli ampi spazi tra le parole. Per regolare l’ingombro sono stati sfruttati, essenzialmente, l’immagine e lo spazio dopo la foto dell’autore. Non si tocca mai la dimensione del carattere e dell’interlinea che devono restare costanti in tutti gli articoli. Graphic design Carlo Gislon

Prima dell’impaginazione: il progetto grafico

Come si diceva, l’impaginatore deve basarsi su un progetto grafico o perlomeno figurarsi uno stile generale, un’intenzione complessiva, degli elementi coordinati.

Si era già capito: l’impaginazione professionale non potrebbe esistere se manca a priori un progetto grafico. Molti problemi di impaginazione hanno origine nella mancanza di un buon progetto grafico iniziale.

Non si darebbe mai a un muratore sabbia, cemento e mattoni dicendogli “costruiscimi una casa”. Nel fare un libro, purtroppo, accade.

Il progetto grafico potrebbe essere rappresentato dal file di un libro o di una rivista (il numero precedente o il libro della stessa collana) che viene usato come modello, dove troviamo già definiti dimensione pagina, finestre di testo, i caratteri e i loro stili, le pagine principali con le loro testatine e i numeri di pagina, elementi grafici ricorrenti e colori.

Potrebbe benissimo trattarsi anche solo di un riferimento visivo, come un libro o una rivista già stampati dello stesso editore che dovrà essere tradotto in un file di Indesign o altro programma.

Quando l’impaginatore non dispone di un progetto, diventa, volente o nolente anche un designer grafico tanto che il termine “impaginazione” arriva a includere, scorrettamente, anche il progetto grafico.

In tal caso l’impaginazione si limita a prendere come riferimento dei modelli standard, un po’ ad occhio, senza un vero studio della gabbia, dei caratteri, dell’organizzazione dei contenuti, della disposizione dei paragrafi a discapito della qualità finale.

Il lavoro del team

In ambito editoriale, l’impaginazione professionale richiede un lavoro ben coordinato. Oltre alla precisione del grafico impaginatore, è fondamentale un’organizzazione efficace.

La produzione di libri, riviste e progetti grafici complessi in genere, coinvolge spesso diverse figure, e quando più mani intervengono su uno stesso progetto, è essenziale che le correzioni e i commenti non si sovrappongano.

In Italia, l’uso di software collaborativi come InCopy non è ancora molto diffuso, ma sarebbe una soluzione ideale. Questo strumento permette a tutti di lavorare sullo stesso file senza dover scambiare bozze in PDF o su carta, evitando incomprensioni e semplificando il processo.

Le correzioni e le annotazioni possono essere apportate direttamente al file condiviso, sia che si tratti di un singolo libro o dei vari articoli di una rivista.

Tuttavia, la scarsa conoscenza del software spesso ostacola questa pratica, nonostante sia accessibile a chi possiede una licenza InDesign o acquistabile separatamente a un costo contenuto.

Un appello agli editori: adottate questo flusso di lavoro per ottenere risultati più rapidi e precisi.

InCopy è il software Adobe per la lavorazione in team in ambito editoriale. Si utilizza quando più persone sono coinvolte nella stesura ed editing di un manoscritto, tipicamente una rivista o un libro

Gestione del carattere tipografico

L’impaginazione professionale è consapevole della logica alle spalle di scelte tipografiche come quella della determinazione dei caratteri.

Capita abbastanza spesso che in fase di impaginazione si debbano caricare nuovi font (i file del carattere) per venire incontro alle esigenze di design.

Potrebbe mancarci solo un corsivo o un grassetto. L’impaginatore deve trovarlo e installarlo e magari sostituire il set di caratteri già in suo possesso con uno più completo.

Modifiche nei contenuti, dettate dall’editore o dal graphic designer, potrebbero imporre l’uso di un carattere un po’ diverso o di uno stile di carattere diverso.

Gestire il carattere tipografico significa anche capire che grassetti e corsivi non sono semplicemente versioni “grosse e inclinate” dello stesso carattere, significa che devi trovare il preciso font non un surrogato, significa privilegiare font il più completi possibili, magari i famosi Open Type.

Significa restare aggiornati sui formati, significa comprendere i significati di carattere, di font, di famiglia di caratteri, di kerning, di tracking di maiuscoletto.

Significa anche saperli gestire, significa NON usare font senza possederne i diritti (cosa veramente inutile se usi la Adobe Suite o Google Font).

Tutte robe da impaginatore che il graphic designer, ovviamente, snobba o non ne conosce nemmeno l’esistenza o è troppo impegnato per interessarsene.

Allineamento del paragrafo

L’impaginazione deve fare attenzione agli allineamenti dei paragrafi e mantenersi coerente a uno stile o al progetto grafico quando esiste.

Giustificare un paragrafo significa allineare il testo sia al lato destro che sinistro della sua colonna. Allinearlo a bandiera o a sinistra significa appoggiarlo al margine sinistro conservando la spaziatura normale.

Centrato è come… negli annunci funebri (un po’ di sarcasmo, immeritato ma in realtà, perché è un allineamento da usare in diversi casi, sopratutto nei titoli).

Sillabare significa spezzare la parola aggiungendo il trattino perché vada a capo nel modo migliore secondo la lingua in uso (occhio, selezionate quella giusta!) e in modo da sfruttare al meglio lo spazio disponibile.

Era giusto chiarire alcune termini, quelli che si incontrano più spesso in questa fase. Non fare finta di conoscerli se sei alle prime armi!

Non sembra ma il programma di impaginazione fa un sacco di ragionamenti per fare tutto questo e ci risparmia di una montagna di lavoro che una volta era manuale.

Problemi col testo giustificato

L’impaginatore deve rendersi conto delle problematiche relative alla giustificazione del testo. In particolare, nel caso di colonne strette, un allineamento giustificato causerà spazi troppo ampi tra le parole.

Il fatto che questi a molti non diano fastidio è un mistero che la scienza ancora non ha spiegato. Quelle righe tutte forzatamente della stessa lunghezza, come un battaglione in marcia, non sono necessariamente belle e funzionali anche se sono certo molto… marziali.

Indesign permette di regolare il “grado di sillabazione”, in altre parole “la frequenza degli a-capo”. Nei testi giustificati ne servono di più e possono essere un tantino fastidiosi anche se grammaticalmente corretti.

Vantaggi del testo sbandierato

Sembra quasi sacrilego proporre al cliente un allineamento sbandierato a sinistra. Il pacchettino squadrato di testo, con le righe tutte uguali riscuote sempre tanto successo. Ma fatevi coraggio e usatelo se avete un po’ di autonomia nelle scelte di composizione tipografica.

L’allineamento a sinistra offre quindi vantaggi “tecnici” ed ha forse una maggiore personalità. È una regolazione che esula dall’impaginazione pura e semplice ma spesso l’impaginatore è autorizzato a metterci mano.

Suggerimenti sull’allineamento del testo

In un libro, dove di solito il testo è in una colonna, possiamo sfruttare appieno la giustificazione del testo. Colonne larghe = allineamento giustificato. Colonne strette, invece, richiedono quasi sempre un allineamento a sinistra. Questa è la regola e, naturalmente, te ne puoi infischiare se vuoi ma solo dopo averla imparata bene.

In entrambi i casi, usate la sillabazione (ribadisco: gli “a-capo”). Credo che a molte persone diano fastidio semplicemente perché hanno perso alcune nozioni base di grammatica, quella materia tipica da secchioni che si insegna a scuola senza apparente motivo.

Un altro prezioso consiglio, stavolta proprio da impaginatori puri: lasciate al software il compito di spezzare le parole. Mai, mai e poi mai sillabare manualmente con il semplice inserimento del trattino da tastiera. Mai.

Esistono casomai modi corretti per regolare o forzare la sillabazione a nostro piacimento, ogni software serio di elaborazione testi o di impaginazione ha il suo, come ad esempio il “trattino facoltativo” di Indesign o la regolazione della sillabazione già citata.

esempio di pagina due colonne allineamento a sinistra. Una pagina per una rivista molto semplice ma dallo stile marcato

Allineamento sinistro. Carattere Didot. Questo potrebbe essere considerato un “carattere impegnativo”. Occupa spazio, presenta forti contrasti, ha un forte stile e una marcata personalità. In questo impaginato serve un allineamento sinistro. Vi avverto: nove persone su dieci lo criticheranno, persistete perché anch’esse alla lunga lo apprezzeranno. (Pagina rivista – Graphic Design studio Gislon)

Gestione delle note

Le note vanno sempre inserite e gestite coi sistemi automatici previsti dal programma. Questo vale innanzitutto per chi scrive i testi ma anche per l’impaginatore quando inserisce il testo fornito.

In pratica significa che va usata la funzione “inserisci nota” a pié pagina o a fine documento. In questo modo si posizioneranno sempre nel modo corretto, la numerazione risulterà sequenziale anche in caso di aggiunte o eliminazioni.

I collegamenti ipertestuali tra rimando e nota risulteranno così funzionanti, un aspetto vitale quando si va ad esportare in formato Epub ma anche quando si deve creare un Pdf per lo schermo e torna perfino utile anche durante la lavorazione in Indesign.

È infatti possibile cercare agevolmente i singoli numeri di nota e le note stesse qualora vi sia bisogno di intervenire sul loro formato, per cambiare qualche stile, per modificarne il contenuto o altro.

Word e Indesign lavorano assieme perfettamente nella gestione delle note, sia in quelle a pié pagina che a fine documento. A proposito, i migliori formati testo da importare in indesign, per la gestione delle note e non solo, sono Docx e Rtf.

Purtroppo molti testi giungono sul piatto del grafico con le note inserite “manualmente” a causa della scarsa dimestichezza dell’autore col programma di scrittura dei testi. Cosa fare in tal caso?

Se si tratta di un libro, il consiglio migliore che mi sento di dare è di re-inserire le note da capo con l’apposita funzione. È un ottimo investimento, cercare di gestirle altrimenti vi farà perdere la testa.

In una rivista o in un manuale, quando le note sono poche per ogni articolo, conviene, invece, lasciarle come sono perché in tali casi la collocazione sarà comunque spesso manuale.

Vedove, orfane e lutti in genere

L’impaginazione professionale elimina spietatamente le righe di testo isolate a fine o inizio pagine e le parole isolate.

La riga in fondo pagina a sinistra è una orfana, una riga isolata a fondo pagina. Molto brutta da vedere e può creare confusione nella lettura. Va eliminata

Orfana: riga isolata pagina sinistra in basso

In attesa che il politicamente corretto riveda anche questi termini, Vedove e orfane indicano un problema quasi identico: le righe isolate a inizio o fine pagina. Queste righe solitarie sono una delle cose più brutte da vedere in un testo.

L’Oscar dell’orrido lo vince sicuramente la riga che se ne sta in cima da sola sulla pagina, la vedova, il rimasuglio del paragrafo cominciato a pagina prima. L’orfana è brutta ma… fa anche tenerezza perciò alcuni la sopportano. (Io no).

Lo sono anche, magari un po’ meno, quelle singole parole o quelle poche lettere che se ne stanno a capo da sole, chiamate di solito “righini”.

La questione è complicata dal fatto che molti autori hanno una specie di “compulsione dell’a-capo”. Il punto è già sufficiente per iniziare una nuova frase a meno che non si inizi un discorso diverso.

Il massimo lo si raggiunge, questo è certo, col rimando della nota che rimane da solo a inizio riga, difetto causato dal fatto che si è inserito uno spazio tra la parola e il numero di nota tramite la barra spaziatrice (gli autori fanno questo ed altro).

Ci sono vari trucchi del mestiere per risolvere questo, sempre più raffinati man mano che la propria competenza aumenta ed hanno a che vedere con minimi aggiustamenti della distanza tra le singole lettere (tracking), o con un leggerissima (mi raccomando) distorsione orizzontale del carattere.

È possibile aggiungere anche degli “spazi unificatori” o forzare la sillabazione con “trattini facoltativi”. Tutti metodi che aggiungono spazio tra i caratteri senza il pericolo che la parola venga spezzata dalla sillabazione.

Se nel testo vi sono immagini, si gioca sulle loro dimensioni o sugli spazi tra le didascalie così che il testo scorra opportunamente avvantaggiandosi della creazione di gradevoli spazi bianchi che sembreranno casuali mentre l’impaginatore professionista sa benissimo essere una subdola furbizia.

L’inserimento di citazioni e la disposizione ad arte delle didascalie sono un altro paio di trucchi da professionista. L’obiettivo non è ottenere una pagina zeppa, squadrata e soffocante. L’intento è quello di aver pieno controllo sullo scorrimento del testo, creare armonia, bellezza, rendere facile la lettura, valorizzare i contenuti.

Come hai intuito la composizione tipografica è una materia piuttosto complessa e direi piuttosto da pignoli in un certo senso. Sono tutti quegli accorgimenti “invisibili” che però rendono chiaro e piacevole un testo e che sono i maggiori responsabili di quella strana sensazione di alta qualità e cura che certi libri trasmettono.

Ne abbiamo già parlando abbastanza bene ma se vuoi approfondire l’aregomento ti rimando a questo mio articolo Composizione tipografica for smarties.

composizione tipografica finale nell'impaginazione di una rivista. Sono evidenziate le parti da correggere
Le pagine interne della rivista dopo che le impeprfezioni di impaginazione sono state corrette

Correzione di vedove/orfane in una rivista. Sopra, prima della correzione. Sotto, la versione finale. Notate il titolo di paragrafo in cima colonna sinistra di pagina destra. Notate come non vi siano parole isolate a capo riga. Notate come lo spazio sotto la didascalia dia un po’ di “respiro” alla pagina e valorizzi la didascalia stessa. Graphic Design studio Gislon

La gestione dello spazio bianco

In un progetto grafico professionale lo spazio bianco non è vuoto. L’impaginazione professionale deve rispettare tale intenzione.

Gli spazi bianchi sono tanto necessari quanto gli spazi pieni. Lo “spazio bianco” è un elemento della composizione grafica. È un termine tecnico che indica uno spazio privo di contenuto da usarsi ai fini della composizione.

L’impaginatore professionista si troverà spesso a gestire tale aspetto anche se lo stile generale o perfino il progetto grafico dettagliato è dato dal progettista.

Capita che rimanga spazio disponibile, va gestito con un senso e con la coerenza già sottolineata. L’impaginatore non deve considerarlo in ogni caso “spazio disponibile” per immagini, testi o altro.

Lo spazio bianco disposto ad arte sulla pagina comunica ordine, gerarchia e rende più agevole e riposante la lettura. Insomma, questo “niente” fa diverse cose.

Non utilizzate rientri (il tasto “Enter”) e spazi bianchi (Barra spaziatrice) per creare distanziamenti aggiuntivi tra paragrafi e tra singole parole o singole lettere. Usare invece la gestione di “spazio prima e dopo” del paragrafo.

Anche il rientro forzato “shift+return” causa effetti indesiderati, specie nel testo giustificato, poiché si porta dietro la formattazione del paragrafo.

impaginazione professionale e gestione spazio bianco. Qui vediamo una colonna quasi vuote, da correggere. Si può approfittarne per inserire un'immagine o almeno bisogna bilanciare le colonne
bilanciamento delle colonne di un libro

Vi ritroverete di sicuro ad avere “spazi bianchi” indesiderati. L’impaginazione professionale li risolve nel modo migliore dando a tali spazi un senso creativo o quantomeno organizzativo o semplicemente estetico. In questo, si è optato per dare una lunghezza uguale alle colonne finali, con la nota in basse che chiude comunque la pagina. Graphic Design studio Gislon

Impostare una distanza prima e dopo nella formattazione del paragrafo offre diversi vantaggi rispetto all’uso del tasto “return”:

  • usando gli stili di paragrafo lo spazio verrà applicato automaticamente risparmiandoci tempo e dimenticanze.
  • Se il testo scorre e il nostro paragrafo si posizionerà a inizio colonna, lo spazio iniziale non verrà applicato.
  • È possibile applicare qualsiasi distanza piuttosto che semplici multipli di interlinea.
  • Se realizziamo ebook formato epub la distanza verrà rispettata.

Nell’impaginazione professionale si mettono a volte in pratica attenzioni quasi maniacali come regolare lo spazio tra le singole lettere delle parole.

Il modo corretto per creare ulteriore spazio, in questo caso, è aumentare la crenatura (termine tipografico che indica la regolazione dello spazio tra singoli caratteri) o tramite l’utilizzo di spazi unificatori (speciali spazi aggiunti tramite il software che non vengono mai spezzati).

Gabbia e impaginazione professionale

L’impaginazione professionale venera la gabbia e la usa come costante riferimento, come guida e suggerimento per la disposizione dei contenuti

La gabbia aggiunge ritmo, ordine, prevedibilità e, al contempo, ci suggerisce dove piazzare, di tanto in tanto qualche elemento di sorpresa.

Come si può “uscire dagli schemi” se in primo luogo non ci sono schemi? Senza schemi ciò che chiamiamo vivacità è semplicemente caos.

L’impaginazione professionale comprende pienamente la logica della gabbia impostata dal graphic designer. In un lavoro complesso, come una rivista ben strutturata, la gabbia non è subito evidente di primo acchito, ma c’è.

La gabbia tipografica è uno schema organizzativo, non la prigione di Alcatraz. Così chi impagina non è un “detenuto”. La gabbia impone dei limiti e allo stesso tempo ci suggerisce il modo giusto per fuggirne (e ogni tanto bisogna farlo).

Per quanto semplice, qualsiasi impaginato sottintende uno schema. È presente anche in un semplice libro a una colonna: è fatta di margini, di distanza titoli-testo principale, di aree predilette per le immagini.

In una rivista siamo quasi sempre di fronte a gabbie più complesse, fatte di colonne, multipli e divisori delle stesse e aree orizzontali. Blocchi di testo, immagini e spazio bianco si muovono come in una scacchiera in modo solo apparentemente casuale e solo apparentemente rigido.

La gabbia comanda e non solo ammette ma –richiede– qualche eccezione che vista con attenzione spesso eccezione non è. Mentre il grafico poco esperto vede imposizioni, il grafico e l’impaginatore professionista vede coerenza del messaggio e suggerimenti e coglie al volo il momento giusto per fott…, per infrangerle.

Impaginare con stile. No, con gli stili

Stai ancora formattando localmente i caratteri, intendo dire determinando di volta in volta quale carattere e quale stile (normale, corsivo…) usare? Questa è una prova inconfutabile che stai impaginando ancora da dilettante.

Scusa la franchezza ma devi fare un salto di qualità. L’uso degli stili paragrafo e degli stili carattere è un “dovere professionale”. L’uso degli stili nidificati è altamente consigliato. Se usi anche gli stili Grep hai raggiunto l’Illuminazione!

Risparmierai tempo ed errori a profusione usando nel modo corretto gli stili. Ne vale la pensa sempre, perfino nei lavori che non comprendono molto testo.

Potrai produrre velocemente delle varianti da proporre all’autore o al cliente in genere, potrai tornare velocemente sui tuoi passi. Potrai fare ricerche e modifiche molto meticolose e non solo nei testi ma negli elementi in genere della pagina.

Usare gli stili significa poter esportare un Epub dal codice molto più pulito e poterne poi fare delle rapide modifiche (l’Epub trasforma gli stili in codice css).

Impaginazione professionale… direi, “divina”

La Proporzione Aurea nella grafica merita un cenno anche per l’impaginatore

La proporzione aurea può essere usata come strumento nella composizione grafica per definire il formato della pagina e la gabbia. È giusto che anche il mero impaginatore ne sia consapevole.

Quando due misure sono nel rapporto 1:1,618. abbiamo quella che si definisce “proporzione aurea” o “proporzione divina”. L’origine matematica è stabilita dal fatto che un numero in una sequenza è il risultato della somma dei due precedenti.

Nella sequenza 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21, 34, 55… man mano che si procede, il rapporto tra gli ultimi due numeri della lista si approssima sempre più al valore 1,618. Questo rapporto viene usato a mani basse nell’arte, dalla grafica all’architettura fin dai tempi antichi e si riscontra anche in natura.

Esso sembra perciò rappresentare un sunto di “perfezione cosmica” che usato spesso nella grafica per determinare la proporzione della gabbia del testo o dell’insieme delle colonne. Giusto un esempio: in un libro potremmo avere una gabbia di testo larga 12 cm e alta 12 x 1,618 = 19,4.

È un peccato che attualmente si usino spesso formati molto più schiacciati. Non sarebbe sbagliato se non fosse frutto di ignoranza e pigrizia. Un libro tascabile, per esempio, è tale solo se ha un rapporto simile, altrimenti è solo un libro… piccolo.

La proporzione aurea è comunque uno strumento, non un vincolo. Non si –deve– rispettare la proporzione aura, si –può–. Si può usare nell’impostare le dimensioni della pagina o della gabbia di testo principale o come calcolo nella disposizione degli elementi.

Per semplificare possiamo usare il rapporto 8:13 e possiamo semplificare ancora: questo rapporto infatti è il “papà” della regola dei terzi, ovvero del rapporto 2:3. Proporzioni molto simili e molto usate in tutte le arti grafiche.

Questo spiega perché è gradevole e interessante una pagina divisa a tre colonne, con le immagini che possono occupare 1 colonna (1/3), 2 colonne (2/3) o 3 (3/3). Senza diventare schiava nemmeno di questa regola, l’impaginazione professionale ne fa comunque un uso costante e consapevole.

Come si dice? Il 3 è il numero perfetto, no? Anche questa considerazione è parente della Regola Aurea. Alla faccia di chi confonde arte con stravaganti fantasie!

Verifiche, controlli

Un dovere primario dell’impaginazione professionale è la precisione. Come evitare, controllare e rimediare agli errori?

Ti avverto, in quanto impaginatore potrai sistemare mille errori dell’autore o dell’editore (e di solito accade) ma verrai giudicato solo per quelli che commetti. È una croce che si deve portare, facciamolo con fierezza almeno.

L’impaginatore non è responsabile della correzione delle bozze ma è responsabile di inserire tutto e correttamente il contenuto fornitogli e tutte le correzioni segnate.

Se l’impaginatore ha fatto perfettamente il suo lavoro, gli unici errori presenti nei testi saranno quelli sfuggiti all’autore stesso. Qualcuno ne resta sempre anche se è già stato fatto un editing approfondito.

Ma anche in fase di impaginazione possono essere commessi errori e comunque alcuni di essi cadono, volenti o nolenti, nel piatto dell’impaginatore come, ad esempio, quando l’autore usa il trattino della tastiera per sillabare le parole o usa il tasto “return” a profusione.

Il trattino per sillabare è nella posizione perfetta, peccato che quando il testo inevitabilmente scorrerà nella gabbia, questi se ne andrà a infilarsi chissà dove assieme alle parole che unisce.

Altri esempi di errori che giungono sul piatto del grafico impaginatore sono lo spazio normale prima dell’apice di nota o prima della punteggiatura e caratteri che non vengono riconosciuti (molto comune per caratteri speciali matematici, ad esempio).

Quando poi in corso d’opera si decide, ad esempio, di cambiare le maiuscole in minuscole o di scrivere in un certo modo gli acronimi… si aprono allora nuove possibilità di errore.

Più l’impaginatore mette mano a un lavoro, più sono gli errori che può commettere. Per questo è necessaria una certa metodicità. Accade quindi che anche in fase di impaginazione sia necessario effettuare approfonditi controlli.

Non vorrei essere banale ma non trovo modi migliori per dirlo: un testo fornito all’impaginatore dovrebbe essere privo di errori grammaticali e refusi tipografici. L’autore non dovrebbe fornire un testo che pensa possa contenere errori.

Questo aspetto è stato già trattato approfonditamente in alcuni articoli sulla correzione di bozze in questo blog. Qui vorrei ribadire solo alcuni aspetti. Primo fra tutti, l’assoluta maggiore efficacia del controllo fatto su carta rispetto al controllo su schermo.

Prima però di procedere a un controllo su carta, conviene fare il possibile per risolvere a schermo eventuali errori, almeno per risparmiare un po’ di costoso toner.

Un passaggio intermedio dal programma di impaginazione alla carta potrebbe essere rappresentato dal formato Pdf.

Un altro che personalmente uso spesso è la modalità “Presentazione” di Indesign perché elimina qualsiasi distrazione dallo schermo ed è più immediata del Pdf.

Alla fine, quando non riuscirete più a trovare errori sullo schermo, stampate e ricontrollate, meglio se fate passare un giorno e meglio ancora, due. È necessario saper osservare il lavoro “come se non lo si avesse mai visto prima”.

Altra caratteristica dell’impaginazione professionale è l’attingere a piene mani agli strumenti che il software mette a disposizione: il controllo ortografico in primis ma anche le funzioni di ricerca/sostituzione e magari, i più fanatici come me, anche la ricerche Grep (scopri cosa sono in questo mio articolo).

Un altro espediente molto utile è usare la funzione di lettura ad alta voce presente in Word e in altri software e concentrarsi sull’ascolto, senza leggere contemporaneamente il testo.

Gli errori sono figli diretti delle cose fatte troppo tardi. Un lavoro importante deve essere completato almeno una settimana prima del giorno previsto di stampa o di pubblicazione.

Preparazione alla stampa

Occhio alle “cose ovvie che nessuno controlla”. Non tralasciare i controlli di routine, non diamo per scontato nulla prima di produrre il file di stampa

Cosa può accadere in stampa di tanto grave dopo tutti questi controlli? Non molt, la stampa riflette principalmente quello che si vede sullo schermo ma attenti a un paio di trabocchetti e attenti a dare per scontato certi aspetti.

Il primo è che i testi principali non siano nero pieno ma un nero fatto da più colori base. Come saprete si stampa coi quattro colori di base (Ciano, Magenta, Giallo e Nero) di solito. Il testo principale deve però essere composto solo del colore nero.

Se il nero dei testi, come spesso accade nel testo importato da Word, è un nero fatto di più colori, in stampa tali colori si potrebbero sovrapporre sfalsati. Questo problema si riscontra prevalentemente nel testo di piccole dimensioni.

Il secondo è che le immagini devono essere in alta definizione. Per semplificare, tra i 200 e i 300 dpi per le immagini fotografiche (a tono continuo, senza stacchi di colore netti). Le immagine quali logo, logotipi e simboli devono invece essere vettoriali.

Per queste immagini, non molti lo sanno, non sono affatto sufficienti i canonici 300 dpi. O adoperiamo file a definizione elevatissima (e pesantissimi) oppure (molto meglio) usiamo il formato vettoriale che viene sempre stampato alla definizione massima della macchina tipografica (generalmente, quelle professionali 2500 dpi).

Occhio di nuovo agli errori grossolani

Calma, siete ancora in tempo. Non trascurate la possibilità di errori grossolani. Proprio perché sono davanti ai vostri occhi e magari sono stati davanti a quelli di tutte le persone che hanno controllato prima, potreste pensare che non vi sia necessità di ulteriore controllo.

Non parlo di una revisione del lavoro, parlo di un veloce ripasso di alcuni elementi fondamentali prima di dare il “visto si stampi”:

  • Titoli principali dei capitoli o degli articoli con refusi
  • Indice con numeri di pagina sbagliati
  • Codici, periodicità, informazioni di copyright sbagliate
  • Pagine prive del numero di pagina
  • Intestazioni che non corrispondono ai contenuti
  • Parti di testo e immagini mancanti

Mentre un errore nel testo principale o in una didascalia può essere perdonato, in un titolo potrebbero essere guai seri.

Le sviste più pericolose riguardano le parti più semplici perché nessuno le controlla. Quante ne ho trovate nella mia carriera! Sviste che avrebbero fatto buttare al vendo migliaia di euro alla volta.

Esistono mezzi automatici o semi-automatici per effettuare controlli in tal senso ed è possibile utilizzare variabili e indici che si aggiornano semi-automaticamente. Ma non ci si può affidare completamente ad essi.

Potremmo dire che l’impaginazione professionale sfrutta al massimo la tecnologia del software per questo tipo di controlli ad esempio attraverso l’uso di variabili per controllare, l’uniformità delle testate, i numeri di pagina e i rimandi.

Per finire, una raccomandazione un po’ strana, se vogliamo: non abbiate paura di trovare errori, non vergognatevi di farli e non abbiate sensi di colpa. E posso garantire che sono i più solerti a biasimare il prossimo a commetterne di più.

Conclusioni

Chiunque può impaginare un libro o una rivista, chiunque. Così come chiunque può tirare sù un muro di mattoni tutto storto.

Cos’è invece un lavoro a regola d’arte? Questo è quello a cui ho cercato di rispondere in questo articolo.

È stata una bella corsa, quasi senza tirare il fiato. Volutamente non sono sceso nei dettagli perché ho scritto diversi altri articoli sui diversi punti qui sorvolati che approfondiscono il soggetto.

Il cliente è sempre più esigente, il software aiuta sempre di più. Ma il grafico, impaginatore o progettista che sia, è sempre più preparato?

Non sempre ma dovrebbe. Guadagnerebbe e si… divertirebbe di più e il cliente alla lunga sarebbe più soddisfatto e disporrebbe di un investimento migliore.

Buona impaginazione… professionale naturalmente.